Archivio mensile:giugno 2015

La sindrome di Asti

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A quanto pare non esiste solo la sindrome di Stoccolma, quella sorta di complicità che si instaura fra vittima e carnefice (che viene fatta risalire alla simpatia per un rapinatore di banche manifestata da parte dei suoi ostaggi, piuttosto che al consenso fornito dagli elettori ai loro governanti). Ce n’è un’altra alquanto stupefacente, che potremmo definire sindrome di Asti.
Trae spunto da un aneddoto raccontato da un noto comico-blogger-leader politico in un suo spettacolo. Invitato anni or sono ad esibirsi nel capoluogo piemontese, costui si era come al solito preparato informandosi sulle malefatte della classe politica locale al fine di trarne ispirazione. Aveva così scoperto che quella cittadina poteva vantare in passato un sindaco resosi complice dell’avvelenamento dell’acquedotto municipale. L’acqua, il bene più prezioso, fonte di vita, inquinata grazie al primo cittadino? «È una cosa pazzesca»! Sindaco poi beccato sul fatto, processato, condannato e trombato. Ovviamente si trattava di un episodio troppo ghiotto perché sfuggisse al capopopolo saltellante, e quella sera il pubblico astigiano rise a crepapelle davanti alla sua spassosa rievocazione. Alcuni giorni dopo, tornato nella sua casa ligure, egli ricevette una comunicazione giudiziaria. L’ex sindaco di Asti lo aveva querelato! Incredulo, il comico prese il telefono e lo chiamò: «ma che cazzo fai, mi denunci? Tu denunci me? Ma scusa, è vero o non è vero che lo hai fatto?». La risposta all’altro capo del telefono lo lasciò esterrefatto: «Io l’ho fatto, ma tu lo hai detto».
La sindrome di Asti si sta diffondendo ovunque, anche in ambito extra-istituzionale. Naturalmente qui la rievocazione delle bassezze del passato (o del presente) non spinge a querele, quanto a insulti, boicottaggi, spedizioni punitive, calunnie. Oppure a ridicole e scivolose risposte. Ma il senso è il medesimo: ricordare le bassezze diventa riprovevole. Meglio l’oblio, il più interessato possibile.
C’è chi sguazza nella merda? Chi protesta contro gli schizzi ed il fetore vuole solo fare polemica ed è mosso da rancori personali.
C’è chi dondola sull’altalena dell’opportunismo? Chi lo nota sta gettando merda sui compagni che si muovono.
C’è chi si fa indicatore della polizia? Prendersela è da rivali politici a caccia di un pretesto.
C’è chi millanta? Chi smentisce e pone il problema non è altro che un proprietario.
Per chi è affetto dalla sindrome di Asti esistono solo i più miserabili intrighi della politica. Tutto il resto è noia.

Il PD e la voglia di manganello.

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Il tweet del giornalista ed ex spin doctor di Massimo D’Alema attacca i docenti che il 24 giugno sono scesi in piazza contro l’approvazione del ddl Renzi-Giannini al Senato. E, visti i disagi alla circolazione, chiede che le forze dell’ordine, dopo averli colpiti, liberino “il centro storico di Roma”. Gli utenti: “Spero che La7 ti escluda dai palinsesti”, “spero fosse incapace di intendere e di volere”

“Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”. Il giornalista Fabrizio Rondolino, ex spin doctor di Massimo D’Alema, commenta così su Twitter la protesta di migliaia di manifestanti – tra docenti, personale amministrativo e sindacati – che il 25 giugno hanno sfilato a Romadiretti in Senato contro l’approvazione del ddl scuola del governo Renzi, sul quale il 25 giugno Palazzo Madama ha approvato la fiducia.

Dalle 17 il corteo ha attraversato la Capitale, partendo dalla Bocca della verità e si è fermato, bloccato dalla polizia, a piazza Sant’Andrea della Valle, poco prima del Senato. In corso Rinascimento, di fronte all’accesso principale del Senato, si sono verificati momenti di tensione e la strada per precauzione è stata chiusa al traffico.

Tanti i commenti al tweet di Rondolino, che in passato aveva insultato anche il direttore della Stampa e suo ex datore di lavoro,Mario Calabresi, definendolo “orfanello”. “Deve essere evidentemente una battuta. Di pessimo gusto ma una battuta”, spera Cassandra. E c’è chi ironizza: “Perché non fucilarli o gettarli da un aereo?”, “un bel rogo in piazza e via?”, “Dov’è la candid camera Fabrizio?”.

