Nella calza della Befana

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A quanto pare no, non è solo la Befana a venire di notte. La sera successiva all’Epifania, tra il 6 ed il 7 gennaio, qualcuno con le palle tutte rotte è arrivato davanti alla filiale della Banca Etruria di Ponte San Giovanni, a Perugia. Sprovvisto di carbone da regalare ai perfidi banchieri, ha lasciato sul posto un ordigno rudimentale il quale, rinvenuto al mattino, è stato fatto esplodere dai carabinieri che lo hanno definito a basso potenziale.
Materialmente parlando, può anche essere. Ma il senso di un’azione, per fortuna, non è dato esclusivamente dai suoi risultati quantitativi, che in fin dei conti dipendono da mille circostanze più o meno imprevedibili. Lo si può cogliere soprattutto nel suo aspetto qualitativo. La Banca Etruria è uno dei quattro istituti in questi giorni al centro dello scandalo per aver truffato centinaia e centinaia di risparmiatori con la vendita di obbligazioni spazzatura, venendo poi salvata da un decreto dell’attuale governo fra cui siede una parente stretta di alti funzionari della medesima banca. Fra i risparmiatori disperati c’è chi si è suicidato, chi ha strillato per ottenere la restituzione dei propri risparmi, chi si è affidato ad avvocati e politici. Sono in molti poi ad essersi indignati. Ora, c’è anche chi è passato alle vie di fatto.
Eh no, non sono cose che si fanno, hanno starnazzato i mediatori della Federconsumatori e della Adusbef, secondo cui «la rabbia deve essere incanalata nelle giuste forme di contestazione. Va condannata senza se e senza ma ogni forma di violenza». Alle banche birichine incapaci di dedicarsi con successo all’usura, alla speculazione, alla frode e allo sfruttamento, va consegnato il carbone della legge, giammai il fuoco della rivolta.
E perché no? In fondo il carbone è pesante e sporca, ma basta accostargli un fiammifero per trasformarlo in un fuoco che illumina e riscalda.
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Pubblicato il 8 gennaio 2016, in informazione e cultura con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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