Archivio mensile:marzo 2017

E’ PRIMAVERA: Tiriamo fuori le bici dalle cantine!

Schermata del 2017-03-26 18:23:18

Con l’ora legale si ha la possibilità di pedalare di più. Una buona occasione per recuperare dai garage le nostre bici. Ma prima di salire in sella, qualche utile consiglio per una rapida manutenzione.

LA SORPRESA – Eccola finalmente … puntuale come ogni anno è arrivata la primavera e con lei la cerimonia dell’uscita delle biciclette dalle cantine. Strano !!! Le avevamo riposte belle e pulite dopo l’ultima passeggiata in pineta quella domenica di ottobre e ora le ritroviamo impolverate, con le ruote a terra e con un po’ di ruggine sulla catena. Così come sono ora è impensabile salirci sopra e pedalare: allora che fare?

QUALCHE CONSIGLIO – Eccovi serviti alcuni piccoli suggerimenti per ridare smalto alle nostre amiche bici. Per prima cosa una bella lavata con acqua e sapone per togliere la polvere e i residui di grasso dai pignoni (anche detti rocchetti). Asciugate quindi il telaio e tutte le parti cromate che potrete far risplendere passandoci sopra della pasta abrasiva a grana finissima. Stesso trattamento anche per i cerchioni e per i raggi che andranno puliti uno ad uno fino a farli brillare come nuovi. Controllate la pressione delle ruote ed il corretto funzionamento dei freni e delle luci (il codice della strada prevede che le biciclette debbano essere dotate per le segnalazioni acustiche di un campanello e per le segnalazioni visive anteriormente di luci bianche o gialle, posteriormente di luci rosse e di catadiottri rossi). Passiamo infine alla trasmissione che è quella parte della bicicletta che trasforma la vostra forza (il vostro grasso) in energia cinetica: la catena il deragliatore il cambio ed i pignoni. Se queste parti sono molto arrugginite potrete pulirle usando del petrolio bianco passandoci sopra un pennellino a setole morbidissime e, con molta pazienza, passate il prodotto liquido su ogni singola maglia della catena. Lo stesso trattamento deve essere ripetuto sul pacco pignoni e su tutte le parti del cambio.

ULTIMI RITOCCHI – Una volta tolta la ruggine potrete passare uno spray apposito per cambi e catene reperibile facilmente in ogni negozio che vende ricambi per biciclette. Completate l’opera controllando gli accessori che debbono essere sempre con voi in perfetto ordine: una camera d’aria di ricambio, una pompa e gli attrezzi per smontare le ruote.  A questo punto la vostra bicicletta lucida e con la meccanica in ordine è pronta per regalarvi piacevolissime passeggiate nelle belle giornate che verranno.

Paolo Patriarca
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Adesso tocca a noi

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Dal Web

Il tempo della mediazione è finito.
L’avvio dei lavori di Tap, con l’espianto dei primi quattro alberi dall’area di cantiere dove dovrà essere realizzato il pozzo di spinta, ha strappato il velo – nel caso ce ne fosse stato ancora bisogno – alle ultime illusioni di chi credeva che la via burocratica, istituzionale e giudiziaria, potessero realmente bloccare i lavori. Che questo genere di opposizione non potesse fermare un’opera gigantesca, che coinvolge più Stati e potentati economici fortissimi, era chiaro fin dall’inizio, così come era chiaro che qualche amministrazione comunale e qualche ricorso in tribunale non potessero bloccare un’opera considerata «di interesse strategico nazionale».
Ora che la Legge si sta schierando con se stessa, ora che le amministrazioni comunali dovranno riallinearsi alle direttive degli organi superiori e sono state richiamate all’ordine, ora che il governo regionale, novello Ponzio Pilato, ha lavato per bene le sue mani per sentirsi ed apparire incolpevole, non possiamo più farci illusioni. Non basterà più appellarsi alla sopravvivenza di alcuni ulivi per fermare le ruspe difese da un apparato di vigilanza privato. Non servirà a nulla affermare che si deturperanno le coste per impietosire imprenditori che hanno il cuore a forma di salvadanai.  Non avrà senso puntare sullo sviluppo del turismo per far ragionare un mercenario a capo della sorveglianza di Tap. Non sarà opportuno chiedere alla forze dell’ordine di intervenire a tutela dei cittadini: sarà lo Stato a chiedergli di tenere d’occhio i cittadini.
Una sola strada è rimasta percorribile: quella del nostro intervento diretto, a tutela del territorio che viviamo, della nostra salute, delle nostre vite e della nostra dignità. Metterci in mezzo in prima persona per bloccare un’opera inutile e nociva, ennesimo progetto di devastazione calato a forza sulle nostre teste per i soliti interessi di pochi. I lavori veri e propri sono appena partiti e, fino alla completa ultimazione, saranno ancora lunghi. Possiamo ancora fare tanto per bloccarli e rendere difficoltoso il loro progetto costruito sulla nostra sopraffazione.
Ci saremo tutti?
[volantino distribuito il 21/3/17 davanti al cantiere TAP e a Melendugno]

Legittima difesa

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( Dal Web )

Si sono introdotti in locali altrui, forzando la serratura, al fine di mettere le mani su una proprietà privata che non apparteneva loro. Ma chi ha dedicato la propria vita a quella proprietà, costruendola giorno dopo giorno, se n’è accorto. Furibondo, ha afferrato un fucile e li ha colti sul fatto. Cosa sia successo dopo è fin troppo chiaro, una fucilata ha abbattuto uno degli intrusi. Mentre i burocrati della giustizia passano il comportamento del derubato al vaglio dei loro tristi commi, chi sente scorrere il sangue nelle vene non ha dubbi: si è trattato di difesa, di legittima difesa. Un padano fa bene a fare fuoco su un rumeno, se questi gli entra in casa senza essere invitato e con le peggiori intenzioni!

