In Odium Fidei

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( Articolo Condiviso )

Già inquisiti 6 anni fa in Cile nel «caso Bombas» — incarcerati per più di 9 mesi, condannati e infine assolti — Mónica Caballero e Francisco Solar vengono arrestati nuovamente in Spagna nel novembre 2013, insieme ad altre 3 persone subito scarcerate, accusati dell’attentato avvenuto il 2 ottobre precedente contro la basilica del Pilar a Saragozza. L’operazione repressiva, avviata in stretta collaborazione dai due Stati, Spagna e Cile, proseguirà con altre operazioni terroristiche (denominate Pandora e Piñata) contro una quarantina di altri anarchici ed antiautoritari. Dopo oltre due anni di carcere preventivo, il 3 febbraio 2016 viene fissata la data del processo contro Mónica e Francisco, contro cui il pubblico ministero nella sua requisitoria chiederà 44 anni di carcere a testa per «appartenenza a organizzazione criminale di stampo terroristico, stragi, lesioni e cospirazione». Nel corso delle udienze processuali, nei giorni 8, 9 e 10 marzo presso l’Audencia Nacional de San Fernando de Henares, la pubblica accusa mantiene le sue richieste, pur modificando il reato di «strage» in «danneggiamento» con finalità di terrorismo, mentre la parte lesa decide di ritirare le accuse di appartenenza e di cospirazione abbassando la richiesta a 12 anni per ciascuno e al risarcimento di 102 mila euro.
Da annotare che per l’analisi antropometrica l’accusa ha utilizzato le immagini dei due compagni prese da internet; quelle stesse immagini lanciate dai mass-media e poi rilanciate da vari siti e blog di movimento, schedature poliziesche e spettacolari che diventano figurine di un album di famiglia insulso e pericoloso.
La sentenza è prevista tra un mese circa.
Il 13 novembre 2013, la polizia mi ha arrestata assieme al mio compagno [Francisco Solar] e ad altre tre persone. Ci accusano di aver piazzato l’ordigno esplosivo esploso nell’ottobre del 2013 nella basilica del Pilar a Saragozza, di cospirazione in vista di commettere un secondo attentato, che secondo loro avrebbe dovuto aver luogo nel monastero della vergine di Montserrat, a Barcellona, e di appartenenza a banda armata. Il tutto incluso nella legge anti-terrorismo. L’organizzazione cui siamo accusati di appartenere è il commando insurrezionale Mateo Morral, gruppo che si è attribuito due azioni con esplosivo: una nella cattedrale dell’Almudena (Madrid), e in quella del Pilar (Saragozza). Bizzarramente l’accusa comprende anche l’appartenenza alla FAI-FRI e ai GAC (gruppi anarchici coordinati), sebbene le rivendicazioni di queste esplosioni non menzionino mai queste sigle.
Una delle motivazioni più decisive nelle azioni degli apparati repressivi spagnoli sono state le informazioni fornite dai loro colleghi cileni. Da quando abbiamo messo piede sul suolo iberico (Francisco ed io), la polizia cilena ha fatto di tutto per vendicarsi del ridicolo che era diventato il «caso bombas», nel corso del quale siamo stati tutti e due assolti. Le parole rivolte al Ministro degli Interni spagnolo da Sebastián Piñera, che era presidente del Cile al momento del nostro arresto, confermano quanto dico.
L’accusa che Francisco ed io dobbiamo affrontare va al di là dell’appurare se siamo gli autori materiali dei fatti. Sebbene gli apparati giudiziari non lo riconoscano mai, l’accusa è totalmente politica giacché la sola certezza che hanno è che siamo anarchici. Non ho mai rinnegato le idee che diffondo, ed è questo che vogliono punire. Non bacerò la loro croce di pentimento, proseguo tranquilla, certa del fatto di lottare per gli ideali più nobili, e che non riusciranno a farla finita con le idee e le pratiche anti-autoritarie.
Armando il nostro cammino, senza transigere né negoziare. Non fermiamoci prima di aver abbattuto tutte le gabbie. Morte allo Stato e viva l’anarchia!
Mónica Caballero
(dal carcere di Brieva, 2014)
*
Se l’anarchismo esige di rompere con l’ordine stabilito, non può partecipare alla riproduzione di uno dei pilastri dell’oppressione: il pensiero sacro. È certo che gran parte della corrente acrata parte dal postulato secondo cui grazie alla rivoluzione sociale si otterrà uno stato di armonia completa, che attraverso la scienza si arriverà alla pienezza. Troviamo ciò nella maggior parte della letteratura anarchica del XIX secolo e dei primi del XX secolo, impregnati dal secolo dei Lumi e dall’apologia della ragione che ne deriva. Di conseguenza, il pensiero sacro viene mantenuto, non certo rimesso in discussione, nella misura in cui non avviene una rottura con ciò che è imposto. L’anarchismo si sacralizza allo stesso modo del cristianesimo. […]
Il secolo dei Lumi sostituisce questo oggetto sacro: lo Stato, risultato ed espressione della ragione, prende il posto di Dio, acquisendone le stesse caratteristiche, il che gli assicura un dominio assoluto. Questo «passaggio di poteri» riflette la continuità di una struttura di pensiero particolare che si manifesta in gran parte dei movimenti rivoluzionari occidentali. Il paradigma dell’oppressione si riproduce. In questo senso, diventa indispensabile provocare una frattura col «sacro» in ognuna delle sue forme, che sia la scienza o qualche dottrina politica. È in questo modo che l’interrogazione di noi stessi come del nostro ambiente tenta di eliminare dai nostri rapporti ogni espressione sacra, che è in definitiva la manifestazione dell’autorità.
