Dalle banche pioggia di miliardi sull’industria del carbone

  • Gli istituti di credito in tutto il mondo nel 2014 hanno finanziato l’industria del carbone con 144 miliardi di dollari. Tra questi numerosi quelli europei

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    (Rinnovabili.it)

    –L’industria del carbone continua a ricevere miliardi di dollari dai principali istituti finanziari, nonostante da più parti arrivino gli avvertimenti in merito al rischio di potenziali catastrofi a seguito di un cambiamento climatico reso insostenibile dall’uso massiccio di energie fossili. Le banche di tutto il mondo hanno dato 144 miliardi di dollari alle aziende impegnate in attività minerarie o nella produzione elettrica da centrali a carbone. Lo stima il Coal Finance Report 2015 stilato da Rainforest Action Network, BankTrack e Sierra Club.

    Tra le 20 banche di maggiori dimensioni che hanno fornito la maggior parte del denaro all’estrazione del carbone nel 2014 ci sono tre istituti finanziari europei: si tratta di UBS, che occupa il 14° posto, Deutsche Bank (15°), e HSBC (19°).

    Sono invece 6 le banche del Vecchio continente nella classifica di quelle che hanno versato più denaro nelle tasche delle compagnie: Barclays (in 9° posizione), BBVA (12°), Société Générale (13°), RBS (16°), Banco Santander (19°) e BNP Paribas (20°).

    Il rapporto conclude che, con queste pratiche, le banche stanno dando priorità ai profitti a scapito del clima, rincorrendo utili che saranno con ogni probabilità a brevissimo termine. Infatti, le prospettive per il carbone sul lungo periodo sono tutt’altro che positive.

    Dopo che il mercato globale ha raggiunto il picco nel 2010, con un aumento dei prezzi superiore a 130 dollari per tonnellata, l’industria del carbone in tutto il pianeta è stata colpita da un’ondata di crisi che ha visto la chiusura di circa 200 impianti negli Stati Uniti e il calo della domanda in Cina, primo produttore al mondo e maggior consumatore di carbone. In contemporanea, si è gonfiata la bolla dello shale gas negli USA. Oggi il prezzo del carbone è crollato a 60 dollari per tonnellata, anche in conseguenza della crescita delle rinnovabili che, nel 2013, hanno fatto registrare un aumento della potenza installata superiore a quello di petrolio, gas e carbone messi insieme.

    Il mercato del carbone morirà, in un modo o nell’altro. Resta da capire se le banche intendono puntare sull’accanimento terapeutico. Quando giungerà il momento della dipartita per la fonte più inquinante del mondo, però, potrebbe essere troppo tardi per il clima.

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Pubblicato il 7 maggio 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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