Poi c’è chi spera cheRondolino non fosse “capace di intendere e di volere” e chi si augura che dopo questo messaggioLa7 lo escluda “definitivamente dai palinsensti”. E ancora: “Perché non vai a dirglielo di persona agliinsegnanti quello che scrivi qua?”, “Non hai le palle per dire in faccia queste cose!”. Rondolino, però, replica anche ad un attacco che arriva nei commenti sulla piattaforma di microblogging. “Se questo è un uomo”, scrive la cronista della Stampa Antonella Rampino, riportando poi il tweet sugli insegnanti. “Beh, se tu sei una donna…”, è la risposta del giornalista.

I motivi della protesta – Dopo l’approvazione del Senato, il sindacato Anief ha ricordato i motivi della protesta di piazza: “Si fa un bel passo indietro sulla libertà all’insegnamento, si trasformano gli istituti scolastici in prototipi di aziende, ipresidi sceglieranno il personale ‘pescando’ dagli albi territoriali, scegliendo i 50mila docenti e i vincitori del nuovo concorso – ha spiegato il presidente Marcello Pacifico – Gli altri 50mila immessi in ruolo saranno assunti ad anno scolastico iniziato, con almeno altri 70mila insegnanti non assunti che chiederanno risarcimenti al tribunale civile di Roma”.

Inoltre, ha aggiunto, “a settembre nelle scuole si creerà un caossenza precedenti, per il ritorno in classe dei vicepresidi e migliaia di dirigenti sguarniti dell’organico dell’autonomia. Vengono poi beffati tutti gli abilitati laureati, che per i prossimi cinque anni non potranno fare concorsi, né insegnare. Arriva, infine, il comitato di valutazione dei docenti, con i fondi del merito distribuiti dal preside-manager, sulla base delle indicazioni fornite anche dagli studenti 15enni“.

Fonte:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/26/scuola-proteste-insegnanti-rondolino-perche-la-polizia-non-li-riempie-di-botte/1816950/

I Signori della Corte

Open Mind

Sottotitolo: quando, molto prima di adesso scrivevo che in una società normalmente
civile i diritti vengono prima dell’economia molti non erano d’accordo con
me.
Come dire, ad esempio, che il riconoscimento dei diritti agli omosessuali si
può benissimo sacrificare all’impegno – vario ed eventuale – del governo
circa le questioni relative ad economia e finanza, come se una cosa ne escludesse altre.
Oggi non solo lo penso ancora,  penso che con meno soldi si sta male ma
senza diritti si sta peggio, fra l’altro in un paese dove lo stato privilegia com’è giusto i diritti diventa più difficile anche rimanere senza lavoro e senza soldi, ma spero che anche altri si convincano di questo alla luce della sentenza della Consulta che ha negato il diritto dei lavoratori a non essere derubati dallo stato, ha soccorso e perdonato lo stato per una mera questione di soldi: 35 miliardi in un…

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PARTITO 5 STELLE

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il mio mov era diverso

La fine come movimento dei 5 stelle nasce da due fattori ; uno con l’avvento di una assemblea con delega di rappresentanza , potere e ruolo ( parlamentari ) che si contrappone al ruolo dei capi / garanti ed ad una certa base.