Noi siamo iconoclasti. Penso quindi che dobbiamo essere conseguenti in questa ricerca; non siamo i salvatori di niente e di nessuno. Se affrontiamo il potere, è perché vogliamo eliminarlo dalle nostre vite, e non perché speriamo che dalle sue rovine sorga il paradiso. Aspiriamo alla negazione totale di tutto ciò che è stabilito ed è un enigma ciò che questo ci riserva. Ecco cosa ci motiva.
Francisco Solar
(dal carcere di Villabona, 2014)
***
In odium fidei, sul ruolo della Chiesa e sulla necessità di attaccarla
Nonostante l’influenza storica della chiesa cattolica in Spagna, a partire dalla Santa Inquisizione, le crociate e l’espansione coloniale; nonostante il forte indottrinamento che ciò significa socialmente, o forse proprio a causa di tutto ciò, la Penisola è stata scossa a più riprese da varie ondate anticlericali, che hanno bruciato templi e conventi.
A metà del XIX secolo, nel corso dei tumulti in Catalogna, le chiese furono attaccate contemporaneamente ad altri simboli dell’assolutismo monarchico. Più tardi, nel corso della Settimana Tragica nel 1909, un’orgia di fuoco e fervore ateo rase al suolo la maggior parte degli edifici religiosi di Barcellona. Successivamente un attacco generalizzato si scatenò a Madrid e qualche altra città come Malaga, Cadice o Alicante, durante quello che verrà poi chiamato l’incendio dei conventi del 1931. E ovviamente, durante la breve estate dell’anarchia del 1936 gran parte dei simboli del cattolicesimo furono di nuovo saccheggiati e ridotti in cenere sull’intero territorio. Del resto, al di fuori di questi attacchi di massa, azioni più isolate hanno continuato a verificarsi fino ad oggi, che sia con bombe, con incendi o sotto forma di attentati contro membri del clero. In effetti la Chiesa e i suoi templi sono stati, sono e resteranno un nemico naturale degli anarchici. Un nemico che non si può tralasciare sul cammino verso la liberazione totale. Questo essere In odium fidei è il frutto di secoli di dominio e di repressione cattolica nel corso della quale la Chiesa è sempre stata dalla parte del potere, degli Stati, degli interessi economici, con un impatto sulla storia dell’umanità che si traduce con una serie di atrocità legate le une alle altre: guerre, invasioni, saccheggi, stupri, torture, assassini, schiavitù, che vanno di pari passo con gli idilli che la legano ai grandi imperi, alle monarchie assolute, alle dittature fasciste o al capitalismo più selvaggio, senza farsi mancare nulla sotto il segno della fede.
L’accettazione del concetto di «peccato» stabilisce la linea di demarcazione fra ciò che è moralmente accettabile e ciò che è riprovevole nei confronti della chiesa cattolica, privando l’individuo della propria capacità di pensare e di decidere, preparandolo ad accettare una autorità sulla sua vita che superi i propri impulsi e interessi. L’indottrinamento patriarcale ha convertito il piacere in peccato e ha reso impure le donne, che ha cercato di tenere sottomesse al ruolo di madre devota e sposa obbediente, assoggettandole, riducendole a mera funzione di fabbricanti di proletari da sfruttare (in questo la differenza con il marxismo è minima), alienandole in gran parte dal loro corpo, così come dagli uomini, e giustificando in modo particolare la loro posizione sociale. Si sono anche permessi di condannare e perseguitare l’omosessualità come tutto ciò che può allontanarsi dai ruoli ben definiti di questa sessualità normativa. Il controllo dell’educazione all’obbedienza, con la loro mano di ferro, ha permesso di radicare a forza la loro morale cristiana, rendendoci meno fiduciosi e più docili, meno autonomi e liberi, allontanandoci dalla nostra prospettive presente e terrena, e addomesticandoci per accettare l’autorità, il perdono e il senso di colpa. Incensare il divino, il mondo della fede, acceca le possibilità offerte dalla incertezza presente, rendendo malate le nostre vite con la sofferenza, la paura e la rassegnazione.
Come se non bastassero tutte queste cose che si possono rimproverare alla chiesa — nello specifico, quella cattolica —, una delle più aberranti è la sua complicità, quando non attiva partecipazione, all’espansione dei diversi imperialismi lungo tutto l’arco della Storia ed il suo sostegno più o meno attivo ai genocidi e alla schiavitù. […]
Oggi, anche se il clero ha perso terreno nella sua influenza sociale, continua a conservare in quanto istituzione il suo status di potere, con i suoi squisiti privilegi, il suo immenso patrimonio e la sua incalcolabile fortuna. L’eredità cattolica è ancora palpabile ai giorni nostri nei codici morali del cittadino, nelle famiglie patriarcali, nella sessualità repressa, nell’altruismo caritatevole. La chiesa può ben lamentarsi e travestirsi da agnello per farsi passare da vittima, resta di fatto uno dei molti effetti dell’oppressione e deve essere trattata in quanto tale. Ogni attacco contro questa istituzione in particolare non può che essere ben accolto.
Oggi come ieri, la Chiesa è un nemico molto reale che dobbiamo combattere sia fisicamente che nella sua forma residua, distruggendo nel quotidiano ogni traccia del suo dogma così pericolosamente introiettato.
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Pubblicato il 18 marzo 2016, in Il raggio riflesso, informazione e cultura con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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