No era la Xylella!

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SCOPERTO IL REALE PARASSITA RESPONSABILE DEL DISSECCAMENTO DEGLI ULIVI

Si potranno evitare decine di migliaia di eradicazioni.

Si tratta di una svolta clamorosa che conferma le perplessità di quanti sostenevano l’inesattezza della diagnosi che riteneva responsabile un insetto dell’epidemia che ha colpito gli ulivi. È stato infatti individuato il reale parassita responsabile del disseccamento rapido, per cui era stato previsto un piano d’emergenza che avrebbe comportato numerosissime eradicazioni. Un pericolo scongiurato giusto in tempo. Contrariamente alla ipotesi fino ad oggi avanzata, il responsabile della malattia che ha colpito gli ulivi salentini non è la Xylella, bensì il Silletti. L’assonanza dei nomi non deve confondere: infatti, se il primo è un batterio da tempo presente sul territorio, nel secondo caso ci troviamo davanti ad un parassita bipede di dimensioni ben maggiori, tanto che gli agronomi dell’università di Utopia, della facoltà di Scienze Antiautoritarie, si chiedono come sia stato possibile non notarlo fino ad oggi, isolarlo ed arginarne i danni. Secondo gli studiosi esso appartiene al genere Homini Status, e si tratta di un parassita ben noto, che da tempo immemore infesta non solo il Salento, ma il pianeta intero. «È un parassita – secondo gli esperti – particolarmente pericoloso per l’intero ecosistema; è facilmente individuabile e riconoscibile, tanto che la maggior parte delle persone – non solo agricoltori – tendono a disprezzarlo. Ciò nonostante, esso è sempre presente e riesce a carpire la buona fede di chi lo incontra, e ciclicamente si manifesta in maniera più visibile, spesso in coincidenza con le tornate elettorali, proprio come il periodo che stiamo attraversando. Contrariamente ad altri tipi di insetti, esso non ha alcuna pubblica utilità ma, in quanto parassita, arreca solo danni e vive a scapito degli altri organismi viventi che gli sono accanto, di cui sfrutta le risorse, indebolendoli ed approfittando per ingrassare sempre più». Purtroppo ad oggi nessun rimedio definitivo per la sua scomparsa è stato ancora trovato, nonostante gli studiosi di Utopia ne abbiano teorizzati alcuni da oltre un secolo e mezzo; però, nel corso della Storia alcuni individui hanno provato ad effettuare delle sperimentazioni sul campo. Per evitare l’uso di anticrittogamici, che danneggiano l’ambiente, i pionieri della sperimentazione hanno fatto ricorso ai mezzi più disparati: il veleno, la lima, la colubrina, il pugnale, la dinamite… Niente pesticidi dunque? «Anche il diserbante – fanno sapere gli esperti – può andar bene, a patto che sia opportunamente combinato. Le buone pratiche di cui tanto si parla in questi giorni, come il buon vecchio randello o un calcio in culo sono utili, sebbene servano solo a tenerlo a distanza». E per chi volesse saperne di più sui precursori della sperimentazione, abbiamo chiesto? «Beh, sono stati tanti. I primi nomi che ci vengono in mente sono Caserio, Luccheni, Angiolillo, Passannante, Bresci, Czolgosz, Morral, Vaillant, Henry, Wilckens…». Insomma, i modi per difendersi ci sono, e non è necessario aspettare la circolare del Ministero, che potrebbe tardare ad arrivare.

Erasmo Cagacazzo

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Pubblicato il 27 aprile 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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