Siamo tutti criminali di guerra

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Aleppo (foto tratta da friendsofsyria.wordpress.com)

( Articolo Condiviso )

di Enrico Euli

Aleppo è stata in parte occupata dai fanatici di Al Nusra, Isis o qualcosa di simile. Per liberarla da loro, il governo siriano sta assediando e massacrando da mesi i suoi stessi cittadini, con il sostegno russo.
Nessuno può uscire da lì, vivo o morto che sia. La gente è alla fame, disperata, non si può neppure salvare negli ospedali, anch’essi oggetto di attacchi furibondi e continui, non casuali. Si spera così che i nemici decidano di lasciare il campo, di arrendersi, di ritirarsi. Ma così non è e non sarà, almeno sino a quando ci sarà qualche civile ancora vivo nella città.

Proteste internazionali, Onu che parla di crimini di guerra (tanto il vile coreano è a fine mandato), Obama che protesta (tanto anche lui è a fine mandato), negoziati, tentativi di tregua umanitaria non riusciti, ogni tanto poche ore di corridoi aperti per provare a salvare qualcuno dalla carneficina totale.

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Bene. Gli stessi che accusano Assad e Putin ora attaccano la metropoli irachena di Mosul. E fanno e faranno lo stesso a quella gente. Li ammazzeranno, per liberarli (definitivamente, direi) dall’Isis.

Ma come si può pensare di proseguire ad affrontare il terrorismo in questo modo, dopo trent’anni di guerra continua in Afghanistan, venti in Iraq, cinque in Siria e in Libia, e tre in Yemen? Stesso metodo, stessi risultati, è sicuro. Checché ne dica la solita propaganda: è l’attacco definitivo, è l’ora X, è l’Armageddon finale, la resa dei conti. E quando vinceremo la battaglia, sarà fatta. Tutte assurdità, già più volte dimostrate tali, già a partire dal patetico mission accomplished di Bush padre, ormai quasi due decenni fa.

Nessuno considera ormai alcuna alternativa. La guerra è l’unica lingua, qualunque siano i suoi risultati (che peraltro sarebbero stati già abbastanza chiari valutando quelli del XX secolo). I negoziati servono solo per limitare il disastro, o arrivano solo dopo i bombardieri (con un’efficacia, evidentemente ed ovviamente, nulla). D’altra parte, l’abbiamo già detto, l’unica base economica dei nostri regimi è attualmente proprio l’industria delle armi, e l’unica strada è quella della militarizzazione della vita civile. Noi ci siamo già, di fatto. Manca solo la continuità quotidiana delle stragi, le bombe dai cieli, gli assedi alle nostre case. Ma non tarderanno ancora molto, anche per noi.

 

 

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Pubblicato il 20 ottobre 2016, in Il raggio riflesso, informazione e cultura con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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