Archivio mensile:marzo 2015

Metamorfosi

Che cosa è cambiato dai «giorni gloriosi» in cui i cinquestelle si candidavano a buttar giù la Seconda Repubblica con una spallata?

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Purtroppo il virus M5S è stato sopraffatto dagli anticorpi della casta, è quest’ultima che ha ” virulizzato ” i 5 stelle, che si sono adagiati a comportamenti ” consoni ” , per dirla alla Boldrini.

La tanto decantata Democrazia Diretta viene inquinata dagli stessi esponenti del Movimento, quado è il momento di votare in rete, c’è sempre qualcuno che preferisce influenzare il voto con la propria opinione.

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Gli utenti rispondono:

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HDM

Esplosione al termovalorizzatore per rifiuti speciali di Spilimbergo: un morto

http://www.ecoblog.it/post/143406/esplosione-termovalorizzatore-rifiuti-speciali-spilimbergo-morto

Una persona è deceduta e un’altra si trova in ospedale in stato di choc emotivo dopo lo scoppio avvenuto alla Mistral Fvg di Spilimbergo

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La vittima dell’esplosione al termovalorizzatore della Mistral di Spilimbergo è un uomo di 50 anni, dipendente della società. Secondo le prime testimonianze, l’uomo stava sistemando assieme a un collega un serbatoio, quando è stato investito da uno scoppio. Il suo collega è rimasto illeso ma è stato trasferito in ospedale in stato di choc, a bordo di un’autoambulanza.

Sul posto si trovano i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Spilimbergo e gli ispettori dell’Azienda per l’assistenza sanitaria 5 di Pordenone specializzati nella prevenzione di incidenti sul lavoro. La Procura della Repubblica di Pordenone cura le indagini.

ore 16.39 Una persona ha perso la vita in seguito allo scoppio avvenuto quest’oggi, nel primo pomeriggio, alla Mistral Fvg srl di Spilimbergo. L’azienda pordenonese opera nel settore della raccolta, dello smaltimento e dell’intermediazione di rifiuti speciali e gestisce un termovalorizzatore nella zona industriale del Cosa.

Poco dopo le 14, a seguito di uno scoppio e di un principio di incendio, una persona che si trovava nei pressi del luogo dell’incidente ha perso la vita, mentre un’altra che si trovava poco distante ha avuto necessità di cure ospedaliere.

Sul luogo dell’incidente mortale sono giunti cinque mezzi dei Vigili del Fuoco di Spilimbergo e Pordenone, più il personale del 118, con infermieri fatti arrivare in ambulanza da Maniago e in elicottero da Udine. I carabinieri stanno indagando per riuscire a ricostruire la dinamica dell’incidente e per scoprirne la causa.

Ai blocchi di partenza

http://www.finimondo.org/node/1588

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A fine febbraio 2015, lo Stato ha assoldato una ditta per installare delle reti attorno al terreno del futuro cantiere della maxi-prigione ad Haren, a nord di Bruxelles. Una ruspa ed alcuni operai, scortati dai poliziotti, hanno quindi cominciato a recintare il terreno per «predisporre i lavori al riparo dagli sguardi indiscreti dei curiosi». Un’altra impresa ha iniziato i lavori di demolizione di un vecchio sito industriale che si trova anch’esso sul terreno del futuro cantiere. Sono i segnali innegabili che il progetto della maxi-prigione avanza e che lo Stato intende aumentare la velocità per erigere la più grande galera del Belgio. È difficile non comprendere il suo messaggio allorché inizia… installando una recinzione per proteggersi e piazzando telecamere di videosorveglianza nella zona di Haren. La costruzione di questo carcere condurrà inevitabilmente alla militarizzazione dei dintorni.
Pronti
Se il consorzio Cafasso (di cui fanno parte le aziende Denys, VK Engineering, Buro II & Archi+I) dovrà aspettare fino a giugno per ottenere gli ultimi permessi necessari, lo Stato ci prepara nell’attesa qualche scherzo di cattivo gusto. Così, a marzo, ci sarà una «pubblica inchiesta» dove i cittadini sono pregati di dare la loro opinione sul progetto (chi può ancora credere a questo genere di trucchi?). In ogni caso, sarà poi tanto più facile intimare loro un «basta chiacchiere» e dipingere gli oppositori radicali come «estremisti» e «terroristi»… Lo Stato si prepara e vuole essere pronto per imporre a qualsiasi costo il suo progetto.
E noi, noi siamo pronti? Ciascuna e ciascuno tra noi, fra coloro che si battono contro questa maxi-prigione e il mondo che la produce, ha riflettuto su ciò che conta di fare per far fallire questo piano? Le possibilità sono diverse: dalle azioni contro i costruttori agli attacchi dei responsabili, dai blocchi della routine quotidiana alle manifestazioni selvagge, ecc.
Via
Ci sembra probabile che l’avvio del cantiere non si farà attendere molto. Cominceranno prima dell’estate? È possibile. È adesso e in ogni momento che bisogna martellarli e metter loro i bastoni fra le ruote. Ma quando cominceranno i lavori, piuttosto che farsi scoraggiare, intimidire e dichiararsi sconfitti, sarà l’occasione per fare nuovi passi in quella danza che è la lotta contro questo orrore. Quando le macchine e i costruttori arriveranno sul terreno di Haren, facciamo più rumore possibile nelle strade di Bruxelles, nei quartieri in cui abitiamo e lottiamo. Per lasciare un segno e fornire loro uno scorcio di quanto seguirà – come auspichiamo operando in questa direzione – nel corso della costruzione di questo orrore. Accendendo i fuochi della rivolta nei quartieri, mineremo i pilastri su cui poggia qualsiasi progetto dello Stato: la rassegnazione e la passività degli oppressi. Da qui partirà l’assalto per distruggere questa maxi-prigione.
PS: Le aziende che hanno cominciato a preparare il terreno ad Haren per la costruzione della maxi-prigione sono:
Van Kempen (lavori di demolizione, Anversa),
APB (bonifiche dall’amianto, Brabant)
Verbruggen Groep Mol (recinzioni, Anversa).
Senza tutti questi collaboratori, la maxi-prigione non potrà mai essere costruita. A buon intenditore…
[trad. da Ricochets, bollettino contro la maxi-prigione e il suo mondo, n. 4, marzo 2015]

