I cuori avviliti del progresso

Charles Baudelaire

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L’immaginazione umana può concepire, senza troppa fatica, repubbliche o altri Stati comunitari, degni di qualche gloria, quando siano governati da uomini consacrati, da certi aristocratici. Ma la rovina universale, o il progresso universale (poco m’importa il nome), non si manifesterà specialmente per mezzo di istituzioni politiche: avverrà attraverso l’avvilimento dei cuori. Debbo dire che quel po’ di politica che resterà si dibatterà penosamente fra le strette dell’animalità generale, e che i governi saranno obbligati per reggersi e creare un fantasma d’ordine a ricorrere a mezzi che farebbero fremere la nostra umanità presente, pur così indurita? — Allora, il figlio fuggirà la famiglia, non a diciotto anni, ma a dodici, emancipato dalla sua ingorda procacità, la fuggirà non per cercare avventure eroiche, non per liberare una bellezza prigioniera in una torre, non per immortalare una soffitta con sublimi pensieri, ma per iniziare un commercio, per arricchirsi, e per far concorrenza all’infame papà, fondatore e azionista d’un giornale che
diffonderà i lumi e il quale farà considerare Le Siècle di allora come un fautore della superstizione. — Allora, le erranti, le sposate, quelle che hanno avuto qualche amante e che talvolta vengono chiamate Angeli, a ragione e in omaggio alla storditezza che brilla, luce del caso, nella loro esistenza logica come il male, — allora esse, dico, non saranno più che sapiente saggezza, saggezza che condannerà tutto, fuorché il denaro, tutto, anche gli errori dei sensi!
Allora, quel che somiglierà alla virtù, che mai dico? — tutto quel che non sarà più l’ardore per Pluto, sarà considerato ridicolaggine immensa. La giustizia, se in quell’epoca fortunata potrà ancora esistere una giustizia, farà interdire i cittadini che non sappiano far fortuna. La tua sposa, o Borghese, la tua casta metà, la legittimità della quale fa la tua poesia, introducendo, ormai, nella legalità un’infamia irreprensibile, custode vigile e amorosa della tua cassaforte, non sarà più che l’ideale perfetto della mantenuta. Tua figlia, con una nubilità infantile, sognerà, in culla, di esser venduta per un milione, e tu stesso, o Borghese — meno poeta ancora di quanto oggi tu non sia, — nulla ci troverai a ridire; non rimpiangerai nulla. Perché ci sono cose, nell’uomo, che si rafforzano e prosperano a seconda che altre s’attenuano e scemano; e, grazie al progresso di questi tempi, delle viscere ti resteranno solo gli intestini! — Quei tempi sono forse molto vicini; chi sa che non siano già venuti, e che l’ispessimento della nostra natura non sia il solo ostacolo che ci impedisca d’apprezzare l’ambiente nel quale respiriamo?
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Pubblicato il 10 maggio 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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