Fatti non foste a viver come bruti…

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… trascinando giorno dopo giorno la propria esistenza «nel mondo sanza gente» — quello di Dante Alighieri come quello odierno. No, fatti non fummo a vivere così, scodinzolanti al cospetto del potere, a capo chino davanti alle forze dell’ordine, ammutoliti accanto ai megafoni della propaganda, paralizzati sotto l’onnipresente occhio arcigno della sorveglianza.
Due notti fa alla periferia di Firenze, la città dove i fascisti ammazzano gli ambulanti dalla pelle nera, la città dove i carabinieri ammazzano i passanti troppo “agitati”, l’ennesimo controllo «anti-degrado» delle forze dell’ordine non si è concluso con l’ennesima rassegnazione. Il «venite con noi!» ordinato da una pattuglia a chi faceva i fatti suoi per strada si è trasformato in un «andate via voi!» urlato da molti presenti ad un concerto (ribattezzato «rave party» dai soliti pronisti ghiotti di sensazioni forti). E la pattuglia in effetti si è allontanata, il tempo di chiamare rinforzi e prepararsi a sfoggiare un muscoloso monito su chi è qui che comanda. Ecco quindi tornare alla carica oltre una decina di volanti fra carabinieri, polizia (che ha preso in pugno la situazione) e vigili urbani, i quali hanno subito iniziato a sfogare la rabbia per la propria lesa autorità ammanettando e pestando, ma trovando anche pane per i loro denti. Ne è nato un tafferuglio generale il cui bilancio finale è di alcuni contusi e, purtroppo, di tre arrestati. Portati in questura, sono stati incriminati e trasferiti in carcere in attesa dell’udienza di convalida (che si svolgerà la mattina di sabato 23 aprile presso il carcere di Sollicciano). Il presidio che nel frattempo si era formato davanti alla questura, tenuto a bada da un cordone di agenti, si è quindi sciolto.
Ma la movimentata notte è continuata — per non smentire il detto — portando consiglio. Poche ore dopo, infatti, qualcuno ha tratto ispirazione dall’insegnamento del sommo poeta: ha considerato la propria semenza, si è accorto di non essere fatto a viver come bruto, ha deciso di seguire «vertute e conoscenza» (non legge e ordine). Ed ha preso di mira la stazione dei carabinieri più vicina al luogo in cui sono avvenuti i fatti col lancio di alcune bottiglie molotov.
L’indomani, man mano che si diffondeva la notizia, nella bolgia infernale dove sguazzano adulatori, ipocriti, barattieri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordie, falsari, hanno iniziato a diffondersi lo stupore, l’incredulità, l’indignazione. Il coro dei vari rappresentanti locali e nazionali del partito dell’ordine si è alzato potente di fronte a cotanto scandalo.
«Le molotov contro la caserma di Rovezzano sono un atto gravissimo, che colpisce non solo l’Arma dei carabinieri ma reca un’offesa anche a tutta la società toscana e a coloro che lavorano per la coesione sociale, la sicurezza dei cittadini e la diffusione di una cultura della legalità. Questo gesto si pone fuori dalla civile e democratica convivenza su cui si fonda la società toscana» ha sentenziato Enrico Rossi, presidente della Regione.
«Totale, piena, sentita solidarietà all’Arma dei Carabinieri, che ha vissuto questa assurda aggressione. Tutta la popolazione, la cittadinanza e le istituzioni devono essere vicine al lavoro serio e professionale portato avanti dall’Arma a garanzia e tutela di tutti» ha dichiarato Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale.
«Massima solidarietà e vicinanza alle forze dell’ordine per l’episodio di violenza subita a seguito degli arresti di questa notte. Sembra incredibile che in una città come Firenze sia possibile il lancio di quattro molotov contro una caserma dei Carabinieri o che uomini delle forze dell’ordine mentre fanno un controllo siano circondati e minacciati da trenta persone, ma questo è quanto è successo oggi. Spero che arrivi la solidarietà e la vicinanza da tutta la città. Nessuno escluso» ha ammonito Gabriele Toccafondi, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
«Il gravissimo gesto di questa notte contro la Caserma dei Carabinieri di Firenze rafforzerà l’impegno quotidiano e la straordinaria determinazione dei nostri Carabinieri, baluardo a difesa dei cittadini e della legalità. Si tratta di un episodio inqualificabile che non verrà sottovalutato perché lo Stato è molto attento a ogni segnale che proviene dal territorio» ha chiosato Angelino Alfano, ministro degli interni.
Per altro, nelle stesse ore in cui venivano rilasciate simili dichiarazioni, i responsabili della devastazione ad alta velocità del Mugello venivano assolti definitivamente dalla Cassazione. Un atto normale, legale, civile e democratico (tanto quanto la recente assoluzione dei carnefici in uniforme di Giovanni Uva) che chiarisce bene quale sia la sola libertà concessa dallo Stato, da qualsiasi Stato, quella di obbedire e genuflettersi davanti all’autorità. Non è ciò che facciamo da cittadini, da lavoratori, da clienti, da utenti, inchiodati all’adempimento dei nostri obblighi sociali, tutti i santi giorni?
Ma la notte è canaglia, bella come una stazione di carabinieri che brucia…
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Pubblicato il 24 aprile 2016, in Il raggio riflesso, informazione e cultura con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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