Piemonte: integrazione di internet delle cose e big data

  • In Piemonte la piattaforma Yucca coniugherà informazioni provenienti da internet delle cose con quelle del mondo delle persone per la creazione di comunità intelligenti e sostenibili

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http://www.rinnovabili.it/smart-city/integrazione-internet-delle-cose-big-data-876/

In Piemonte l’internet of data, l’integrazione tra internet delle cose e big data, aiuterà a sviluppare applicazioni e software in grado di migliorare la vita ed il lavoro di cittadini ed imprese.

Internet delle cose, ovvero la rete applicata ad oggetti e luoghi fisici, verrà associato ai big data, l’analisi dei dati che circolano in rete per sondare il “trend” compressivo della società, per l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione della Regione Piemonte e la creazione di una nuova economia digitale regionale.

I progetti in fase di attuazione che mirano alla trasformazione tecnologica del Piemonte ad oggi sono 23 e presto si assisterà alla trasformazione dei campi della salute, dei trasporti, delle scuole, dell’ambiente, della sicurezza e delle smart communities.

Nei giorni scorsi si è tenuto il workshop “Smart Data Platform”, rivolto ai progetti in attuazione per illustrare agli sviluppatori funzionalità, road map e potenzialità della nuova versione 1.0 della piattaforma Smartdatanetche “serve a condividere ed aggregare  informazioni prodotte da differenti servizi in ottica multidisciplinare per creare nuove applicazioni, nella direzione di comunità più intelligenti e sostenibili.”

Questa piattaforma chiamata Yucca coniugherà informazioni provenienti dal mondo delle cose (ad esempio telecamere, sensori del traffico, stazioni meteo) con quelli del mondo delle persone (internet, tweet, segnalazioni) per fornire ad amministrazioni, cittadini ed imprese, dati in tempo reale, costantemente aggiornati per la creazione di comunità intelligenti e sostenibili.

Casi d’uso

Ecco alcuni esempi pratici per capire meglio lo scopo di questa tecnologia:

  • Qualità dell’aria: dispositivi wireless monitorano le condizioni dell’inquinamento in vari punti della città. I dati aggregati ed elaborati possono trasformarsi in applicazioni per sportivi e ciclisti per valutare i percorsi ed evitare le zone meno adatte in città.
  • Qualità dell’acqua: un sistema di sensori monitora le tubature a rilevare eventuali perdite d’acqua per aiutare i cittadini ad evitare sprechi e costi inaspettati in bolletta.
  • Flussi di traffico: I dati di traffico nella città possono essere utilizzati per ridurre incidenti e congestione. Le varie politiche per la gestione del traffico possono essere monitorate e comparate per scegliere la migliore.
  • Illuminazione: I dati raccolti da sensori di illuminazione nei centri abitati vengono utilizzati per ottimizzare l’illuminazione stradale, risparmiare energia elettrica ed ottenere una segnalazione automatica dei guasti.
  • Rifiuti: I sensori in questo caso vengono utilizzati per rilevare peso dei rifiuti, identità della persona che li ha gettati e presenza di oggetti non idonei all’interno del cassonetto. Le conseguenze di questa politica sono: maggiore sicurezza dei cittadini, sensibilizzazione sui temi ambientali e calcolo della tassa sui rifiuti in base alla percentuale di raccolta differenziata di ogni famiglia.

