Il Rom che si morde la coda

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Creano problemi. Il bambino Rom che mi è scappato dalla finestra della scuola a Biauzzo – con la bidella che ha dovuto corrergli dietro – mi ha creato il problema di omessa custodia di alunno, anche se non ho avuto alcuna sanzione disciplinare. Sua sorella che si rifiutava di venire a lezione, con la maestra titolare che mi disse aspramente: “Perché devo farmi carico dei tuoi compiti?”, mi ha creato il problema di essere sgridato da una collega, alla quale avrei voluto rispondere: “Non sapevo che nei miei compiti ci fosse anche quello di prendere di peso una bambina e trascinarla in una stanza”. I due fratelli Hudorovich e il loro cugino, che seguivo in un’altra scuola, a Talmassons, stavano per conto loro a ricreazione ma mi creavano problemi quando facevano dispetti ai bambini “gagi”, che venivano da me a protestare. Le tre zingare che trovai in cortile e che feci entrare anziché mandar via, non mi crearono problemi più di tanto, poiché senza che me ne fossi accorto e quando ancora non ero rientrato, mi avevano preso solo pochi spiccioli. Me ne avrebbero procurati, di problemi, se avessi tardato un po’ e loro avessero scoperto lo stipendio che avevo da poco riscosso e che tenevo nel cassetto del comodino in camera. Per fortuna, sentendo una macchina fermarsi davanti casa, erano scese precipitosamente dal primo piano e si erano fermate sul portone del cortile, pronte a scappare se il padrone di casa avesse accennato ad afferrare un bastone. Cosa che non è avvenuta.

Sembra infatti che anche per loro valga la regola generale, forse l’unica regola universale che vale per tutti: chi pecora si fa è un coglione da sfruttare. Chi lupo si fa è meglio scappare a gambe levate. Erano gli anni in cui credevo che l’umanità fosse educabile e non mi ero ancora voluto rendere conto che invece l’umanità è un insieme di milioni di stupidi vermi putridi e parassiti, di cui solo pochissimi si salvano. I Rom, indubbiamente, creano problemi perché non si attengono, né intendono attenersi, alle regole dei sedentari. Che sono cordialmente odiati e disprezzati. I tre Hudorovich, fratelli e cugino, me lo dicevano in tutta sincerità: “Furlani, razza maledetta!”. Il bambino e sua sorella che frequentavano la scuola a tempo pieno di Biauzzo non me lo dicevano ma lo facevano capire. Le maestre si meravigliavano che d’inverno, quando tutti gli altri stavano in cortile con giubbotti e cappotti, loro due stavano in maglietta e pantaloni: sistema immunitario invidiabile. Ai tre Hudorovich di Talmassons, invece, facevo lezioni sui cavalli, che era l’unico modo per avere la loro attenzione. Il padre trafficava in equidi come da antica tradizione.

Gli antropologi ci spiegano che l’avvento dell’era industriale capitalistica ha messo ancora di più ai margini Rom, Sinti e Calderas, perché le automobili, i trattori e le altre macchine agricole hanno sostituito i cavalli, mentre le pentole rotte si buttano anziché darle ai Calderas da aggiustare. Quindi, se volevano sopravvivere, i nomadi dovevano inventarsi modi per tirare a campare, tra cui il furto che ne è il modo principe. Luigi Luca Cavalli-Sforza direbbe che i nomadi sono gli eredi delle popolazioni di cacciatori-raccoglitori e rubare ai sedentari non è altro, per gli uomini, che andare a cacciare, mentre chiedere l’elemosina non è altro, per le donne, che andare a raccogliere bacche e tuberi.

Se poi qualche ragazzina minorenne va anch’essa a rubare invece che a chiedere l’elemosina, è perché, strategia di sopravvivenza, si sono accorti che i minorenni per la nostra legislazione penale non sono punibili. Quando nella metro di Roma ogni macchinetta dei biglietti ha la sua nomade che chiede l’elemosina, vuol dire che stanno parassitando i viaggiatori, esattamente come le zecche e le pulci che succhiano il sangue ai cani senza ucciderli. Zecche e pulci non possono farne a meno, perché quella è la loro natura e probabilmente anche i Rom non possono farne a meno, essendo che per secoli non hanno saputo fare di meglio.

Il lato positivo della faccenda è che, essendo “figli del vento”, non si lasciano irregimentare in un apparato, sono ribelli costituzionali e rifiutano di diventare “schiavoratori”. Questo è il bello dal loro punto di vista, non avere una sveglia che gli suona nelle orecchie al mattino presto, ma dal punto di vista degli altri, noi “gagi”, è diverso. Infatti, da almeno dieci secoli sono malvisti, allontanati e perseguitati. Quando arrivava il circo in città, sparivano i gatti, dati da mangiare ai leoni. I circensi sono Sinti come i giostrai e quindi nomadi anche loro. Oggi non hanno più bisogno di rapire cani e gatti perché ricevono milioni di euro all’anno di finanziamenti pubblici. Con la scusa che il circo è cultura.

