«Ottenere molto a partire da poco»

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È lo slogan di presentazione dell’Istituto Nazionale di Criminalistica e Criminologia di Bruxelles, il suo obiettivo primario, il suo biglietto da visita. Sorta nel 1992, questa istituzione federale dipendente dal ministero della Giustizia è incaricata tra l’altro di analizzare, identificare ed archiviare le fibre tessili e le tracce biologiche presenti sulle scene dei crimini al fine di individuarne i responsabili. In poche parole, la scienza al servizio della polizia. Per molti malcapitati, le provette esaminate nei dieci laboratori ospitati da questo istituto aprono prima gli scantinati delle questure e poi le celle delle galere.
La sede dell’INCC è a Neder-Over-Heembeek, quartiere a nord della capitale europea. Protetti solo da un sistema di video-sorveglianza, gli edifici dell’istituto di notte vengono lasciati completamente deserti. Nessuna guardia giurata, nessun custode, nessuna pattuglia. Il particolare non deve essere sfuggito a qualche sguardo attento. Nella notte fra domenica 28 e lunedì 29 agosto, verso le due del mattino, una monovolume Peugeot rubata un mese fa ha sfondato uno dopo l’altro i cancelli di guardia. Percorsi alcune centinaia di metri, si è fermata sotto le finestre dell’ala che ospita sei laboratori di analisi. Due uomini mascherati sono usciti dal lato passeggeri. Mentre uno saliva sul tetto del veicolo per infrangere una vetrata, l’altro scaricava tre grossi boccioni issandoli sul tetto dell’auto. Dopo averli lanciati all’interno, l’uomo che si trovava in alto è penetrato a sua volta nell’edificio. Il secondo uomo ha deposto sul tetto del veicolo un sacco di plastica contenente del liquido o della polvere, che ha scagliato all’interno dei locali. In quel momento, sempre dal lato passeggeri è uscito un terzo uomo che ha piazzato una miccia. Risaliti tutti sull’auto, sono ripartiti con lo sportello posteriore sollevato per permettere alla miccia di srotolarsi per un centinaio di metri. Dopo averla accesa, gli uomini (tre o quattro, secondo gli inquirenti) si sono dileguati a piedi mentre il veicolo prendeva fuoco ed una esplosione provocava al pianterreno dell’edificio un incendio che si è ben presto esteso anche al piano superiore.
Non solo il fuoco, ma anche il fumo e l’acqua usata dai pompieri accorsi sul posto hanno contribuito a distruggere un numero imprecisato di «indizi» e di dossier. L’entità dei danni subiti dall’INCC è considerevole, forse l’ala colpita dovrà essere abbattuta del tutto, e ci vorranno molte settimane prima che tutti i suoi periti scientifici riescano a tornare al loro lavoro di sbirri.
Quanto ai responsabili dell’azione, c’è chi punta il dito contro il «terrorismo» e chi contro il «grande banditismo». Al portavoce della Procura di Bruxelles «sembra evidente che l’INCC non è stato scelto a caso. È ovvio che molti individui avrebbero interesse a far sparire elementi di prova dai loro dossier giudiziari». È altresì ovvio che questi signori hanno ben poco di cui lamentarsi. In fondo, sono loro stessi ad aver insegnato cosa fare agli ignoti incendiari. Con un po’ di ardire e di ardore, è possibile ottenere un buon risultato anche a partire da poco.
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Pubblicato il 2 settembre 2016, in Il raggio riflesso, informazione e cultura con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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