L’ allevamento di polli

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Giovani eppur vecchi, raccolti e ammassati in capannoni con la speranza di ricevere il miglior becchime. Non è facile averlo dai loro capi di mangime, per arrivarci si beccano l’ un l’ altro, alcuni rinunciano altri si sottomettono al capo branco, fanno la parte dei lecca penne sperando nell’ avanzo, se potessero tagliargli il gozzo lo farebbero senza esitazione.

Il capo mangime osserva e cerca di individuare il pollo più intraprendente e senza scrupoli, vengono indottrinati e guidati in un percorso che è già stabilito nei decenni, il pollo d’ allevamento deve imparare in fretta, vestirsi di un abito consono all’ ambiente, accordarsi, trattare, conservare lo status quo del mondo di cui farà parte lui stesso.

Il pollo d’ allevamento imparerà quando è il caso di fare coccodè o chicchirichì, secondo le opportunità del momento.

Il luogo dove si concentrano diverse razze di polli e capi di mangime è in un capannone regale, la sua costruzione iniziò nel lontano 1562, terminato nel 1580, diciotto anni per dotarlo dei comfort più inimmaginabili, ma è solo dal 1961 che divenne il posto dove le razze di polli e capi di mangi-

me si radunano in ambienti sfarzosi.

Qui ci si becca, si ruspa e ci si libera in brevissimi voli di un centimetro da terra, assordante il suono dei coccodè e finti chicchirichì.

Il pollo da allevamento, svezzato e prescelto, viene considerato uno tra i leader, forse un giorno potrà divenire lui stesso un capo mangime, dipende dal suo percorso individuale e se ha ben assimilato le indicazioni a lui date.

I fornitori di mangime vivono lontano da questi luoghi, il loro ruolo è quello di amministrare la direzione e gli accordi tra razze di polli e capi di mangime, per trarne vantaggi di produzione,sono loro che assicurano la sopravvivenza dei polli e tutto l’ allevamento.

Questo è il breve racconto del percorso di un pollo d’ allevamento, che forse un giorno potrà diventare capo mangime.

22 Febbraio 2014 ore 15:17

HDM

Ridendo, sotto sotto…

http://www.finimondo.org/node/1593

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È probabile che nessuno scrittore di fama ne rivendichi la giustezza, ma non sarà certo questo a sminuirne il potenziale. Un sabotaggio è stato compiuto contro le trivelle che stanno effettuando i carotaggi preliminari per conto di TAP (Trans Adriatic Pipeline), la joint-venture che dovrà costruire l’omonimo gasdotto per portare metano dall’Azerbaijan all’Italia. Si è appreso di vetri rotti, quadri di comando danneggiati e tubi tagliati, cosa che comporterà uno stop dei lavori di alcuni giorni, perché i mezzi adoperati dovranno essere portati via e sostituiti con altri. Tutto è accaduto proprio mentre TAP pubblicava sulla Gazzetta Ufficiale europea il bando per gli appalti dei vari lavori, che dovrebbero iniziare nel 2016. Un buon monito per gli aspiranti appaltatori.
Sebbene l’iter autorizzativo non sia, ufficialmente, ancora concluso, e il punto d’approdo non ancora ufficiale, in realtà tutti ormai sanno che il luogo prescelto resterà San Foca, in provincia di Lecce, e le varie anime della contestazione istituzionale – dai sindaci ai comitati – sembrano rassegnati a questa decisione, e lamentano solo di essere stati raggirati dalla politica – locale e regionale, soprattutto – e non tutelati dalla giustizia – magistratura, Tar, forze dell’ordine.
Ora che la maschera della mediazione politica è definitivamente caduta, ora che la farsa della difesa degli interessi dei cittadini ad opera di organismi indipendenti si è palesata per quello che è sempre stata, ora che il meccanismo della delega è naufragato miseramente, si manifesta in maniera sempre più chiara e netta quale sia l’unico modo per opporsi realmente alle imposizioni che vogliono calare sulle nostre teste: l’opposizione diretta, in prima persona, mediante l’attacco. Qualche voce in tal senso si è levata da tempo…
La vecchia idea di manifestare concretamente la propria ostilità nei confronti dei colonizzatori e speculatori di turno e dei loro sostenitori è stata finalmente raccolta da qualche anonimo insonne, che ha preso per mano la propria buona volontà ed il proprio coraggio, ed ha lanciato il cuore – e le braccia – oltre l’ostacolo. È probabile che non tutti abbiano condiviso, castrati da una moralità religiosa e da un sacro timore verso la legge, ma è anche certo che in molti abbiano approvato, ridendo sotto i baffi, per non farsi troppo notare.
Le notti saranno ancora tante, stellate o piovose, così come i giorni, freddi o afosi, prima che l’opera venga realizzata. C’è tempo per ripercorrere il sentiero appena appena tracciato e renderlo sempre più nitido. Da soli o in compagnia, in molti o in pochi, a seconda delle proprie inclinazioni e necessità.
Magari si smetterà di ridere sotto i baffi, e si potrà farlo apertamente e sonoramente…

