Né uomo né donna, al contrario…

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( Articolo Condiviso)

Lilith Jaywalker
Una decisione del tribunale civile di Tours, presa la scorsa estate (20 agosto 2015) e non commentata fino a questo momento, è appena stata rivelata dai media i quali la presentano come una «bomba lanciata in faccia al nostro codice civile» (dixit Libération).
Si tratta di mettere finalmente in un caso giuridico (avendo il Diritto orrore del vuoto) gli ermafroditi, gli intersessuati e altri trans-generi. Quegli esseri che nascono con attributi al tempo stesso maschili e femminili, ma in proporzioni insolite da poter essere immediatamente (nella fattispecie: alla nascita) classificati in un genere. Ora, in una società retta dai diktat dei monoteismi e del liberalismo, è indispensabile attribuire un sesso al neonato, per condizionarlo fin dalla più tenera età al suo futuro ruolo di adulto, assegnato dal suo genere. Non si educa alla stessa maniera un ragazzino o una ragazzina; i loro giochi, il loro centro di interessi, i loro diritti e doveri, le loro frequentazioni ed i loro vestiti devono differenziarsi, in modo da prepararli alla futura missione di riproduttori (trici) e consumatori (trici), nell’interesse del mercato.
È per questo che i medici, disorientati, intimano ai genitori di attribuire un «sesso di crescita» al loro bambino intersessuato. E per aiutarli affinché questa scelta prenda forma — nel vero senso del termine (fabbricando dei pisellini o delle tettine) — giocano ai dottor Mengele e fanno subire ai bambini ogni tipo di mutilazione, scaraventandoli in un mondo di sofferenze per arrivare, all’adolescenza, a una distruzione totale dei loro organi genitali di nascita, a vantaggio di pseudo-peni e pseudo-vagine spesso rimasti, o diventati, improduttivi — ma soprattutto ormai incapaci di farli godere.
Essendo fondamentale la terminologia a seconda di ciò che si vuole dissimulare o far apparire, la neo-lingua ha sostituito la parola intersessuato a quella di ermafrodita, privando la prima dei vantaggi della seconda. L’antico ermafrodita, l’androgino, figlio di Hermes e di Afrodite, presupponeva un essere con due sessi, dotato contemporaneamente di forme maschili e femminili. Non avendo a che fare la mitologia con i modi di riproduzione di questi esseri leggendari, le filiazioni si sono succedute senza preoccuparsi della credibilità. Oggi che la Grecia è sotto tutela e che la Presidente del FMI le impone di comportarsi da «adulta», è ora che impari finalmente come si fanno i bambini, e che ammetta che questi esseri, per quanto belli siano, sono dei pietosi riproduttori. Ed ecco come gli ermafroditi passano dal tutto/tutto (al tempo stesso uomini e donne) al né/né (né uomini né donne). Finché la prima missione dell’essere umano, nel corso del suo soggiorno sulla Terra, sarà quella di riprodursi per perpetuare la specie, finché la donna nullipara sarà considerata irrealizzata nella sua femminilità, la sessualità verrà ridotta alla semplice funzione riproduttrice. Ora, piacere e procreazione, se non sono antinomici, sono quanto meno dissociabili.
Se li si lasciasse in pace e avessero la possibilità di crescere senza mutilazioni né iniezioni di ormoni, gli ermafroditi potrebbero essere dei meravigliosi amanti, forti di questa dualità che offre loro un approccio, in situ, di desideri nel contempo maschili e femminili. Avrebbero tutta l’infanzia e l’adolescenza per scoprire il loro corpo, toccarlo, accarezzarlo, gestirlo, sentire là dove fa bene, coltivare una sembianza più vicina ai criteri maschili o femminili, se tale diventasse una loro scelta, o erigere a canone di bellezza la loro ambivalenza sessuale… In breve, per fare ciò che fanno tutti i bambini con ciò che la natura ha donato loro, non essendo più facile — per chi è dotato del solo cervello rettile — essere nato ragazzo, ragazza o ermafrodita.
Quindi, No! L’avvento giuridico del termine neutro non è affatto un successo!
Il neutro è, in linguistica, il genere dato ad una categoria grammaticale in cui si annoverano i nomi di oggetti o di esseri estranei all’attribuzione di un sesso e, formalmente, i nomi che non presentano caratteristiche maschili o femminili (Petit Robert). Il genere neutro è il radicamento dell’ermafroditismo nel regno del né/né. Neutro viene definito colui che si tiene a distanza dai conflitti, che non prende partito, che non è positivo e non è negativo. La tinta neutra è indecisa, senza brillantezza. Il neutro è privo di passione, di originalità, resta freddo, distaccato, inespressivo (sempre Robert). In linguaggio militare e poliziesco, neutralizzare un individuo significa afferrarlo, bloccarlo, immobilizzarlo.
Allora chi può ragionevolmente essere orgoglioso di essere neutro? Per Victor Hugo «in tempo di rivoluzione, il neutro è impotente», e anche qualora ciò fosse prematuro, non è il caso di privare gli ermafroditi dell’esplosione di gioia futura. È per questo che, di fronte al neutro, Lilith propone un’alternativa: aggiungere ai generi maschile e femminile quelli di mascfem e femchile, a seconda che gli ermafroditi preferiscano privilegiare un sesso piuttosto dell’altro. Quattro generi al posto di due, ecco come arricchire l’umanità senza piegarsi all’ingiunzione di riprodursi…
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Pubblicato il 29 ottobre 2015, in informazione e cultura con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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