Fuochi sacri

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(articolo condiviso)

«Il fuoco di Prometeo, rubato con astuzia, è proprio un fuoco “tecnico”, un processo intellettuale, che differenzia gli uomini dalle bestie e ne consacra il carattere di creature civilizzate», assicurava un celebre studioso dell’antichità greca.
Ma, se dalla mitologia si passa alla storia, quale esempio si potrebbe fare di questa tecnica ardente che esalta la civiltà a scapito dell’animalità, vediamo… Hiroshima o Fukushima?
Che la promessa di vita della scienza si sia rivelata già da tempo una minaccia di morte, se ne sono accorti praticamente tutti. Ciò non toglie che questa divinità continui ad essere idolatrata dai più, incuranti del numero di vittime sacrificate sui suoi altari. Religione laica moderna, essa impone i suoi dogmi pretendendo di stabilire cosa sia la realtà e quali le sue leggi, attraverso «l’insieme delle conoscenze quale si è configurato nella sua struttura gerarchica, nei suoi aspetti istituzionali e organizzativi». Da cui lo stretto legame fra camici bianchi, toghe, uniformi e doppiopetto.
Se esistono cittadelle della giustizia, della polizia e dell’esercito, va da sé che esistono anche cittadelle della scienza. E non si tratta di quartieri generali in cui lavorano i difensori del potere, quanto di aree commerciali a metà fra il museo celebrativo e il baraccone da fiera, costruite per attirare e spennare i gonzi.
Ebbene, questi luoghi hanno dimostrato di essere sensibili non solo al fuoco di Prometeo.
Lo scorso 20 agosto è scoppiato un incendio alla Città delle Scienze di Parigi — la più grande d’Europa — le cui fiamme si sarebbero sprigionate nel cantiere di un centro commerciale (comprensivo di sala cinematografica) che dovrebbe sorgere al suo interno, progetto per cui sono stati investiti 110 milioni di euro. L’incontro fra scienza, spettacolo e merce ha fatto scintille: oltre 10.000 mq sono andati in fumo, nonostante i 120 pompieri intervenuti siano stati aiutati dalla pioggia. Gli inquirenti sospettano si sia trattato di un cortocircuito prodotto nella sola zona dove i sistemi anti-incendio non erano in funzione.
Questo episodio ci riporta alla mente la sera del 4 marzo 2013, quando un violento incendio distrusse quattro dei sei capannoni che compongono la Città della Scienza di Napoli. Allora, in una notte limpida priva di nuvole, ai pompieri ci vollero tredici ore per domare le fiamme. Chi sia stato il responsabile è rimasto un mistero. Trattandosi di un incendio senza dubbio doloso, gli inquirenti hanno finito con l’indagare un guardiano il quale difficilmente sarà in grado di risarcire i 50 milioni di danni.
Del resto, a chi mai potrebbe saltare in mente di radere al suolo simili posti? A un pazzo, a un criminale, o magari a un appassionato di alchimia desideroso di «forare il tamburo della ragione ragionante e contemplarne il buco». A nessun altro, è ovvio.
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Pubblicato il 23 agosto 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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