WASHINGTON POST: L’INTERVENTO RUSSO IN SIRIA MANDA ALL’ARIA I PIANI AMERICANI

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Il Washington Post riconosce candidamente che gli USA stavano conducendo dei “piani” in Siria, e che il recente intervento della Russia li sta impietosamente mandando all’aria. I piani USA erano piuttosto chiari: rovesciare uno degli ultimi regimi laici del Medio Oriente, quello di Assad, supportando direttamente gruppi armati ribelli (e alimentando un conflitto che ha dilaniato la Siria per anni e causato un esodo di rifugiati senza precedenti). I piani russi sembrano ora altrettanto chiari: impedire questo rovesciamento, opponendosi a ISIS, ribelli, e agli stessi USA. Dopo un trentennio la Russia sta recuperando il suo ruolo di grande potenza geopolitica.

di Liz Sly, 26 settembre 2015

BEIRUT — Il crescente intervento militare russo in Siria potrebbe potenzialmente rovesciare le sorti del conflitto siriano in favore del Presidente Bashar Al-Assad, mandando per aria il piano americano di una sua cacciata, e segnando una nuova fase del conflitto che dura ormai da quattro anni.

È difficile capire esattamente cosa intenda fare la Russia col suo crescente dispiegamento di truppe, carri armati e aerei da guerra in una zona nevralgica della Siria, sulla costa nord, dove si trova la famiglia di Assad. Così dicono i funzionari militari degli USA, che riferiscono di non essere stati consultati in merito alle mosse militari della Russia e di essere stati presi alla sprovvista da questo intervento.

Ad ogni modo, l’attività russa ha già mandato per aria tre anni di piani americani in Siria, scombinando tutti i calcoli e i progetti su come sarebbe andato a finire il conflitto, progetti che non sono andati a compimento e probabilmente non ci andranno mai.

Primo tra tutti l’aspettativa, espressa molto spesso dai funzionari dell’amministrazione Obama, che tanto l’Iran quanto la Russia si sarebbero stancati di sostenere un regime siriano sotto assedio, e sarebbero giunti alla stessa conclusione degli americani, e cioè che Assad deve essere detronizzato in vista di una negoziazione sulla transizione del potere in Siria. Il buon esito dei negoziati sul disarmo nucleare condotti con l’Iran in luglio avevano ulteriormente sollevato delle speranze sul fatto che Washington e Teheran si sarebbero infine trovati d’accordo sul caso siriano.

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E invece sono arrivati centinaia di soldati russi, potenti jet da combattimento e mezzi blindati in una base aerea recentemente ampliata nella provincia di Latakia, il che sembra essere il segnale di una convergenza di interessi tra Mosca e Tehran a supporto di Assad.

Questo intervento ha dato un fondamentale impulso al regime siriano, in un momento i cui i lealisti del governo stavano perdendo terreno sotto i colpi dei ribelli, ed è stato salutato con favore, oltre che dalla Siria, dall’Iran e dai loro alleati.

Gli americani pensavano che i negoziati con l’Iran potessero includere un accordo sulla Siria, ma la questione non è ancora risolta“, ha detto Hasan Nasrallah, leader della milizia Hezbollah del Libano, e capo dei combattenti che sono stati fondamentali che garantire la permanenza di Assad al potere, durante un’intervista televisiva lo scorso venerdì. “I negoziati riguardavano solo la questione nucleare.”

I nuovi e potenti armamenti introdotti sulla scena dai Russi offriranno un vantaggio qualitativo importante alle forze governative di Assad, ormai esauste, vanificando almeno per il momento le possibilità di un suo crollo imminente, secondo Chris Harmer dell’istituto Study of War, con sede a Washington.

Questo prolunga per un tempo indefinito le possibilità di sopravvivenza di Assad“, ha detto. “Fino a che potrà contare sul supporto di Iran e Russia, potrà sopravvivere.”

L’intervento rischia anche di prolungare, intensificare e forse espandere la guerra, se, come viene ampiamente ritenuto, le forze russe utilizzeranno la loro potenza di fuoco non contro lo Stato Islamico, ma contro i ribelli che stanno cercando di rovesciare Assad, alcuni dei quali sono appoggiati dagli Stati Uniti.
I funzionari russi hanno descritto il loro dispiegamento di truppe come parte di un nuovo sforzo bellico contro lo Stato Islamico, nel contesto di un sempre crescente dubbio sull’efficacia della vacillante strategia adottata dall’amministrazione Obama. I piani statunitensi di addestrare ed equipaggiare una forza bellica siriana per combattere i gruppi estremisti si sono rivelati un fallimento imbarazzante. La campagna di bombardamenti aerei che dura già da un anno, dal canto suo, non ha avuto alcun impatto evidente sul controllo che lo Stato Islamico ha sui territori siriani.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha proposto di costituire una coalizione internazionale per combattere gli estremisti, coalizione che dovrebbe includere Iran e Siria, e sarebbe presumibilmente guidata dalla Russia, e accompagnata da trattative di pace che si terrebbero a Mosca, e nelle quali Assad giocherebbe un ruolo chiave. Le proposte, che Putin potrebbe sviluppare questo lunedì durante un discorso rivolto alle Nazioni Unite, nonché durante i colloqui col Presidente Obama, fanno pensare che ci potrebbero essere due grandi coalizioni rivali a combattere lo Stato Islamico, e due trattative per la pace rivali e contraddittorie.