La sfida per nutrire il pianeta vinta con sovranitá alimentare e ambientale

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http://www.tuttogreen.it/la-sfida-per-nutrire-il-pianeta-si-vince-con-la-sovranita-alimentare-e-ambientale/

L’obiettivo del prossimo futuro è nutrire il pianeta in modo adeguato, con la minaccia di un clima sempre più caldo e risorse naturali più scarse, e una popolazione in costante aumento; si potrà vincere questa sfida solo con la sovranità alimentare e ambientale.

Expo 2015 è sulla bocca di tutti, del resto è un evento di portata internazionale che porterà a Milano e in Italia milioni di visitatori. C’è chi lo vede come una grande opportunità di sviluppo per il nostro paese e chi invece ne sottolinea le criticità legate alla sua messa in opera. Non mancano certo le polemiche, come ad esempio la scelta di inserire in qualità di official sponsor della manifestazione aziende come Coca-cola McDonald’s.

Proprio un’ambasciatrice di eccellenza di Expo, Vandana Shiva, aveva lanciato nel novembre del 2014 l’appello che questa non diventasse un’occasione commerciale per il settore dell’agrobusiness ma una risposta ai problemi alimentari del pianeta.

Se le istituzioni non recepiscono l’enormità delle sfide in atto, spetta alle comunità e alle loro reti di organizzarsi per parlare la lingua dei bisogni primari, spesso insoddisfatti e quella della natura, troppo spesso calpestata in nome di un profitto a senso unico, che non si trasforma in vera ricchezza condivisa. Così 40 tra ONG e associazioni italiane, in collaborazioni con diverse reti mondiali, si sono organizzate per portare avanti una proposta alternativa, da non confondersi con i movimenti No Expo.

E’ un lavoro lungo 3 anni quello che ha portato alla nascita dell’Expo dei Popoli, frutto della rete di rapporti e collaborazioni decennale tra associazioni, ONG ed enti impegnati sul tema della sovranità alimentare in Italia e nel resto del mondo. L’idea alla base di questo progetto è che le disuguaglianze esistenti nel pianeta sono dovute alla mancanza di accesso alle risorse naturali: acqua, terra, foreste ed energia. Lo stile occidentale fatto di consumo frenetico di beni si basa su uno sfruttamento intensivo che spesso non è deciso da chi vive nei luoghi da cui provengono le materie prima ma è affidato ad un mercato che manca di lungimiranza ed empatia. Una storia lunga alcuni secoli, dai tempi del colonialismo, che deve diventare oggetto di confronto e dibattito, non per creare sterili polemiche ideologiche ma per sviluppare in modo creativo soluzioni condivise e su larga scala.

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La rete di Expo dei Popoli si pone come strumento di analisi e proposte durante l’Expo 2015 con la speranza di realizzare un coordinamento sociale permanente su tematiche che in fondo riguardano anche il nostro Paese, non solo perché chi viene spogliato delle risorse è costretto ad emigrare giungendo sulle nostre coste, ma perché l’agricoltura locale ed ecologica rappresenta una delle ricchezze dell’Italia. Difficilmente possiamo dire lo stesso per quella promossa da multinazionali come McDonald’s e CocaCola.

Ma che pianeta mi hai fatto?

