Quadro macroeconomico Islanda

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epa05244050 A man holds a sign which reads ‘#Panama Leaks, People, Racketeering, it’s enough’ as demonstrators gather for a general assembly sit-in as part of the ‘La Nuit Debout’ (The Night Up) movement which has reached its fourth night, on Place de la Republique, to protest against the labor law reform bill in Paris, France, 04 April 2016. French students and labor unions have taken to the streets throughout the month of March to protest against a draft of a labor reform law led by French Labor Minister Myriam El Khomri. EPA/IAN LANGSDON

( Articolo Condiviso )

A quasi sette anni di distanza dalla crisi del sistema finanziario islandese che porto’ al collasso delle 3 principali banche del Paese e ad una grave recessione economica (riduzione del PIL reale nel 2009 e 2010 rispettivamente del 6,7% e del 4,0%), l’Islanda ha compiuto importanti progressi nel suo difficile percorso di risanamento economico-finanziario. Tale miglioramento ha accentuato la pressione sull’Esecutivo affinché si proceda in tempi brevi alla rimozione dei vincoli ai movimenti in uscita di capitali, decisa dalle Autorità islandesi nel 2008 nel pieno della crisi.
Nonostante il successo delle misure volte a ridurre gli squilibri valutari generati dal default delle banche Landsbaki, Glitnir e Kaupthing, una rimozione prematura delle restrizioni potrebbe nuovamente porre a serio rischio la ritrovata stabilità del Paese, sia sul piano dei fondamentali economici, sia con riferimento alla tenuta del sistema finanziario. L’ammontare di capitali che potrebbero fuoriuscire una volta rimossi i vincoli è infatti ancora considerevole. Anche per tale ragione, l’Esecutivo per il momento non ha preso una decisione definitiva in merito.
Il Comitato Esecutivo di sei esperti incaricato dal Ministro delle Finanze di studiare le misure necessarie alla liberalizzazione completa dei flussi finanziari non ha fissato una data entro la quale tale processo dovrà essere completato. Il 2015 sarà un anno fondamentale per futuri sviluppi su questo fronte.
Nell’ultimo quadriennio il PIL islandese è cresciuto in termini reali mediamente del +2,2% all’anno. Molto positive le previsioni sull’andamento dell’economia nel prossimo futuro: crescita reale del Prodotto Interno Lordo del +3,5% nel 2015, con connesso ritorno del PIL ai valori pre-crisi, e del +3% nel biennio 2016-2017. Le esportazioni, soprattutto di prodotti ittici e metallurgici, sono state alla base della ripresa economica del Paese che ha avuto inizio nel secondo semestre del 2010. Il forte deprezzamento del tasso di cambio della corona islandese rispetto all’euro e al dollaro è infatti coinciso con un miglioramento delle ragioni di scambio dell’Islanda, determinato dal favorevole andamento dei prezzi internazionali di suddetti prodotti. Entrambi  fattori hanno rafforzato la competitività delle aziende locali operanti in questi settori  tradizionali, e rilanciato il turismo, che è diventato oggi la terza componente dell’export islandese (favorito anche dall’ampliamento di rotte da e per l’Islanda deciso negli anni dal vettore aereo Icelandair).
Nel triennio 2015-2017  consumi e turismo guideranno la crescita, sulla quale peserà meno rispetto al passato l’esportazione di prodotti tradizionali (settore ittico e metallurgico). Secondo gli esperti del Fondo Monetario Internazinoale, è necessario che l’Esecutivo islandese proceda ad una rimodulazione della spesa riducendo il welfare state a favore di investimenti nel campo delle infrastrutture (in particolare nel settore trasporti), in modo da riequilibrare il rapporto tra consumi (aumentati a seguito della crisi) ed investimenti nel comparto pubblico. Un ulteriore ambito di manovra dell’Esecutivo è rappresentato da quelle politiche tese ad incentivare l’ammodernamento delle strutture ricettive, e più in generale l’incremento della produttività dell’industria non tradizionale.
Il tema della competitività assume un’importanza cruciale per le prospettive di crescita del Paese. La ripresa dell’attività economica ha ridotto il tasso di disoccupazione (dal 7% del 2011 al 5% del 2014), stimolando l’innalzamento del livello generale dei salari (+3,5% in termini reali nel 2014). Nel 2015 il rapporto disoccupati/popolazione attiva dovrebbe scendere al 4%. In presenza di un tasso di inflazione molto basso (1%), la Banca Centrale islandese ha in più occasioni espresso forte preoccupazione per ulteriori incrementi dei salari (oggi stimati intorno al +5,8%) non proporzionali all’effettivo aumento di produttività della forza lavoro.

In Islanda la rivoluzione è tornata!

http://www.italiachecambia.org/2016/04/islanda-rivoluzione-e-tornata/

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Pubblicato il 10 giugno 2016, in Il raggio riflesso, informazione e cultura con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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