La rivoluzione fallita

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Credo in una rete libera, democratica, gratuita, trasparente, imparziale. Credo in una Rete rivoluzionaria, capace di rovesciare le gerarchie stabilite a favore di una partecipazione ampia, diffusa, popolare. Credo nella circolazione gratuita di contenuti, contro lo strapotere di cartelli mediatici e obsoleti detentori di copyright. Ho sempre creduto in questo, ci credo ancora perché è un mio sogno, ma niente di tutto questo è vero, la cruda realtà è che siamo un popolo di schiavi in cerca perenne di un padrone o di una moda da seguire.

Cambiano i governi, cambiano le facce e cambiano persino radicalmente gli schieramenti politici, ma l’obbiettivo rimane lo stesso, potere, autolegittimarsi, dividere in classi, penalizzare chi lavora e vive con orgoglio e dedizione, premiando chi si adegua e partecipa alla mattanza sociale.

Lo so, sono consapevole di essere un ingenuo, utopico e sognatore, perché da decenni combatto per portare avanti le idee per una rivoluzione culturale che possa realmente cambiare lo schifo che mi circonda, mentre in molti usano queste idee soltanto come propaganda politica o personale, che di fatto ingabbiano il malcontento e il desiderio di cambiamento generale, per poi deprimere la rivoluzione culturale al rango di mera protesta controllata con il fine ultimo di rigenerare quelle classi di controllo per mantenere un potere opprimendo chi non si adegua a questo schema.

Si sa, è sempre stato cosi, il sistema millenario ha bisogno di tanto in tanto, di una valvola di sfogo per potersi rigenerare ogni volta in maniera più subdola, forte ed opprimente. Purtroppo anche chi ha usato queste idee come grimaldello per intaccare il sistema si è adeguato lasciando il sogno rivoluzionario nella lista della desiderata collettiva. Se questa è una rivoluzione culturale, di sicuro abbiamo idee diverse su quello che significa fare riforme e fare rivoluzioni. Troppo facile far finta di essere eroi con privilegi e basi economiche che ogni singolo cittadino può solo sognare.

Ne prendo atto, per molti la fantomatica rivoluzione della rete contro i partiti è stata solo una scalata ai vertici con ascensore.

Sono poche le persone che mi conoscono intimamente per sapere qual è la mia visione politica, anche se basterebbe leggere attentamente quello che pubblico per farsi un idea. Per rivoluzione culturale non ho mai intenso un semplice cambiamento di regime, ma una trasformazione profonda della società intera, su nuove basi. Non si tratta di barattare una dittatura particolarmente odiosa in cambio di una democrazia con la sua casta di politicanti, oppure una democrazia parlamentare particolarmente corrotta con una democrazia più “onesta”, ma di abbattere tutte le istituzioni che pretendono di dirigere la vita.

Non voglio una rivoluzione politica che cambia i volti dei potenti, ma una rivoluzione sociale che distrugge ogni potere politico, per rimettere la responsabilità e l’organizzazione della vita sociale nelle mani di tutti.

La rivoluzione sociale è nella coerenza fra i fini ed i mezzi. Sono convinto che se si utilizzano metodi e procedimenti politici e autoritari, ciò non può che dare come risultato politici e autoritari. Ecco perché la rivoluzione culturale in rete tanto acclamata dal movimento 5 stelle è fallita, la cyber politica non vuole organizzarsi in partito politico, né in organizzazioni centralizzate, né servirsi di mezzi che appartengono al potere che lo legittimano come elezioni, petizioni, manipolazioni, collaborazione e partecipazione al potere.

So di non essere nessuno, ma nessuno sarà mai come me, per questo non accetto nessun capo, né del potere, né della contestazione, mentre prediligo il dialogo su problemi veri che impattano sulla vita di tutti noi, ma chi vive di sistema non ha morale e onesta intellettuale per confrontarsi con persone libere.

Parliamoci chiaro “loro” non esitano a sacrificare la vita delle persone per preservare il potere e sono cosi ipocriti che ci fanno la morale, dicendo che gli insoddisfatti di questo mondo devono rispettare le “loro” regole scritte a posteriori per dare una parvenza alle scuse affinché non sembrino cosi campate in aria, è chiaro a tutti che il potere si mantiene sia con la forza e denaro, sia grazie alla menzogna ed alla falsa morale.

Per quanto si voglia nascondere la realtà dietro un sogno rivoluzionario, il nostro sistema sociale e l’umanità stessa sprofonda nella palude del profitto economico cui tutto deve essere assoggettato, più cresce questa disperazione e più spinge a dire addio alla vita, piuttosto che ribellarsi a delle leggi scritte da uomini che sembrano sempre più dei semplici consigli per gli amici.

Per placare questo mal di vivere, per indurci a continuare a svolgere la nostra funzione di servi volontari, i nostri signori e padroni ci danno giocattoli con cui svagarci. Spremono le nostre energie per tutta la settimana e poi ci trastullano con eventi nel weekend per distarci con la tecnica di anestesia sociale.

Avvelenano l’aria che respiriamo, i cibi che mangiamo, poi ci regalano concerti in piazza o manifestazioni per farci sfogare. Ci allontanano dal centro cittadino in cui vorremmo vivere per farlo attraversare ai soli turisti che lo consumano e poi ci invitano a partecipare ad “eventi” di pura propaganda.

Dentro e fuori le mura, siamo tutti prigionieri di questo mondo dove l’imperio dell’autorità e del denaro non lasciano spazio, non lasciano movimento, non lasciano più vita. Ed ora che persino la sopravvivenza si fa sempre più difficile, cosa ci resta per consolarci? Rimanere aggrappati alla speranza di una politica diversa?

PS: dedicato ai pochi rimasti coerenti

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Pubblicato il 8 luglio 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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