Ma che  pianeta  mi hai fatto? Petrolio e carbone sono proibiti. Nei centri urbani non possono più circolare auto private. L’emissione di Co2 è punita con l’assistenza gratuita agli anziani. I tabaccai sono scomparsi, non fuma più nessuno. Non si trovano neppure le macchinette mangiasoldi nei bar. La più grande impresa del Paese produce  biciclette. La plastica appartiene al passato, chi la usa di nascosto è denunciato all’Autorità e condannato ai lavori socialmente utili. Le spiagge sono pubbliche, come i musei e i luoghi d’arte. I cacciatori fanno solo safari fotografici e ripongono nei nidi i piccoli caduti al suolo. Chi è sorpreso con un’arma è lasciato libero nei boschi e cacciato da personale specializzato con pallettoni a sale per un massimo di due ore. L’accesso alla  banda ultra larga  è un diritto civile e il telelavoro è diffuso ovunque. Le malattie ambientali sono infatti diminuite e il numero degli avvocati è stato ridotto per legge a un decimo, come altrove nel mondo, e la macchina della Giustizia ha ripreso finalmente a funzionare. Gli ipermercati sono stati rasi al suolo per decreto. I beni alimentari prodotti e consumati a chilometro zero sono defiscalizzati. Le imprese di costruzioni sono state riconvertite a  imprese di decostruzione.  Distruggono edifici e infrastrutture inutili o che danneggiano l’ambiente. La decostruzione è diventata in breve la seconda azienda del Paese dopo le biciclette e esporta il suo “know how” in tutto il mondo e in particolare in Cina. Nei fiumi si fa il bagno la domenica da quando è stata introdotta la rieducazione forzata per inquinamento ambientale da scontarsi con la raccolta differenziata a vita. Non si possono possedere beni mobili e immobili superiori ai cinque milioni di euro, anche se molti vorrebbero abbassare la soglia. Ogni euro guadagnato in più va a favore della collettività. Chi si sottrae è rieducato alla comprensione della vita in appositi  centri yoga.  La parola leader è diventata un insulto. Ognuno è responsabile di sé stesso e verso la società. Le decisioni pubbliche sono prese tutte a maggioranza, sia a livello locale che nazionale. I produttori di armi e di imballaggi hanno chiuso i battenti. La  Borsa,  dopo il quasi azzeramento dei titoli, è stata chiusa per sempre e sostituita da un parco a tema sull’esplorazione dell’Universo. Anche i produttori di  cartelle per bambini,  sostituite da e-book, sono falliti e i giornali si possono sfogliare nei musei tra lo stegosauro e l’archaeopteryx. In Val di Susa si fanno solo picnic. Gli inceneritori, spenti da tempo, sono diventati attrazioni per il  free climbing  e la Salerno Reggio Calabria è finalmente finita e percorsa solo da auto elettriche.

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Ma che  pianeta  mi hai fatto? La società costruita sul debito è scomparsa. La produzione di beni dannosi per l’ambiente è illegale. Ogni Paese ha l’obiettivo di diventare ecosostenibile, di vivere delle risorse create sul territorio. I  profitti  delle aziende sono destinati a finalità sociali. Il concetto di energia etica è insegnato nelle scuole elementari. La produzione di armi belliche è un delitto contro l’umanità. Il ministero della Difesa è diventato una Onlus e le  missioni di pace  sono reali. Il reddito di cittadinanza consente a chiunque di vivere in attesa di trovare un lavoro. Non esistono più appartamenti sfitti. Lo Stato paga o integra l’affitto per le famiglie che non possono permetterselo. In nessuna località è possibile costruire nuove case se esistono case vuote o da ristrutturare. La speculazione sugli  immobili  è proibita. I mendicanti nelle città sono assistiti da dipendenti comunali e avviati a lavori socialmente utili. Nessuno è lasciato solo. Lo spettacolo di bambini che chiedevano la carità ai semafori o di mutilati seduti sul marciapiede è considerato una barbarie del passato. Ogni cittadino dedica una quota del suo tempo a servizi per la collettività. A Milano sono stati riaperti i  Navigli  e si può arrivare in barca a Venezia partendo dal Duomo. La corruzione è punita con l’isolamento sociale. Nessuno vuole più avere a che fare con un corrotto. Molti criminali, presi dalla disperazione, emigrano per sempre. Ogni cinque anni si vota on line per una  Nuova Costituzione  e si rinnova il patto sociale del Paese. Le autostrade sono gratuite, in quanto già pagate da generazioni di italiani, e Benetton è stato consegnato ai  Mapuche. Ogni famiglia è messa in condizioni di produrre energia e di distribuirla in rete. L’Enel è stata riconvertita in una multinazionale dell’apicoltura. Gli  spacciatori di OGM  sono perseguiti in tutto il pianeta come un tempo gli spacciatori di droghe pesanti. La cannabis è depenalizzata. Fini e Giovanardi sono condannati a uno  spinello  settimanale in diretta streaming. Da allora sono molto migliorati. I reati sono crollati e i pochi poliziotti devono esibire la carta di identità ai cittadini. La parola “mercato” si usa solo per il mercato rionale e la parola “Stato” è diventata una nobile espressione.

