La sindrome di Asti

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A quanto pare non esiste solo la sindrome di Stoccolma, quella sorta di complicità che si instaura fra vittima e carnefice (che viene fatta risalire alla simpatia per un rapinatore di banche manifestata da parte dei suoi ostaggi, piuttosto che al consenso fornito dagli elettori ai loro governanti). Ce n’è un’altra alquanto stupefacente, che potremmo definire sindrome di Asti.
Trae spunto da un aneddoto raccontato da un noto comico-blogger-leader politico in un suo spettacolo. Invitato anni or sono ad esibirsi nel capoluogo piemontese, costui si era come al solito preparato informandosi sulle malefatte della classe politica locale al fine di trarne ispirazione. Aveva così scoperto che quella cittadina poteva vantare in passato un sindaco resosi complice dell’avvelenamento dell’acquedotto municipale. L’acqua, il bene più prezioso, fonte di vita, inquinata grazie al primo cittadino? «È una cosa pazzesca»! Sindaco poi beccato sul fatto, processato, condannato e trombato. Ovviamente si trattava di un episodio troppo ghiotto perché sfuggisse al capopopolo saltellante, e quella sera il pubblico astigiano rise a crepapelle davanti alla sua spassosa rievocazione. Alcuni giorni dopo, tornato nella sua casa ligure, egli ricevette una comunicazione giudiziaria. L’ex sindaco di Asti lo aveva querelato! Incredulo, il comico prese il telefono e lo chiamò: «ma che cazzo fai, mi denunci? Tu denunci me? Ma scusa, è vero o non è vero che lo hai fatto?». La risposta all’altro capo del telefono lo lasciò esterrefatto: «Io l’ho fatto, ma tu lo hai detto».
La sindrome di Asti si sta diffondendo ovunque, anche in ambito extra-istituzionale. Naturalmente qui la rievocazione delle bassezze del passato (o del presente) non spinge a querele, quanto a insulti, boicottaggi, spedizioni punitive, calunnie. Oppure a ridicole e scivolose risposte. Ma il senso è il medesimo: ricordare le bassezze diventa riprovevole. Meglio l’oblio, il più interessato possibile.
C’è chi sguazza nella merda? Chi protesta contro gli schizzi ed il fetore vuole solo fare polemica ed è mosso da rancori personali.
C’è chi dondola sull’altalena dell’opportunismo? Chi lo nota sta gettando merda sui compagni che si muovono.
C’è chi si fa indicatore della polizia? Prendersela è da rivali politici a caccia di un pretesto.
C’è chi millanta? Chi smentisce e pone il problema non è altro che un proprietario.
Per chi è affetto dalla sindrome di Asti esistono solo i più miserabili intrighi della politica. Tutto il resto è noia.
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Pubblicato il 26 giugno 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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