Un talento sprecato

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Si chiamava Foued Mohamed-Agga ed aveva solo 23 anni. È lui il terzo uomo — identificato solo pochi giorni fa — che ha compiuto la strage del Bataclan a Parigi, dove sono state massacrate 90 persone. Era originario di Strasburgo e, da ragazzo, marinava la scuola, fumava spinelli e pensava solo a divertirsi. Così dicono le malelingue. La sua conversione all’islam radicale è avvenuta solo qualche anno fa, quando ha iniziato a frequentare la moschea, lasciarsi crescere la barba, vestirsi con tuniche bianche, ecc. I suoi parenti ed amici, increduli, lo ricordano come un ragazzo adorabile, gentile, buono. Mentre i suoi ex insegnanti ammettono che, sì, forse, era un po’ troppo «influenzabile».
Ma questa è una caratteristica comune alla stragrande maggioranza dei giovani, in sé non spiega affatto quanto accaduto in seguito. Se non era nato sotto i bombardamenti occidentali, se non era cresciuto in mezzo al terrore e all’odio, se non era erede di una famiglia rigidamente tradizionalista, cosa l’avrà mai indotto a prendere una tale decisione? Cosa può aver colpito e sconvolto talmente tanto la sua mente da spingerlo a compiere un gesto così estremo? I giornali transalpini lo hanno rivelato nei giorni scorsi, tra le righe, riportando le parole del suo vecchio vicino Youssef: «È la sola volta in cui è rimasto deluso, se ne lamentava. Pensava che fosse accaduto perché era di origine straniera». Eccolo qui l’evento che ha cambiato la vita di Foued Mohamed-Aggad, privandola del senso che egli avrebbe voluto darle e consegnandolo nelle mani del fanatismo religioso! Di che si tratta?
Per appena una manciata di punti, Foued Mohamed-Aggad era stato scartato dal concorso per entrare nelle forze di polizia. C’è chi dice che ci abbia provato due volte, e chi rincara affermando che in seguito sia stato scartato pure dall’esercito. Chissà, forse entrambe le tesi sono vere. Ad ogni modo, indubbiamente questa rivelazione riesce a dare finalmente un senso intellegibile alla sua presenza, mitra alla mano, nel Bataclan. Non è stata la rabbia covata di fronte all’indifferenza occidentale per i quotidiani massacri che avvengono in Medioriente a spingerlo a cotanto furore, no. Non è stata nemmeno la voce di Dio, no. E non è stato nemmeno il Modo di Produzione Capitalistico, no. È stato qualcosa di ben più umano e privato, il suo orgoglio calpestato.
Lui, Foued Mohamed-Aggad, si era visto sbattere in faccia le porte delle caserme francesi. Come? Cosa? Ma come si sono permessi quei mangiaformaggi gallonati? Lui, Foued Mohamed-Aggad, inabile al massacro? «Ma ve la faccio vedere, io!», deve aver pensato. Detto fatto. Un viaggio in Siria, un po’ di addestramento sul campo, ed eccolo di ritorno sotto la torre Eiffel pronto a prendersi la sua clamorosa revanche. Facile premere un grilletto ed invocare la legittima difesa, sono buoni tutti! Facile schiacciare un bottone e bombardare dall’alto, sono buoni tutti! Ma entrare in un locale di giovinastri scapestrati senza esitare a farne strage, completamente insensibile alle urla e al sangue… E allora, commissario? E allora, generale? Lo avete visto o no quale valoroso elemento vi siete persi? Ora ammetterete di esservi sbagliati, adesso riconoscerete che in effetti Foued Mohamed-Aggad possedeva davvero tutti i requisiti per entrare nelle vostre fila. E siamo certi che solo le circostanze sfavorevoli ed il tempo tiranno gli abbiano impedito di sfoggiare quelle capacità torturatrici tanto apprezzate nelle stanze buie di commissariati e caserme, di Francia come di tutto il mondo.
Che rabbia per la polizia nazionale e per l’esercito francesi… scartare un simile talento per soli pochi punti…
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Pubblicato il 13 dicembre 2015, in informazione e cultura con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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