La rete , la base viene liquidata e con lei una buona massa di attivisti che da uno conta uno contano nulla , non rappresentata da nessuno .
Quella del portale è una base a gettone.
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Inevitabile la nascita di un partito , non nell’accezione negativa , ma dalla presenza di forze che a volte convergono a volte divergono. E questo partito con meno strutture ufficiali , ma pesi visibili sta andando piuttosto bene o tale sembra dai sondaggi.
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Plausibile che il direttorio ed altri protagonisti visibili in TV continuamente generino le gelosie di altri nascosti come in qualunque partito dove ognuno vuole crescere politicamente .
D’altra parte i dissidenti sono stati già epurati , ben quasi 40 e quello che rimane dovrebbero essere i fedeli . Invece l’aria è sempre pesantissima fra invidie , competizioni , gallismi che spariscono nei sorrisi finti pubblici o nello spandere carità , misericordia e generosità.
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La forza parlamentare e locale dei portatori di simbolo , è cosi’ forte che probabilmente ha costretto Casaleggio a far fuori me e company per non urtare equilibri precari e per sacrificare pedine da una parte rompicoglioni e proteggere allineati.
Nonostante un post di Casaleggio , come manifestazione di chiusura al conflitto in essere fra voci , chiacchiere , amanti e pettegolezzi , di fiducia a Casalino e Loquenzi , il parlamento le sfiducia . UN parlamento libero da ogni condizionamento , circondato da fan , attivisti proni , una volta che i vertici hanno depotenziato una rete libera e ora SONO SOLI.
Di fatto se tutto questo è vero….chi hanno sfiduciato è Casaleggio perchè le persone collocate sono le sue e che lui ha imposto con energia fino a dire ” me ne vado ” .
IN ogni caso è perdente la strategia di inserire staff che non abbiano storia , memoria e autorevolezza nell’M5S; ad esempio un CAsalino , per quanto bravo non c’azzecca nulla con l’M5S e Loquenzi…chi? Mi sembra fuori dalle regionali e rincalzo di qualcuno….una buona miracolata di amici influenti….soliti e storici.
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Una bega interna di partito , con un Beppe assente , come quasi assente è stato in altre epurazioni . Quasi perchè …sono fatti miei.
Alla ricerca di un equilibrio, mediazioni perchè di veri capi non c’è nessuno e nessuno viene considerato tale e per essere forza di governo….qualcuno con le palle ci dovrebbe essere….

Chi di spada ferisce di spada perisce.

Ma nulla di grave , vincerete sempre voi
Pettegolezzi da bar , i soliti giornali…balle ….Repubblica , hugfinton , giornalettismo….trame PD , mentre gli altri rubano….

Tinazzi

Leggi :

Ilaria Loquenzi: la fedelissima di Casaleggio licenziata dai deputati M5S |La Repubblica

“Rivolta” notturna contro il guru? Una delle grane che un Beppe Grillo sempre più lontano risolverà – forse – sabato
http://www.giornalettismo.com/archives/1843351/ilaria-loquenzi-la-fedelissima-di-casaleggio-licenziata-dai-deputati-m5s-la-repubblica/

