Ignoranza senza frontiere

«Portate la guerra? Temete il vostro vicino? Allora eliminate le frontiere – Così non avrete più vicini.
Ma voi volete la guerra, ed è per questo che per prima cosa allestite delle frontiere»
F. Nietzsche
changer-le-monde
L’Ungheria sta per realizzare una recinzione attorno alle sue frontiere con la Serbia: alta quattro metri e lunga 175 chilometri, rappresenterà una chiara posizione contraria ai vicini indesiderabili — no entry! La giustificazione è la seguente: l’Ungheria avrebbe già fatto troppe concessioni nel mercato annuale europeo della migrazione in rapporto a tutti gli altri Stati, e perciò non è disposta a immagazzinare ulteriori merci inutilizzabili. La Spagna ha la stessa posizione: nelle due enclave di Ceuta e Melilla a nord del Marocco, le numerose cancellate già esistenti di sei metri di altezza vengono regolarmente raddoppiate. Per di più, nuove leggi consentono ormai ufficialmente alla Guardia Civil di bastonare e respingere direttamente sul lato marocchino la merce straniera inutilizzabile che riesce malgrado tutto a superare quella barriera teoricamente ermetica. Vivi o morti. La Grecia, la cui crisi capitalista naviga verso il suo zenith, lascia i rifugiati a crepare per strada o li incarcera nei campi o li porta in celle che restano chiuse 23 ore al giorno. E quando il risultato non è l’assassinio per mancanza di cure mediche come è accaduto a un siriano il 24 luglio in un campo di Lesbos, cosa si vuole di più? Calais, cittadina portuaria, è un altro esempio dell’ospitalità europea. Da anni, questa piccola città addormentata è la strozzatura che collega il continente europeo all’Inghilterra. Nell’ultima settimana, centinaia di rifugiati hanno tentato di dare l’assalto all’Eurotunnel: pestaggi, ferimenti e morti (undici morti dall’inizio del giugno 2015) erano e sono le conseguenze dell’azione di sbirri francesi e inglesi — e questo da anni! Intanto in Germania alcuni neonazisti moltiplicano i loro attacchi incendiari contro i centri di accoglienza per richiedenti asilo, mentre gli amministratori di questi stessi luoghi agiscono in maniera non meno fascista. Alla frontiera del Canton Ticino (Svizzera/Italia), vengono utilizzati droni per snidare e arrestare gli indesiderabili. Attraverso tutta la Svizzera sono previsti nuovi campi, con l’allestimento di villaggi di tende o il riutilizzo di bunker della protezione civile. Anche qui si procede in conformità col detto: «Le buone nel pentolino, le cattive nel gozzino»* e in maniera ancora più efficace rispetto a quasi dappertutto in Europa. L’importante è che tutto avvenga senza intoppi, in fretta e con discrezione.
Di fronte a questa guerra interna dell’Europa contro gli indesiderabili, di cui ciò che viene sopra descritto costituisce solo la punta dell’iceberg, l’emozione dovrebbe essere quanto meno opportuna.
Emozione?
No, non parlo dell’emozione umanitaria che provoca surrogati d’azione quali concessioni utili a risollevare la propria cattiva coscienza, o il fatto di occuparsi delle «vittime» passive. Ciò di cui parlo, e che manca palesemente, è una emozione rivoluzionaria che, sospinta dalla chiarezza, l’empatia e la rabbia, s’indirizzi contro le strutture che esercitano questo terrore quotidiano. Non basta avere consapevolezza delle strutture glaciali e assassine dello Stato e dell’economia, così come non si tratta di accettare in silenzio la guerra sociale che qui incombe. Lo sconforto e la lamentela non fanno che alimentare una servile rassegnazione che finisce per ingoiare tutto, comprese le nostre pene. Affinché l’emozione divenga rivoluzionaria, ha bisogno di idee sovversive; della prospettiva di una vita improntata alla dignità per tutti; e di conseguenza del rifiuto di tutti i meccanismi autoritari che costituiscono questa società. Questo processo significa intraprendere un confronto quotidiano con se stessi e con la società, creare ed approfondire legami sociali diretti e coltivare una certa audacia. Solo così questa specie di emozione potrà trasformarsi in azione diretta, che produrrà a sua volta nuove idee per altre azioni.
Una cosa è chiara: le frontiere devono sparire; quelli che le costruiscono, le trasportano, le approntano, le proteggono, le possiedono, le gestiscono, devono sloggiare; quelli che ordinano e pianificano la loro messa in atto devono levarsi dai piedi; quelli che ne testano e ne migliorano la qualità devono smammare. Tutto ciò deve cessare!
* Espressione popolare tratta da Cenerentola dei fratelli Grimm, allorché la sventurata si fa aiutare dagli uccelli per fare la cernita delle lenticchie rovesciate nella cenere. L’espressione significa selezionare la piccola parte interessante all’interno di una massa sporca e informe.
Annunci

Informazioni su HDMarsil

L' informazione deve essere libera di viaggiare senza filtri, condizionamenti e manipolazioni. Come un raggio che si riflette su una superficie levigata, rimbalza, si espande.

Pubblicato il 16 ottobre 2015 su Il raggio riflesso. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: