Alcune banalità di base (di qui e di altrove)

Anarchici di qui e di là

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Approfondire delle idee perché aiutino a sviluppare proprie convinzioni, studiare e valutare le esperienze di lotta al fine di trovare punti di appoggio per orientare le proprie battaglie, scambiare e discutere di prospettive sovversive allo scopo di affinare le proprie analisi e le proprie scelte di lotta: tutto ciò fa indubbiamente parte dei percorsi proposti da un movimento anarchico informale che si tiene alla larga da programmi prestabiliti, che respinge i meccanismi della delega e rifiuta di andare a rimorchio di qualche pontefice del pensiero e della strategia.
Per contro, affinché tali spazi informali possano esistere, il rifiuto virulento di ogni strumentalizzazione, di ogni recupero e di ogni logica di rappresentazione non può essere considerato come un semplice annesso, come una carta da giocare ogni  tanto a seconda delle circostanze. No, questo rifiuto deve essere permanente e non può fare eccezioni strategiche. In caso contrario, parlare di spazi informali di approfondimento e di scambio perderebbe il suo significato. Essi diverrebbero allora fittizi e si trasformerebbero in fertili stagni in cui potrebbe andare a pesca qualsiasi politicante in cerca di manovalanza, qualsiasi persona alla ricerca di un riconoscimento, qualsiasi compagno tattico intenzionato a lucidarsi il blasone.
Non sappiamo chi sia ad organizzare l’incontro sulle lotte contro il carcere che si terrà questa sera [16/6/15] a Genova, presso la Pellicceria Occupata. E se, su questo punto in ogni caso, non intendiamo mettere in discussione le buone intenzioni di questa iniziativa, ci dobbiamo tuttavia porre alcune domande. «Con la presenza di compagni da anni impegnati nelle lotte contro le prigioni in Belgio» è scritto sulla presentazione del dibattito. Solo che nessun «compagno da anni impegnato» è stato contattato dagli organizzatori e quindi non sarà presente. Il manifesto dell’iniziativa riprende anche la copertina del libro “Brique par brique” che ripercorre i lunghi anni di rivolte nelle prigioni e di iniziative anti-autoritarie all’esterno delle mura in Belgio. Solo che nessun compagno che abbia partecipato a questo libro è stato contattato dagli organizzatori.
Benché non si tratti affatto di stabilire chi sia in «diritto» di parlare di idee e di prospettive di lotta ovvero di discutere su esperienze di altri e di altrove — siamo nemici di ogni proprietà — è però inaccettabile che tali discussioni si facciano sotto falsi pretesti. Se colui o coloro che questa sera andranno a parlare a Genova si presenteranno come «compagni da anni impegnati nelle lotte» contro la prigione in Belgio, questo semplicemente non è vero e non può quindi costituire un buon punto di partenza per degli scambi fra compagni.
Le lotte che abbiamo fatto e la lotta specifica che stiamo attualmente portando avanti contro la costruzione di una maxi-prigione a Bruxelles si sono sempre caratterizzate per la volontà di rifiutare ogni delega, ogni rappresentazione politica e ogni mercificazione. Se questi percorsi ispirano altri compagni, qui o altrove, ciò dimostra che rimane sempre possibile che dei compagni ricerchino l’autonomia nella lotta, la conflittualità permanentecon tutti i partiti, tutti i politici e tutte le istituzioni, l’azione diretta come miglior strumento di lotta contro il potere, invece di seguire le raccomandazioni strategiche di un qualche leader, di adattarsi a comportamenti e ad obiettivi che non sono nostri, di accettare attitudini o presenze di elementi insopportabili quali infami, infiltrati, dissociati, politicanti o vanitosi in cerca di credibilità e ammirazione.
La modalità dell’iniziativa di Genova non ci porrebbe alcun problema se fosse animata da queste stesse esigenze, ma sarebbe insopportabile se contribuisse — volontariamente o meno — a screditare percorsi di lotta e di approfondimento di idee. Perché, come dicevamo all’inizio, un vero dialogo fra anarchici, fra ribelli, non può nascere da un punto di partenza falso. Un falso punto di partenza può solo contribuire a privare della coerenza ricercata dai compagni che hanno animato e animano le lotte di cui si parlerà questa sera a Genova.
Quello che tentiamo di portare avanti è la ricerca di affinità al fine di approfondire il progetto insurrezionale, di complicità oltre le frontiere, di ribelli con cui condividere le lotte sulla base di una metodologia di auto-organizzazione, di attacco e di conflittualità permanente. Il recupero lo si combatte allo stesso titolo del parassitismo. Speriamo che queste righe permettano ai compagni di qui e di altrove di prendere conoscenza di questo problema e di aprire possibilità di scambio e di incontro che non partano da falsi presupposti.
16 giugno 2015
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Pubblicato il 17 giugno 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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