La merda ama stare vicino alla merda

Contro la maxi-prigione, i suoi difensori ed i suoi falsi critici

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A metà maggio abbiamo avuto diritto ad una piccola valanga di merda nella stampa. I giornalisti si sono precipitati a puntare i riflettori sulla lotta contro la maxi-prigione. Scandalizzati dal fatto che tale lotta non percorra le vie legali e preconizzi l’azione diretta e l’auto-organizzazione per impedire la costruzione di questo nuovo inferno carcerario, che si rivolga non alle istituzioni e ai politici ma si faccia largo nei quartieri popolari di Bruxelles (e non solo), che non abbia nulla da condividere con i giornalisti e tutto da dialogare con altri ribelli; non hanno esitato a definirla «guerriglia urbana» e al solito «terrorismo».
Nei due anni in cui questa lotta prosegue ostinatamente, e a differenza della cricca politicante e degli accomodanti cittadinisti, non abbiamo mai usato mezzi termini: per impedire la maxi-prigione occorre portar avanti una lotta diretta ed offensiva. Auto-organizzarsi fuori da ogni struttura ufficiale, prendere la parola nei nostri spazi di lotta e nelle strade (e non davanti ai microfoni dei giornalisti o opportunamente seduti al tavolo coi nostri nemici); agire con l’azione diretta ed il sabotaggio contro le ditte che vogliono costruire questa maxi-prigione e contro tutto ciò che ci rinchiude quotidianamente in questa città sempre più simile a un campo di concentramento a cielo aperto.
Non ci sorprende che questa proposta di lotta, con la simpatia e l’entusiasmo che riesce a suscitare ovunque in chi non ne può più di questo sistema marcio, indispettisca fortemente il potere. Che dispiaccia ai giornalisti, amplificatori della voce del potere, ci fa solo sorridere. Che innervosisca i promotori e i costruttori di questa opera della repressione è nella logica stessa delle cose. Se pensavano di poter costruire questa prigione e arricchirsi sulla miseria degli altri in piena tranquillità, venendo applauditi da tutti, si sono sbagliati di grosso.
Se la nostra risposta alla stampa è stata di ignorarla freddamente continuando la nostra lotta, lontano dalle telecamere e dai luoghi dove gli avvoltoi dei media amano ammassarsi (i giornalisti sanno bene di essere accolti a sassate nei quartieri e vi si avventurano raramente senza la protezione dei loro colleghi in uniforme), quella di altri oppositori alla maxi-prigione è stata assai differente. Come alla «occupazione simbolica» (sono le loro stesse parole) in corso sul futuro terreno della maxi-prigione, dove diverse persone hanno sentito la necessità di dichiarare davanti alle telecamere di opporsi ai «gesti criminali» e di essere «pacifisti». Talmente pacifisti da preferire affiancare i magistrati (che fanno parte della loro piattaforma cittadinista contro la mega-prigione, gli stessi magistrati che condannano giorno dopo giorno le persone a crepare in galera), gli eletti, i giornalisti, gli sbirri, piuttosto che vedersi associati alla «feccia», ai «criminali», ai «clandestini», ai «poveri», ai «violenti». «Bisogna smetterla di mettere tutti nello stesso calderone», dichiarava una portavoce dell’opposizione legalitaria (che ritiene di poter fermare la maxi-prigione a colpi di partecipazione cittadina, di petizioni, di interviste, di azioni ludiche). Ebbene, siamo stranamente d’accordo: un profondo abisso separa chi lotta in maniera autonoma e diretta, muovendosi nei quartieri ed agendo di giorno come di notte, da chi preferisce le conferenze ufficiali, una ridotta maxi-prigione, qualche carota. Giorno dopo giorno, azione dopo azione, questo abisso si fa più profondo: o si lotta contro il potere che vuole imporre la maxi-prigione, o si lecca il culo al potere, alle sue leggi e ai suoi difensori, indipendentemente dalle «buone intenzioni» che si pretende di avere.
«Non abbiamo nulla a che vedere con queste azioni» affermava un «occupante» del terreno di Haren, parlando delle azioni di sabotaggio contro le imprese e contro i responsabili del progetto della maxi-prigione. Oltre a fare in questo modo un unico calderone arrogandosi il diritto di parlare a nome degli altri occupanti, cercava di colpire un aspetto importante della nostra proposta di lotta: la solidarietà fra ribelli, l’ostilità con lo Stato e i suoi sbirri. Se qualcuno pretende, per di più sollecitato dai giornalisti, che l’auto-organizzazione e l’azione diretta «discrediti la lotta», la risposta arriva praticamente da sola: ma di quale lotta parlate? Non la nostra in ogni caso.