I Rom che non lavorano nello spettacolo, ricevono anch’essi case popolari, bollette di luce e acqua pagate dal Comune e altre agevolazioni. Gli viene fatto questo servizio sperando di farli integrare, o almeno farli smettere di rubare, nello stesso modo in cui il ministero della pubblica istruzione ai miei tempi mi aveva ingaggiato come insegnante di sostegno per i nomadi. Il fatto è che, se è cristiano aiutare chi ha bisogno, diventa stupido aiutare chi non vuole essere aiutato e ricorda quei boys-scout che prendono la vecchietta sotto braccio per farle attraversare la strada, dovendo fare la loro buona azione quotidiana, senza accorgersi che la vecchietta non voleva attraversarla e che, strepitando, gli sta pure dando l’ombrello in testa.

Ecco, i Rom ripagano il ben volere istituzionale dei “gagi” continuando imperterriti a rubare, tanto è vero che, a giudicare dalle macchine di grossa cilindrata parcheggiate nei campi nomadi e da denaro e gioielli che ogni tanto le forze dell’ordine vi trovano, non si tratta più di sopravvivenza, ma di arricchimento. Essendo esseri umani come tutti gli altri, anch’essi amano il lusso e non si pongono limiti all’accumulo di denaro, benché il Vangelo dica di usare moderazione. La loro religiosità, superiore a quella degli altri cattolici, non li salva né agli occhi dei correligionari defraudati, né come regola di vita morigerata autoimposta. Non vedrete mai un Rom con un’utilitaria perché, come disse Mansueto Levacovich, se si deve scappare in fretta e furia perché stanno arrivando gli sbirri, è necessario che sia una macchina di grossa cilindrata a trainare la roulotte, perché una FIAT 500 non ce la farebbe. Lo stesso Levacovich, che fu il primo Rom eletto in Italia, nel consiglio comunale di Udine con la Lista Verde e che resistette solo poche settimane, ricevette qualche colpo di pistola una notte, da un Rom di un altro accampamento. E questo significa che essere figli del vento e non avere padroni, idea romantica e anarchica quanto si vuole, non li esime dalle violenze e dai contrasti con familiari o affini o rivali. Esattamente come avviene a volte fra vicini di casa sedentari. Il morto, ci può scappare sia che si tratti di “gagi”, che si ammazzano perché il cane ha fatto pipì sull’insalata del vicino, sia che si tratti di Rom che si ammazzano per la spartizione del bottino dell’ultima rapina. Non si salva nessuno e la Discordia corre dietro a tutti.

Tra il radere al suolo i campi nomadi come dice Salvini e aprire le porte a Cristo, come disse il Papa polacco, c’è forse una via di mezzo o forse no. Cacciatore-raccoglitore non puoi più farlo, perché diventeresti bracconiere e le bacche dei boschi non ti sfamano. Forse una soluzione sarebbe il reddito di cittadinanza, a nomadi e sedentari indifferentemente, se tutti costoro si accontentassero di 700 euro mensili. Se è giusto che ognuno si scelga lo stile di vita che preferisce, ovvero di vivere senza lavorare, è anche giusto che i beni privati faticosamente accumulati siano tutelati, altrimenti si va a colpire la vecchietta e la sua pensione, attirandosi l’odio dei sedentari.

I Rom rubano e fanno scandalo perché lo fanno al di fuori dell’ombrello protettivo delle leggi. I politici rubano sotto l’ombrello protettivo delle leggi, ma non fanno abbastanza scandalo, benché ultimamente il malumore nei loro confronti sia in crescita. E ciò avviene perché la gente è stata abituata ad avere rispetto per le istituzioni, indiscutibilmente buone per forza di cose, mentre nomadi e vagabondi sono disprezzabili per principio, perché la cultura dei sedentari, cioè dei discendenti delle popolazioni agro-pastorali, ha allestito tutto un castello di preconcetti di quel genere. Per evitare che le minorenni Rom vadano a rubare, si cambi la legge e gli si faccia provare un po’ di carcere, perché se come dissero le due ragazzine bosniache “tanto le vecchiette devono morire”, nel loro caso di può dire: “tanto i soldi rubati li usate per vestiti all’ultima moda, cioè per cose futili”.

Tanto mi dà tanto. La tua libertà finisce dove comincia la mia. La tua ignoranza è la nostra rovina, ma questo si può applicare anche ai sedentari. I Rom, come i musulmani, non sanno che è in atto una campagna di odio nei loro confronti. Quando i sedentari cristiani s’incazzeranno contro di loro, saranno dolori per tutti. Loro cadranno dalle nuvole e si atteggeranno a vittime, noi ci prenderemo le nostre soddisfazioni ma finiremo male come gli altri, perché i registi di questa situazione si aspettano solo questo: che noi facciamo un passo falso. La guerra civile è una guerra come tutte le altre e porta ugualmente ricchezza ai guerrafondai. E’ un circolo vizioso, un cane che si morde la coda e non si sa dove cominci la coda e dove cominci il cane. Tutti hanno ragione, ma tutti hanno anche torto.
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Pubblicato il 26 ottobre 2015, in informazione e cultura con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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