La legge protettrice del debole

André Prudhommeaux

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L’immagine che si presenta alla mente di ciascuno, quando una grande nazione viola il territorio di una più debole, è quella di un gigante che brutalizza un fanciullo. E la prima idea che ne deriva è quella della necessità del giudice e del suo strumento, il gendarme, allo scopo di far rispettare la legge internazionale. Questa idea è basata su un sentimento, non del tutto cosciente, che ci fa credere che in una rissa di questo genere non abbiamo il diritto di intervenire perché è un affare che riguarda l’autorità. Creare un’autorità internazionale e darle i mezzi di castigare colui che disturberà l’ordine e la pace con un’aggressione caratteristica, ecco ciò che molta gente s’aspetta dalle Nazioni Unite o dallo Stato super-nazionale.
È necessario un certo sforzo di pensiero per ricordarsi che una grande nazione non è un uomo, ma, in realtà, una popolazione di ricchi e di poveri, di uomini maturi, di donne, di fanciulli, composta, in generale, da un piccolo numero di tiranni e da un grandissimo numero di schiavi. La stessa cosa delle piccole nazioni. E la stessa cosa sarebbe dell’insieme di Nazioni costituite in Società, con o senza Stato super-nazionale. La volontà individuale di tutti questi esseri umani, presi isolatamente, ha poco a che vedere con l’aggressione o la punizione dell’aggressore, non domandando essi che di vivere dentro il cerchio dei loro interessi immediati, spesso divergenti e contraddittori. Il primo problema che si pone è quello di chiedersi come mai la volontà di qualche personaggio possa fare di un’intera nazione uno strumento di aggressione, o di difesa o di punizione dell’aggressore. La risposta è chiara: l‘organizzazione nazionale in Stato, la legge, la forza morale che a questa è riconosciuta all’interno di ogni nazione, rendono la nazione suscettibile di fare violenza ad una vicina.
Accade spesso nella vita delle bestie che osservo, che due gatti si contendano un pezzo di carne, o una femmina, finché uno di essi, più debole o meno scaltro, meno affamato o meno innamorato, abbia rinunciato alla soddisfazione del suo istinto (momentaneamente, beninteso) per paura di un colpo ben assestato sul muso. Ma non si è mai visto, e Pascal lo testimonia, «tutti i gatti di un grande paese» gettarsi su quelli di un paese vicino e farsi anche uccidere sul posto, in una carneficina generale. Questa è la conseguenza del fatto che i gatti non posseggono né legge, né codice militare, né servizio di propaganda. Spinti individualmente alla disperazione, quando li rinchiudiamo per picchiarli o quando difendono i loro piccoli diventano pericolosi anche per un uomo ben armato o per qualsiasi altro animale: strappano gli occhi, ma normalmente si limitano a delle minacce, a degli avvertimenti, e le loro liti hanno soltanto l’apparenza della ferocia. Il combattimento a morte non è neppure ricercato dall’uomo in balìa dei propri istinti.
Così è chiaro che la legge internazionale, la «giustizia internazionale» a colpi di cannone, trovano il loro impiego solo perchè esiste una legge ed una «giustizia» nazionale. A loro volta la legge e la giustizia nazionali non hanno altra preoccupazione che di regolare le liti tra provincia e provincia, tra villaggio e villaggio, tra particolare e particolare. Questo comodo sistema si è trovato per impedire che Pietro assestasse un buon pugno a Paolo, o più esattamente per levargli la voglia di ricominciare, arrestandolo, giudicandolo e condannandolo ad una multa. Ma il risultato è che le piccole liti punite dai tribunali si sono trasformate in guerra di continenti con lo sterminio di centinaia di milioni di vite umane. Perat mundus, fiat justitia!
Ed ora osservate, vi prego, con quale zelo la legge, sia essa nazionale od internazionale, protegge i deboli di spirito o di corpo, contro le imprese dei violenti, dei birbanti, o dei lussuriosi.
In un villaggio qualsiasi, un qualunque uomo «dal pugno di ferro» ben armato, impugna un tagliateste e grida: «Deboli signori, a partire da oggi voi lavorerete in pace sotto la mia proiezione. Io vi difenderò contro i miei nemici, che sono i vostri. Io berrò il vino delle vostre vigne, mangerò i vostri capretti, picchierò i vostri figli, mi divertirò con le vostre figlie, ma sorveglierò perchè non vi sia fatto nessun male. Se qualcuno tra di voi agirà male gli taglierò la testa. D’ora in poi avrò diritto al titolo di nobiltà, ed i miei figli legittimi lo avranno dopo di me. Voi non potrete essere chiamati che vili, e figli di vili, ed i vostri figli pure».
Invece di approfittare di un momento propizio per prendere questo grosso fanfarone e gettarlo nel fiume, gli sciocchi l’accettano con la speranza di essere «protetti» dai malintenzionati che vorrebbero abusare della loro debolezza e gli giurano fedeltà ed obbedienza. Poi insegnano ai loro figli che non c’è salvezza in questo mondo e nell’altro al di fuori dell’obbedienza e del rispetto della legge. E quando sono troppo oppressi e derubati dal padrone cui si sono liberamente dati, si vendicano sul loro servo, sulle loro donne, sui loro ragazzi, sui loro discendenti, sul loro cane, conformandosi al diritto che è loro generosamente riconosciuto dal signore «dal pugno di ferro». Così partecipano doppiamente alla sua gloria: prima leccandogli gli stivali, in seguito aiutandolo e mordendo coloro che non possono o non osano difendersi.
In città il signor Giordano dice ai suoi operai: «Io sono grasso ed un poco impotente, ma sono ricco ed intelligente. Chiunque potrebbe facilmente impadronirsi della mia stoffa per vestire sé ed i suoi figli ignudi, ma ciò non sarebbe profittevole né a me né a lui. Se voi prendeste tutta la stoffa che tessete per me, non vi darei più un soldo per comperarvi il pane di orzo. Per il nostro bene comune è necessario che noi ci intendiamo. Il più forte, il più muscoloso di voi sarà nominato gendarme e sorveglierà gli altri. A me riservo le funzioni di giudice. Se qualcuno prenderà nella mia fabbrica, solo un pezzo della mia stoffa, sarà frustato ed impiccato». Perciò tutti cercano di essere gendarme, di educare maschi e femmine nel timore del gendarme e nel rispetto del signor Giordano, e di convincersi che è preferibile morire per errore sotto la frusta del carnefice, che cessare di essere un uomo onesto come il signor Giordano od il gendarme.