Armi pesanti e forza Nato di reazione rapida. Gli Usa preparano la guerra

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Ieri i ministri degli Esteri dell’Unione europea, riuniti a Lussemburgo nel corso del Consiglio dei ministri, hanno formalmente approvato il prolungamento delle pesanti sanzioni economiche nei confronti della Russia per altri sei mesi, giustificate “per il suo ruolo nel conflitto in Ucraina”. Le sanzioni scadevano a giugno e sono state prolungate fino al gennaio del 2016 e comunque “fino a quando la Russia non terrà fede agli impegni presi nell’accordo (di cessate il fuoco) di Minsk”, ha precisato il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond. Non risulta che il ministro degli esteri greco – anche se Atene più volte ha minacciato di porre il veto alla misura – abbia esplicitamente avversato il prolungamento della guerra commerciale contro Mosca che, secondo uno studio recente, costerà all’economia europea 100 miliardi di euro e 2 milioni di posti di lavoro.
Quella di ieri è stata una giornata campale nella continua escalation innescata dal sostegno di Stati Uniti e Unione Europea al colpo di stato sciovinista andato in scena a Kiev nel febbraio del 2014.
In una dichiarazione che ha generato immediatamente allarme e polemiche, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha affermato che l’alleanza questa settimana approverà un piano per il rafforzamento della forza di risposta rapida, che sarà più che raddoppiata, dopo che a seguito della reazione russa al golpe ucraino la Nato aveva già deciso la creazione di un’unità speciale. “I ministri della Difesa Nato prenderanno la decisione di aumentare la forza e la capacità della Forza di risposta Nato a 30.000-40.000 uomini, più che il doppio dell’attuale” ha informato Stoltenberg. L’Alleanza Atlantica aveva istituto la Forza di reazione rapida nel 2002 con 13mila uomini in grado di essere schierati in tempi rapidi sui teatri di conflitto. Ma al vertice della Nato di Newport (Galles), nel settembre dello scorso anno, gli Stati Uniti hanno chiesto e ottenuto dagli alleati che il contingente pesantemente armato e capace di intervenire sul fronte orientale nel giro di pochissimi giorni venisse fortemente aumentato. Inoltre a settembre i leader della Nato hanno dato il via libera a una forza d’intervento rapido, interna alla forza di reazione rapida, composta da cinquemila uomini in grado di schierarsi nel giro di poche ore.
Stoltenberg ha affermato che la Nato sta facendo grandi progressi nel rafforzamento di quella che si chiama “Very High Readiness Joint Task Force” – la forza di reazione rapida, appunto – e che l’Alleanza Atlantica “accelererà il processo decisionale” con la creazione di un nuovo quartier generale logistico all’interno della struttura di comando. Il comandante supremo della Nato perciò avrà “maggiori responsabilità relative allo schieramento”, quindi l’alleanza potrà rispondere più velocemente anche se il controllo politico sulle forze militari non verrà compromesso, ha assicurato Stoltenberg. E’ evidente che all’interno della Nato e dei comandi militari si pensa ormai apertamente a uno scenario bellico imminente e interno allo scontro tra occidente e Russia. “Sono decisioni importanti, parte dell’adattamento della Nato a un nuovo contesto per la sicurezza” ha detto, aggiungendo che gli alleati dovranno rispettare gli impegni presi a settembre di aumentare le spese per la difesa ad almeno il due per cento del loro Pil. Ora la Nato sta decidendo di schierare “più navi in mare, più aerei nel cielo e più soldati sul terreno” lungo le frontiere europee orientali, aumentando così la già altissima tensione con Mosca.
Sempre ieri – e difficilmente può essere considerata una coincidenza – il segretario Usa alla Difesa Ashton Carter ha ribadito l’intenzione del suo paese di dispiegare armi pesanti e migliaia di soldati in maniera permanente nei paesi dell’Europa Orientale, descrivendo l’allarmante misura come “un passo importante per contrastare la minaccia russa”. Gli Stati Uniti stanno lavorando per imporre ai paesi dell’Est europeo delle basi militari permanenti all’interno delle quali stanziare in totale circa 5000 soldati e numerosi mezzi militari pesanti. “Un passo importante da compiere se vogliamo rafforzare le capacità di resistenza dell’Alleanza” alle frontiere orientali dell’Europa, ha detto Carter nel corso di un intervento in un think-thank a Berlino. L’idea principale è che siano lì per addestramenti, “ma esiste anche la possibilità di eventi imprevisti”, ha precisato, anche in questo caso chiarendo che uno scenario bellico in Europa orientale sia tutt’altro che fantascientifico. Nel suo giro europeo Ashton Carter ha incontrato i ministri della Difesa tedesco Ursula von der Leyen, l’olandese Jeanine Hennis-Plasschaert e il norvegese Ine Eriksen Soereide. Oggi è approdato a Tallin, in Estonia, affermando che gli Usa intendono “dislocare temporaneamente veicoli di una brigata corazzata e l’equipaggiamento relativo nei Paesi dell’Europa centrale e orientale”, ed infine sarà a Bruxelles per partecipare alla riunione dei ministri della Difesa della Nato che si terrà nella capitale belga mercoledì e giovedì. Prima di tornare negli Stati Uniti Carter farà di nuovo tappa in Germania venerdì per assistere a manovre militari congiunte delle forze armate di 12 diversi Paesi europei.

Ovviamente la Federazione Russa non vuole e non può stare con le mani in mano, né sul fronte militare né su quello delle sanzioni. Il ministro della Difesa di Mosca ha reso noto che la flotta russa del Mar Nero sta per entrare nell’oceano Atlantico per realizzare importanti manovre navali. “Nei prossimi giorni le navi da guerra procederanno attraverso lo Stretto di Gibilterra e inizieranno a svolgere i propri compiti nelle acque dell’Oceano Atlantico” (cioè nel cortile di casa della Nato) ha detto il capitano Vyacheslav Trukhachev, non fornendo ulteriori dettagli. Nel frattempo altre imponenti esercitazioni si stanno tenendo nel Mar Baltico, con l’impiego di siluri e la simulazione di un attacco da una piccola nave anti-sommergibile a una corvetta.
Sul fronte della reazione alle decisioni europee il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha affermato che è imminente il varo da parte di Mosca di un nuovo embargo russo a prodotti alimentari, agricoli e d’allevamento provenienti da Ue, Usa e altri paesi occidentali che hanno aderito alle sanzioni contro l’economia russa. “Il principio di reciprocità nel dialogo sulle sanzioni è una costante universale” ha ricordato Peskov.

