La paglia brucia

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Centoquindici anni fa, il 29 luglio 1900, l’Italia si ritrovò all’improvviso senza re. Ma il monarca Umberto I non venne detronizzato da un colpo di Stato o da una rivoluzione, da un voto parlamentare o da un referendum popolare. No, era stato abbattuto dalle rivoltellate esplose da un singolo individuo — l’anarchico Gaetano Bresci — giunto dall’America per vendicare il massacro avvenuto due anni prima a Milano ad opera del generale Bava Beccaris durante i moti per il pane.
All’epoca il gesto di Bresci fu applaudito da gran parte della popolazione, ma duramente condannato da tutte le forze politiche (anche da quelle composte da sovversivi). La cosa non stupisce, anzi, è talmente ovvia. Gli esseri umani in carne ed ossa, che vivono e soffrono, che hanno un cuore ed una dignità, non possono che gioire davanti alla morte del tiranno. Ma gli esseri di paglia, quelli che amano calcare il palcoscenico della politica, non possono tollerare che qualcuno decida di uscire dalla rappresentazione. Ne va del loro ruolo e dei loro applausi. Per tutti costoro — reazionari, socialisti o anarchici — Gaetano Bresci fu solo un criminale, un folle, un provocatore.
Con il passare degli anni la figura del tessitore di Prato venne rivalutata ed egli diventò suo malgrado un personaggio e, in quanto tale, adatto per qualche copione. Il che spiega il motivo per cui oggi il suo nome viene celebrato anche dai moderni esseri di paglia, ovvero da chi strilla contro i folli e i provocatori che si ostinano ad uscire dalla rappresentazione. Ad una comoda distanza temporale, la rivoltella di Bresci può ben essere ammirata. Bruciate quelle distanze e comparirà qualche essere di paglia a ricordare che il potere non si concentra e non si incarna più in un re, che è diffuso in un intero sistema sociale che quindi deresponsabilizza e che bla-bla-bla…
Chiacchiere doppiamente ipocrite. Da un lato perché l’autorità, per essere esercitata, ha pur sempre bisogno di esseri umani che comandano (e di altri che obbediscono). Dall’altro perché, se un sistema non può certo essere abbattuto da un paio di rivoltellate, può essere comunque sabotato. Ad esempio, anche oggi, 29 luglio 2015, centoquindici anni dopo gli spari di Monza, qualcosa è successo. Alcuni cavi lungo i binari dell’Alta Velocità fra Fidenza e Fontanellato sono stati dati alle fiamme, mentre nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino sono state le sterpaglie a prendere fuoco in quello che viene presentato come un atto doloso.
«Quelle fiamme sono opera di criminali, di folli, di provocatori», dicono gli esseri di paglia. Questi esseri di paglia sono suscettibili ai fiammiferi, diciamo noi. Oggi come allora — fra un treno in ritardo ed un volo cancellato — Viva Bresci!
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Pubblicato il 31 luglio 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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