Nella sua capitale, il sovrano della Mongolia orientale è affetto da un violento amore per l’infelice e petrolifera provincia di Bachibosoe, oppressa da giudici marxisti o dai social-fascisti del capitalismo nazista. I soli buoni Podeliani sono i Podeliani morti. «Quanto ai Sudeti del Nord, noi li deporteremo in massa presso i Nordeti del Sud che saranno liberi di farne quello che vorranno. Ein Volk, ein Reich, ein Fuhrer! Proletari di tutti i paesi, scannatevi. E ricordate che qualsiasi siano le bombe più o meno atomiche con le quali volessero minacciarci, l’ultima parola sarà sempre ai grossi cannoni ed ai grossi battaglioni. Quanto a me, le cure della mia salute mi obbligano a ritirarmi in campagna, nella mia modesta villa blindata, dove mi aspetta la mia terza anima: una capanna ed un cuore. La Mongolia si aspetta che ciascuno di voi faccia più del suo dovere».
Egli ha parlato e trenta milioni di figli di contadini e di proletari sindacati, tutti cresciuti nell’obbedienza della legge, nel rispetto della morale e nella disciplina del partito, si sentono coraggiosamente in dovere di incendiare, di rubare, di stuprare, di uccidere senza fare distinzione di età e di sesso, ed evitando per quanto è possibile di tagliare i polsi per avere i braccialetti-orologio.
Nel suo palazzo della città Atlantica il presidente dello Stato super-nazionale fuma la sua pipa davanti ad un bicchiere di grappa, e pensa: «Se ordino delle sanzioni contro la Mongolia per il suo intervento nel Bachebukistan provoco una terza guerra mondiale, più terribile delle due precedenti. Ci sarà, è vero, un forte rialzo dei prezzi dell’uranio e bisogna tenerne conto nello stesso modo che bisogna tener conto della difesa dei deboli e degli oppressi. Tuttavia, per un sentimento di umanità contro cui non so difendermi, esito a precipitare la nostra cara armata internazionale, composta da giovani tanto coraggiosi e belli (fra i quali un mio nipote) in un conflitto armato contro i selvaggi aggressori mongoliani. È necessario, però, fare qualcosa se non vogliamo far la figura di volgari chiacchieroni e se vogliamo conservare alla legge la sua forza. Bah! Ci penso: i Mongoliani sono duecentomilioni ed i Medi dieci milioni al
massimo. Chi m’impedisce di salvare l’ordine e la pace adottando delle sanzioni contro i Medi ed a favore dei Mongoliani?».
La storia ufficiale pretende che la «giustizia» e la legge siano state introdotte tra gli uomini dai deboli incapaci di resistere o di vendicarsi degli oltraggi; ma non c’è nessun essere vivente che non abbia qualche modo per resistere all’oppressore o per vendicarsi del male subito. Ci sono anche, per chi ha del coraggio morale, parole o gesti non violenti che sono più terribili dei coltelli per gli aggressori, parole la cui forza di choc è quella di una palla. L’essere disarmato ha dei protettori naturali e chiunque spinga il suo limite di disperazione, fino a rendergli la vita impossibile, dovrebbe aspettarsi di essere ucciso dalla sua vittima o dal primo venuto — e ciò è sempre possibile.
Si può obiettare che le leggi hanno precisamente lo scopo di evitare gli abusi della legge del taglione. Ma chi aveva interesse ad evitare una possibile vendetta se non i tiranni, i carnefici, abbastanza vili da non avere il coraggio di affrontare le loro vittime? Ne concludo che le leggi non furono fatte né dai deboli né per i deboli, ma dai vili e per i vili.
Chiamo vile colui che lecca la mano che lo picchia, invece di morderla. Chiamo vile il «cristiano» che mentre ama colui che gli fa del male si vendica su colui che non gli fa niente. Chiamo vile colui che, avendo colpito per primo, fugge la risposta e si rifugia dietro il gendarme. Ma c’è ancora un’altra viltà all’origine della «giustizia» e delle leggi: è quella dello spettatore che vede il forte molestare il debole e che non interviene (anche quando il debole è vile). Per un sentimento di dignità personale, lo spettatore deve intervenire: esso ha il dovere di farlo per se stesso e per la libertà di tutti gli uomini, senza la quale la nostra libertà non è altro che una vana parola.
Protestare, svergognare, intervenire, punire l’aggressore è per molta gente «immischiarsi in ciò che non ci riguarda». Il risultato voi lo conoscete: è il bisogno di una legge, di un gendarme che se ne immischierà alla sua maniera, senza che abbiamo bisogno di occuparcene e che assicurerà la sicurezza della nostra vita e quella della nostra coscienza. Di un gendarme, cioè di qualcuno che farà opera di forza per del denaro. Dormite in pace, buona gente: il gendarme ed il giudice fanno il loro mestiere, fanno giustizia per i forti e per i ricchi. Ma non stupitevi del risveglio che vi prepara la legge, quella legge che voi avete contribuito a fare, il giorno in cui sarete gettati nella disoccupazione, nella guerra, in una prigione, in un convoglio di deportati, in una camera a gas!…
Gli anarchici che rivendicano per ogni essere umano il diritto di ignorare la legge dei vili e quello di seguire la legge della propria coscienza, gli anarchici sono i soli che considerano le cose nella loro profondità. Picchiate l’anarchico, ed egli difenderà come meglio potrà senza ricorrere al gendarme. Prendetelo con tradimento e si vendicherà. Rendetegli la vita impossibile ed egli impiegherà contro i suoi torturatori l’ultima ratio che gli fornirà la tecnica dell’armamento individuale. Se cadete nei ranghi delle vittime della società, vi difenderà anche se siete suo nemico. Se commettete una viltà, un abuso di potere in sua presenza, egli vedrà rosso. Abbiate un gesto nobile ed egli si sentirà vostro compagno. Tale è l’anarchico che viene, invece, descritto come il nemico pubblico n. 1. In realtà è il fondamento stesso della società in ciò che essa ha di sano. È il tipo d’uomo sul quale può essere costruita la pace, la fratellanza, la fiducia.
Ricordatevi i film del Far-West che avete visto da giovani: tolto il velo del romanzo essi rappresentano il modo con cui una banda di avventurieri, senza fede e senza legge, diventa una città umana. Il fondatore di quella città dove voi avreste voluto vivere prima che essa degenerasse non è lo sceriffo (il quale non è che l’ignobile esecutore della legge dei vili): è il passante che porta nel suo cuore la giustizia, è Rio Jim, l’anarchico.
[Le Libertaire, 20 dicembre 1946]