Il viceministro degli esteri iraniano agli affari arabi e africani, Hossein Amir-Abdollahian, parlando dopo gli incontri con i funzionari russi a Mosca, questo martedì, ha lasciato pochi dubbi sulle intenzioni dell’Iran.

Iran e Russia sono interlocutori importanti per le trattative di pace che riguardano la crisi in Siria“, ha detto, aggiungendo che “Bashar Al-Assad, il legittimo presidente del paese, dovrebbe prendere parte alle trattative sul futuro politico della Siria“.

Non è chiaro fino a che punto gli interessi russi e iraniani coincidano.

Fino a che non è diventato evidente che la Russia stava dispiegando truppe militari, ad agosto, l’Iran era stato l’unica potenza estera effettivamente influente in Siria. La Russia ha sempre fornito armi ed equipaggiamenti all’esercito siriano durante la guerra, ma è stato l’Iran ad intervenire con il denaro e gli uomini necessari per contrastare la ribellione. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran ha inviato uomini a combattere e dare consiglio a fianco delle truppe siriane, nonché milizie sciite sostenute e finanziate dall’Iran, in particolare ha inviato militanti di Hezbollah, che si sono rivelati fondamentali per permettere ad Assad di mantenere il controllo sulla capitale, Damasco.

Il recente dispiegamento di forze russe è stato preceduto da una serie di visite di funzionari iraniani a Mosca, tra cui una, in luglio, da parte del generale maggiore Qasem Soleimani, comandante della potente Quds Force, che fa parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. Ciò suggerisce che il dispiegamento di forze sia stato concordato con l’Iran.

In ogni caso l’intervento russo mette in discussione l’influenza dell’Iran in Siria, nella stessa misura in cui sfida il ruolo relativamente limitato giocato dagli Stati Uniti, dice Marc Pierini, di Carnegie Europe.

La Russia sta anche dando un segnale all’Iran“, ha detto. “Il dispiegamento di forze russo in Siria è un modo per controbilanciare l’influenza iraniana“.

L’Iran non ha dato il suo supporto alla coalizione russa, e durante la riunione delle Nazioni Unite di venerdì, il presidente iraniano Hassan Rouhani sembra aver escluso che lo farà. “Non vedo un’intesa tra Iran e Russia per combattere il terrorismo in Siria“, ha detto Rouhani a un gruppo di giornalisti.

L’Iran potrebbe, comunque, lasciare spazio all’intervento russo più o meno per la stessa ragione per la quale gli Stati Uniti speravano che Tehran si sarebbe messo contro Assad — perché il sostegno al regime siriano è diventata una dispendiosa fatica, secondo Kamel Wazne, analista politico di Beirut vicino alle posizioni iraniane.

I russi stanno dicendo a Iran ed Hezbollah, ‘Siamo noi a decidere in questa regione del mondo’ ?” si è chiesto. “L’Iran ed Hezbollah accoglieranno con favore l’iniziativa, perché la guerra in Siria li ha prosciugati“.

C’è stato un gran numero di perdite tra i militanti di Hezbollah in Siria, e non se ne vede la fine“, ha aggiunto. “Se hai un mal di testa e arriva qualcuno a dirti che se lo vuole prendere, tu dici solo ‘ok, puoi tenertelo‘”.

Quanto di questo mal di testa la Russia abbia voglia di prendersi togliendolo alle estenuate forze lealiste, è ancora da vedere, dicono gli analisti militari. Sia la Russia che la Siria negano che le truppe russe stiano partecipanti in missioni di terra, sebbene i funzionari di entrambi i paesi non abbiano escluso che lo potrebbero fare.

Ad ogni modo il dispiegamento di forze sta continuando, con mezzi aerei ed equipaggiamenti che stanno arrivando di giorno in giorno, secondo i funzionari statunitensi e le immagini via satellite. Le immagini recentemente ottenute da IHS Jane’s, società di consulenza per la difesa, mostrano che la Russia sta espandendo la propria presenza in due nuovi siti a nord dell’aeroporto di Latakia, e sta costruendo nuovi edifici e tende dello stesso tipo di quelle usate dalle unità militari russe.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby, la scorsa settimana ha detto che l’intervento sarà bene accolto se la Russia ha intenzione di giocare “un ruolo costruttivo” contro lo Stato Islamico, ma non se il suo obiettivo è quello di dare un appoggio ad Assad, “perché è stato il regime di Assad ad essere un magnete dei terroristi all’interno della Siria“.

La maggior parte degli analisti dubita che l’impegno russo in Siria diventerà così profondo e invadente come quello in Afghanistan degli anni ’80, quando le truppe russe finirono impantanate in una sanguinosa guerra di logoramento contro i ribelli afghani sostenuti dagli Stati Uniti [i mujaheddin, che in seguito avrebbero costituito i gruppi talebani, NdT], che attirarono combattenti jihadisti da tutto il mondo.

Ma quasi qualsiasi combattimento nel quale i russi possano essere coinvolti, li porterebbe in conflitto tanto con i ribelli anti-Assad quanto con lo Stato Islamico, che si trova a centinaia di miglia a est delle basi navali russe.

I russi combatteranno contro chiunque si ponga contro Assad“, ha detto Wazne, l’analista di Beirut. “Non vedono alcuna differenza tra l’opposizione e gli estremisti“.

Se questo intervento sarà efficace per far finire la guerra è un’altra questione, dice. “Se non c’è una soluzione politica, il conflitto si trascinerà per un tempo molto lungo. Ma i termini del conflitto saranno chiari, e Assad verrà protetto dai russi“.

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Pubblicato il 29 settembre 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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