Il fatto sta accendendo gli animi e facendo discutere.
Noi non amiamo le frontiere, per cui la nazionalità delle parti in causa ci lascia del tutto indifferenti. Non amiamo nemmeno la proprietà privata, per cui non proviamo alcuno sdegno davanti al tentativo dello sfortunato rumeno. Ma, in tutta sincerità, non possiamo fare a meno di ammettere che le ragioni avanzate dalla canea reazionaria non sono affatto peregrine.

Prendersi una fucilata da chi si sta derubando è uno dei rischi del mestiere. Se quel rumeno voleva rubare senza correre rischi doveva farsi eleggere al Parlamento Europeo, mica fare il ladro!

Se voleva lavorare in tutta sicurezza all’interno di quel ristorante poteva farsi sfruttare come lavapiatti, mica svaligiarlo!
È giusto, sì, è giusto così. Se l’è tentata e gli è andata male, inutile sollevare tanto polverone.

I signori reazionari hanno ragione, pienamente ragione: si è trattato di legittima difesa. Stare ad arzigogolare sul fatto che la fucilata sia arrivata alle spalle del ladro sporco rumeno e da distanza ravvicinata (in contraddizione con la versione data dal legittimo-proprietario-pulito-padano) è pretesto da miserabili. Siate uomini, per Dio! Un essere umano ha trovato degli intrusi in casa propria ed ha fatto fuoco, punto e basta.

Chi può negare il senso universale di un simile comportamento?
Già, chi? Noi no di certo, per cui ci uniamo al coro leghista: il padano ristoratore ce lo ha insegnato, abbattere gli estranei intrusi non è reato! Adesso tutti sapranno cosa fare nel caso in cui trovassero dei ficcanaso in casa. Sì, se riuscite a cogliere sul fatto chi forza la serratura della vostra abitazione al fine di impadronirsi della vostra intimità privata, non abbiate remore: fate fuoco! Forse non sarà un ladro dell’est, forse sarà uno sbirro dell’ovest, ma che differenza fa? Comunque sia, è entrato in casa vostra senza essere invitato e con le peggiori intenzioni. Se il sangue vi scorre nelle vene, non ci sono dubbi: ammazzatelo, è legittima difesa.
E se ciò è valido per la difesa della propria proprietà ed intimità, figuratevi in difesa della propria vita!

Mai più casi Aldovrandi,  Uva,  Cucchi o Magherini!

Se degli estranei si avvicinano a voi, pretendendo di sapere i fatti vostri, pronti a devastarvi il corpo e a farvi la pelle, non abbiate esitazione: fate fuoco! Se degli estranei vogliono mettere le mani sulla vostra esistenza, avvelenando il cibo che mangiate, inquinando l’aria che respirate, devastando le terre che abitate, speculando sul lavoro che fate, svaligiando i vostri sogni, impossessandosi dei vostri desideri, prosciugando le vostre aspirazioni, non abbiate alcuna pietà: fate fuoco!
Come direbbe senz’altro il signor Salvini, si tratta di legittima difesa.

Domus ecologiche

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( Dal Web )

Nuovo modello presentato nella riunione della commissione Ambiente dal dg di Ama, Stefano Bina. «Creeremo aree confinate ed accessibili solo ad utenze predefinite pubbliche o private mediante tesserini e micro chip»

Un nuovo modello sperimentale di raccolta differenziata partirà presto a Roma. Nella Capitale infatti saranno lanciate, partendo dal X municipio, le Domus ecologiche, spazi riservati e recintati per privati e condomini, dove conferire rifiuti differenziati. Il nuovo modello è stato presentato durante una riunione della commissione Ambiente dal dg di Ama, Stefano Bina. «L’idea – ha detto il dg – è quella di creare aree confinate ed accessibili solo ad utenze predefinite pubbliche o private o di condomini singoli e associati. Saranno aree di accesso controllato con serrature in possesso solo degli utenti abilitati e al cui interno saranno posti cassonetti con misuratori del comportamento di chi conferisce i rifiuti. L’obiettivo a regime, infatti, è quello di arrivare alla tariffa puntuale».

Il virtuoso risparmia

Ovvero una tariffa applicata ai singoli condomini in base alla reale quantità di rifiuti conferiti e differenziati correttamente. Secondo la logica che chi sarà più virtuoso spenderà di meno. L’obiettivo delle Domus, in altre parole, è creare un modello non alternativo ma parallelo a quello della raccolta porta a porta. Il modello sarà prevalentemente condominiale e la misurazione del comportamento degli utenti sarà misurata con tesserine con chip e sacchetti con codici a barre. Ama ovviamente si occuperà della raccolta fornendo i cassonetti adeguati alle singole situazioni. Le Domus saranno facoltative. Avranno un costo che oscilla tra i 10.000 ed 20.000 euro l’una in base al modello scelto dal condominio. Ma gli utenti non pagheranno tasse di occupazione di suolo pubblico.

Tre le modalità previste

Le utenze private potranno avere Domus collocate all’interno degli spazi condominiali. Ma le proprietà private potranno anche avere spazi in aree pubbliche decise in collaborazione con il Municipio. Infine, le strutture pubbliche di Roma Capitale avranno Domus le cui spese saranno totalmente a carico di Ama. A Roma, ha concluso Bina, «l’impatto di questo nuovo modello potrebbe essere molto importante. Potrebbe diventare la modalità principale di raccolta. Naturalmente seguiranno campagne di comunicazione per la cittadinanza mentre stiamo pensando ad un concorso di idee per trovare la forma architettonica migliore alle future Domus».