La religione del sacrificio

Gli abitanti della Luna

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Se esiste una virtù che questa società ha posto come un assoluto, è proprio quella del sacrificio. Mattina, mezzogiorno e sera, bussa alla porta più accattivante che mai. Niente e nessuno gli sfugge, in quanto braccio destro di Dio, ad esso vengono eretti templi, dedicato un vero e proprio culto, anche fra coloro che pretendono di cambiare il mondo. Espiare ancora e sempre, pentirsi senza requie e soffrire ostinatamente; ecco il nostro destino su questa terra. Al dettaglio o all’ingrosso, ogni istante della nostra vita viene smerciato in parti di sacrificio supplementare. E se le divinità che ieri sottomettevano gli uomini e accaparravano il loro spirito erano numerose e diverse, oggi l’Economia è l’Unico, il solo Dio di tutta la specie umana.
Per gli adoratori della merce, l’Economia è discesa sulla Terra come un nuovo Messia. E come tutte le divinità, il nuovo Moloch ha fame e sete.
Ma se per attirarsi le grazie o allontanare le ire degli dèi di ieri bastavano un po’ di vino, qualche spezia o dei bastoncini d’incenso avvolti in preghiere, oggi il nuovo padrone è assai più vorace. Pretende sudore e sangue. Perché il Demiurgo è diventato cannibale. Si nutre di carne umana. Gli servono offerte rinnovate di continuo. Braccia, gambe, cervelli… forza lavoro, ecco da dove pesca le risorse della sua gloria e della sua vita eterna. Solo le offerte e i sacrifici umani placano la sua voracità. In questo ignobile commercio quotidiano, riserva i propri favori a chi lo ingozza di più.
Se, per continuare a regnare, Sua maestà l’Economia ha bisogno che si lavori infinitamente di più, ci si deve arrangiare a sopravvivere con ancora di meno… ebbene, rallegriamoci cari fratelli e sorelle! Accettiamo questi sacrifici con gioia, lodiamo il nostro Signore, gloria alla nostra Santa Economia!
E sventura per noi se Essa si dovesse indebolire. Rovina e caos si abbatterebbero su di noi come un diluvio. Sarebbe la Fine del Mondo, l’Apocalisse tanto temuta.
Per evitare il terribile destino, facciamo allora un pellegrinaggio sindacale con bandierine e slogan ed accettiamo la Misericordia dell’Onnipotente rimettendoci al lavoro con maggiore ardore. Il nostro venerato sindacato intercederà per noi e otterrà l’indulgenza di nostro Signore. Ci insegnerà la parola di Dio e ci rimetterà sulla giusta via.
Sacrifichiamoci, per evitare che la situazione peggiori! Sottomettiamoci alla Sua volontà: sfoltimento del personale, delocalizzazione, sviluppo della competitività, soppressione dei sussidi, risanamento della nostra economia nazionale… accettiamo umilmente ciò che Essa ci offre e facciamo atto di contrizione! Rassegniamoci, carissimi amici, è per la nostra salvezza! Giacché tutti questi sacrifici sono solo il prezzo – oh, quanto modesto – che dobbiamo sborsare per poter vivere nell’indicibile felicità di acquistare le montagne di paccottiglia che questo dio vorace e sanguinario ci fa produrre. Ecco la nostra consolazione, ecco la ragione del nostro breve passaggio quaggiù: comprare e vendersi!
Il Paradiso sulla Terra degli sfruttatori non è che una successione di grandi centri commerciali, templi della religione odierna in cui si celebra il culto della dea merce. L’Economia è penetrata nelle profondità dei nostri spiriti, noi parliamo, pensiamo e viviamo per Essa. Tutto viene sottomesso alla logica del denaro. La dittatura della cifra è dovunque. Ogni istante viene soppesato alla luce della efficacia, della redditività, anche nelle nostre relazioni più intime. Tutto si traduce in un numero, una etichetta, un codice a barre, un prezzo. L’uomo non è che un numero nell’universo concentrazionario dell’industria capitalista. Ciò che si pone fuori da questa realtà, da questa menzogna, semplicemente non esiste.
E il proletario continua a credere in tutto questo. Convinto che, dedicando la propria vita al lavoro, apporterà felicità e prosperità a se stesso e alla sua discendenza. Ma non è così. Di sacrifici in abnegazione, di rinunce in privazione, egli affonda in una miseria e in una noia sempre più profonde.
Dalla culla alla tomba, l’uomo vive nel sacrificio perpetuo. La speranza fa vivere, si dice, ma la rassegnazione fatta di timore e di paura è sempre lo strumento di una salvezza immaginaria. Qualsiasi forma assuma, il sacrificio è innanzitutto un imbroglio, un racket, una scommessa sull’avvenire persa in anticipo.
Più l’umano si spoglia, più l’Economia si rafforza e riduce l’uomo allo stato di schiavo della produzione mercantile. Il suo sacrificio alla gloria e alla prosperità dell’Economia lo esclude dalla sua umanità. Gli altri uomini gli diventano estranei, concorrenti, nemici, avversari e la sua produzione, come lo stesso prodotto, gli sfuggono definitivamente per andare ad arricchire l’infernale Moloch che lo schiaccia sotto il suo tallone di ferro.
Viviamo in un mondo paradossale in cui esseri viventi in un oceano di miseria producono immense ricchezze di cui non vedranno mai il colore. Il Paradiso dell’abbondanza tanto vantato dagli adoratori della «mano invisibile del mercato» è loro inaccessibile e somiglia ad una mera chimera. Eppure, il devoto continua ad avere fede…
E, per mantenere viva la sua fiamma, per trasformare le sue offerte e fargli espiare tutti i peccati, il nostro pio proletario può contare su un clero composto da una gigantesca corte di sindacalisti, economisti, stelle dello show-business, politici, amministratori, giornalisti ed altri esperti che si danno il cambio sulle cattedre mediatiche per annunciare che Dio ha ancora fame, che bisognerà fare nuovi sacrifici. Vade Retro Satana! Sacrificatevi disoccupati (tutti fannulloni!), funzionari (tutti buoni a nulla che vivono alle nostre spalle!), giovani (arroganti fancazzisti!), operai (imboscati!), anziani e malati (che aumentano a scapito dell’Assistenza)…!
Alla grande messa delle 20, noi poveri peccatori impariamo giorno dopo giorno di cosa sarà fatto il nostro avvenire!
Sacrifichiamo le nostre vite sull’altare dell’economia!
Viva il sacrificio!
Davos, 25 febbraio 2013
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Pubblicato il 1 giugno 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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