Putin ha ordinato alla popolazione di prepararsi per la guerra nucleare

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http://terrarealtime.blogspot.it/2015/03/putin-ha-ordinato-alla-popolazione-di.html

Il giornale serbo ‘webtribune.rs’ ha divulgato la notizia secondo la quale la Russia si sta preparando alla guerra nucleare.Il presidente Vladimir Putin avrebbe ordinato a tutte le imprese di fornire a tutti i lavoratori maschere antigas e speciali tute di protezione dalle radiazioni. Il ministro della difesa e il ministro delle emergenze hanno allertato tutte le aziende del paese a prepararsi alla guerra nucleare.
 Questo provvedimento è stato adottato dal presidente Vladimir Putin dopo che la Gran Bretagna si è dichiarata pronta (qui, traduzione in italiano) ad un attacco nucleare della Russia.
I servizi segreti russi in collaborazione con la Kaspersky lab hanno intercettato un tentativo di cyber spionaggio da parte del National Security Service (NSA). Si tratterebbe di un aiuto statunitense alla Gran Bretagna per facilitare il bombardamento nucleare della Russia. Non ci sono dubbi che gli Usa sono i registi di questo vile progetto.
Siccome le probabilità di un conflitto nucleare sono molto alte Valdimi Putin ha attuato sette ordinanze strategiche:
  1. Apertura immediata di 5.000 nuovi rifugi antiatomici a Mosca la cui costruzione fu ordinata dal presidente Putin nel 2010 e che sono stati completati nel 2012.
  2. Evacuazione immediata di attrezzature chiave e del personale in questi rifugi.
  3. L’attivazione immediata di sistemi di missili balistici nucleari nella regione più occidentale della Russia, Kalinjingradu.
  4. L’attivazione immediata di bombardieri nucleari strategici in Crimea.
  5. L’attivazione immediata di bombardieri nucleari strategici nel nord-ovest.
  6. L’attivazione immediata di decine di migliaia di soldati appartenenti alla Flotta militare del Nord e del distretto Occidentale.
  7. L’attivazione immediata di tutte le forze contraeree siberiane.
Decine di sommergibili russi, non intercettabili dai radar, armati di testate nucleari, sono già appostati in punti sconosciuti del pianeta.

http://www.ecplanet.com/node/4588