No future

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Che lo si dica chiaramente: la paura più grande è quella della povertà!

Non avrebbero altrimenti giustificazione gli episodi avvenuti in Sardegna, in Calabria e in Emilia Romagna, dove parte degli abitanti di alcuni paesi hanno letteralmente eretto barricate per impedire che degli stranieri rifugiati fossero ospitati nei loro paesi. Semplicemente non li volevano per paura , oltreché del diverso, dello specchio e dello spettro che gli si paventava davanti: trovarsi un giorno nelle medesime condizioni, quelle di emigranti, di persone senza casa e senza lavoro e senza neanche un posto dove andare.

Tutto è crollato, i falsi miti sono crollati, a uno a uno. Crollato il mito della Patria o dello Stato, retto da un gruppuscolo di parassiti autoreferenziali; crollato il mito e la realtà di uno stato sociale che forniva qualche garanzia; il mito del lavoro, che trovarlo a condizioni decenti sembra una chimera. Di cultura manco a parlarne: a farla da padrone è la Tv di Rete 4, che propaganda ogni sera razzismo e ignoranza.

È rimasta solo la guerra tra poveri, tra sfruttati, esclusi, isolati, arrabbiati, tra persone che non parlano neppure più tra loro, ma che tra un whatsapp e una notifica, la cosa cui tengono di più è il loro ultimo smartphone. Un implacabile destino di apartheid ci attende se non mettiamo il naso fuori, se non ci mettiamo in mezzo, se non rispondiamo con la solidarietà. Se non individuiamo i veri nemici che hanno portato a tutto questo: le frontiere e l’economia, gli Stati e i loro apparati, con le loro guerre e devastazioni in giro per il mondo, la loro precarizzazione e il loro sfruttamento, con la loro propaganda e i media che hanno invaso con la paura le giornate di tutti. Ad essere esiliati e cacciati, sfruttati e affondati non saranno solo gli stranieri che oggi molti non vogliono, ma saranno tutti, quando non serviranno più ai Marchionne di turno, quando la guerra tornerà indietro costantemente e saremo incapaci di prendere qualsiasi decisione, perché avremo delegato tutto ai politici da televendita. Quando non sapremo più coltivare neppure un ulivo e la terra sarà tutta privatizzata e avvelenata; quando, eternamente interconnessi, piangeremo se non potremo usare internet veloce per qualche minuto; quando sempre sotto le telecamere, un poliziotto arriverà pronto a multarci per aver gettato una carta per terra.

La paura non è il campo su cui si può vivere e lottare, ma è il campo della morte sociale a cui non ci si può rassegnare.

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Pubblicato il 3 novembre 2016, in Il raggio riflesso, informazione e cultura con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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