Tari, tassa sui rifiuti illegittima, come difendersi e non pagare

Non sempre la tassa sui rifiuti è legittima:

Vediamo in quali casi si può contestare e ci si può rifiutare di pagare.

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Tra i pesanti balzelli che gravano sulla casa, certamente uno dei meno amati è la Tari, acronimo di Tassa sui Rifiuti: il tributo sostituisce le vecchie Tarsu, Tia e Tares. Le somme pagate per i rifiuti sono state dapprima connotate come tasse [1] (per via del legame tra pagamento ed effettuazione del servizio), poi specificate come tariffe dal noto Decreto Ronchi [2]; la disposizione spiegava nel dettaglio come determinare e applicare la tariffa, prevedendo, però la stesura anticipata di un piano finanziario del servizio. Proprio per le difficoltà dei Comuni nella stesura di tale piano, il decreto non è mai stato attuato. Così, dopo un susseguirsi di differenti interventi legislativi, si è arrivati dapprima, nel 2013, alla Tares, ed in seguito, con la legge di Stabilità 2014, alla Iuc (Imposta Unica Comunale), formata da Imu, Tasi e Tari, quest’ultima componente relativa ai rifiuti.

Come funziona la Tari Essa è applicata a chiunque possieda o detenga, a qualunque titolo, locali o aree esterne, che possono produrre rifiuti urbani (escluse le aree condominiali o quelle accessorie o pertinenziali di un immobile tassato). Lo scopo della tassa è coprire i costi del servizio di igiene urbana . Le tariffe variano a seconda del comune, e sono differenziate per le utenze domestiche e non domestiche. Entrambe le tipologie sono composte da una parte fissa, relativa al costo del servizio, che si computa in base alla superficie dell’immobile, e da una parte variabile, proporzionale alla quantità di rifiuti prodotti: dato che nella quasi totalità dei casi è impossibile quantificare la spazzatura prodotta, essa è commisurata al numero dei componenti della famiglia.   Illegittimità costituzionale della Tari Secondo parte della dottrina, la Tari risulterebbe, di per sé, un’imposizione costituzionalmente illegittima: difatti, se considerata come tributo, andrebbe contro i criteri di proporzionalità e progressività affermati dalla Costituzione [3]; se considerata, invece, come tassa, appare incoerente inquadrare lo smaltimento come un servizio pagato a consumo, quando, in realtà, dovrebbero essere i contribuenti a ricevere un corrispettivo per il conferimento dei rifiuti (prova ne sia l’esistenza e la diffusione delle discariche verdi, punti di raccolta nei quali viene dato un compenso per ogni tipologia di rifiuto: una famiglia media può arrivare a guadagnare intorno a € 250 l’anno).   Illegittimità delle delibere comunali sulla Tari Oltre all’illegittimità della tassa in sé, dobbiamo considerare tutti i casi in cui sono le delibere del Comune ad andare contro la normativa stessa.   Una prima ipotesi si verifica quando la delibera relativa alle tariffe è adottata posteriormente alla data fissata dalle leggi nazionali per deliberare il bilancio di previsione: nel 2013, la data era il 30 novembre, nel 2014 il 30 settembre. Pertanto, tutte le delibere posteriori sono impugnabili.   Un secondo caso di illegittimità, che si è verificato in numerosi comuni, è la mancanza di riduzione della tariffa di almeno il 40%, nelle zone dove la raccolta non è prevista.   La più frequente ipotesi d’illegittimità della Tari, però, riguarda il mancato rispetto di un fondamentale articolo della Legge di Stabilità 2014, ossia quello che stabilisce che, per determinare con esattezza il costo del servizio ed i coefficienti di produttività qualitativa e quantitativa dei rifiuti, sia indispensabile la stesura di un piano tariffario. Tale piano deve individuare e classificare i costi del servizio, suddividerli tra fissi e variabili e ripartirli tra utenze domestiche e non, oltreché quantificare tutte le voci per ogni categoria di utenza.   Osservando la maggior parte delle cartelle, appare evidente l’inesistenza di qualsiasi piano o schema, suscettibile di fornire una tariffa chiara per tipologia d’utenza: gli avvisi di pagamento, infatti, appaiono quasi sempre vaghi ed incomprensibili, rendendo il contribuente impossibilitato a capire sia i calcoli che il regolamento. Pertanto, è palese la mancanza di legittimazione dell’impianto tariffario.   Riscontrando uno di questi casi, ci si può rifiutare di pagare ed impugnare la cartella? Nelle ipotesi sopraelencate, si potrà sia, in primo luogo, impugnare l’avviso di pagamento in autotutela, ossia rivolgendosi direttamente all’ufficio tributi del Comune. In caso di risposta negativa o assente, sarà opportuno effettuare l’impugnazione presso la commissione tributaria provinciale, il prima possibile, in quanto l’autotutela non sospende i termini per l’impugnazione.   Infine, non dimentichiamo la possibilità di impugnare la cartella per tutte quelle aziende che smaltiscono i rifiuti in proprio, previa dimostrazione del fatto che non si usufruisca del servizio comunale: in quest’ultimo caso, si ha diritto all’esclusione totale dalla Tari.

Se non cambiamo rotta, la civiltà industriale collasserà entro il 2040

Draghi parla di irreversibilità dall’euro, peccato che l’art. 50 preveda proprio il recesso unilaterale!

Disquisendo

Draghi: «Euro è irreversibile. L’uscita non è prevista dai trattati»

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-05-08/draghi-euro-e-irreversibile-l-uscita-non-e-prevista-trattati-181452.shtml?uuid=ABfOj0cD&refresh_ce

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Ogni giorno abbiamo conferme che l’euro è semplicemente una dittatura. Dicono apertamente che dai trattati non è prevista l’uscita dall’euro. Nulla è irreversibile in questa società, se lo è allora è stasta imposta una dittatura, e anche in questo caso l’uscita è possibile, anche se non con le buone.

Da dire che i trattati stessi sottoscritti all’insaputa dei popoli europei sono incostituzionali. Anche i continui proclami da parti dei vari criminal-politici italiani che chiedono a gran voce la cessione di sovranità all’europa è incostituzionale e ancor peggio trattasi di ALTO TRADIMENTO ALLA PATRIA.

Draghi dice che l’euro è irreversibile, ed invece l’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea è prevista espressamente il recesso volontario e unilaterale dall’Unione Europea.

Fonte: http://europa.eu/legislation_summaries/glossary/withdrawal_clause_it.htm

Clausola di recesso

Il trattato di Lisbona prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale dall’Unione europea (articolo 50…

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MINDS, IL NUOVO SOCIAL NETWORK ANTI-FACEBOOK SOSTENUTO DA ANONYMOUS

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Si chiama Minds ed è il nuovo social network che dichiara guerra a facebook con il sostegno di Anonymous.
Minds promette maggiore trasparenza, sicurezza e privacy di Facebook, e di altri giganti del settore, ed è già attivo e funzionante anche nell’applicazione android e iOS.
A prima vista sembra simile a qualsiasi altro social network in quanto permette agli utenti di inviare aggiornamenti, commentare e condividere. La differenza principale è che non cerca profitti attraverso la raccolta dei dati degli utenti.

Il suo scopo è il contrario: crittografare tutti i messaggi che così non possono essere letti e utilizzati da governi o inserzionisti al fine di proteggere i propri utenti. “La nostra posizione è che gli utenti meritano il controllo dei social network”, ha detto il fondatore di Minds, Bill Ottman, a Business Insider.

Un’altra differenza è che questo social network, che ha un algoritmo più semplice rispetto a facebook, vuole premiare gli utenti in base al loro livello di interazione, in modo che quelli più attivi vedranno i loro messaggi promossi sulla rete. Inoltre, Minds è completamente open source, permettendo a chiunque di contribuire alla progettazione della rete.

Gli ‘hacktivisti’ di Anonymous, che supportano pienamente il progetto, hanno lanciato un appello a tutti gli hacker, designer, artisti e programmatori  per costruire una rete sociale che sia veramente della gente e per la gente.

Minds

fonte