Archivio mensile:settembre 2017

Fra i molti

tumblr_opssjnBd9Y1v471sqo1_500

( Dal Web )

Mi ricordo che una volta stavo parlando con mio fratello – persona perbene, gran lavoratore, cittadino democratico, rispettoso delle leggi in maniera maniacale. Ad un certo punto lui, sconfortato dalle mie idee, mi disse: «Ho capito. Tu odi i politici, odi i magistrati, odi i poliziotti, odi gli industriali. Insomma, odi tutti quanti. Tutti tranne te». Mi misi a ridere divertito, facendogli notare che non mi ero mai accorto di vivere in una famiglia, e in un paese, e in un mondo, in cui tutti quanti erano politici, magistrati, poliziotti e industriali — tutti tranne me. E poiché da quanto mi risultava egli non apparteneva a nessuna di queste categorie, lo accusai di avermi tenuto nascosto così a lungo quale fosse il suo vero mestiere. Si arrabbiò e mi disse che con me era inutile discutere.
Ogni tanto mi capita di ripensare a quella inutile discussione. Ho l’impressione che l’abbaglio in cui era caduto mio fratello sia molto più diffuso di quanto si possa immaginare. Pensare che i pochi, i pochissimi che esercitano il potere siano un tutt’uno con i molti, i moltissimi che lo subiscono, non è per forza di cose un sintomo di stupidità. Purtroppo, talvolta è anche una scorciatoia dell’intelligenza allorquando, incapace o impossibilitata di rivolgersi ai rappresentati, si indirizza esclusivamente verso i rappresentanti. Se i primi obbediscono ai secondi, tanto vale discutere solo con questi ultimi. Se li persuadiamo, gli altri seguiranno a ruota. È su questo presupposto che si basano tutti i vari aspiranti interlocutori e mediatori politici.
Sì, può essere vero. Ma io non sono d’accordo comunque. La logica della rappresentanza a mio avviso va scardinata, non coltivata. Quindi non l’accetto, sia che mi venga ricordata da un amico di questo mondo quasi fosse un fatto naturale, sia che mi venga propinata da un nemico di questo mondo come se si trattasse di una astuta strategia. Per cominciare, io non ho proprio alcun motivo di rivolgermi a politici, magistrati, poliziotti e industriali, in quanto li considero parte fondamentale del problema, non una possibile soluzione: per quel che mi riguarda vanno eliminati, non alimentati. In secondo luogo, costoro non sono affatto tutti quanti. Mettendo da parte i loro tirapiedi, la stragrande maggioranza delle persone subisce le loro decisioni, ne è vittima, tanto quanto me. D’altra parte, spostando lo sguardo dalle nostre parti, forse che il ceto politico di un movimento esprime tutta quanta la base? Forse che i pochi che parlano in assemblea e al megafono, o scrivono comunicati, sono un tutt’uno con i tanti che partecipano alle iniziative ed hanno a cuore le questioni per cui si battono? Ma quando mai!
Se disprezzassi tutti quanti – tentazione nichilista assai forte in quest’epoca – non avrei motivo di prendere mai la parola. A chi potrei rivolgermi? Agli altri tre gatti che la pensano più o meno come me? Con loro basterebbero gli incontri privati, non varrebbe certo la pena di perdere tempo ed energie per comunicare pubblicamente. Meglio il silenzio, che per altro permette di rimanere in una confortevole ombra. Ma se invece diffondo volantini o manifesti, se pubblico giornali o libri, se curo trasmissioni radio o siti internet, evidentemente è perché credo nella possibilità che esistano altre persone che potrebbero essere colpite dalle mie parole, in un senso o nell’altro. Altri da me lontani che possono vedere incrinate le proprie certezze e travolti i propri luoghi comuni, ad esempio quelli sulle presunte virtù dello Stato. Oppure altri a me vicini che si possono riconoscere, anche parzialmente, nei miei pensieri e che un giorno potrei incontrare. In fondo, come diceva un poeta, «si pubblica per prendere appuntamento».
Già, ma con chi? Ho già escluso politici, magistrati, poliziotti e industriali. E all’elenco degli interlocutori sgraditi ho aggiunto leaderini aspiranti parlamentari e militanti aspiranti consiglieri del Re. Se mi si risparmiano gli strali contro il settarismo ed i pregiudizi di chi non intende sedersi allo stesso tavolo dei propri nemici, in cambio io risparmio gli insulti contro l’opportunismo ed il collaborazionismo di chi gira con una sedia sotto braccio ed è pronto a stringere la mano a chiunque. Bisogna saper tenere certe distanze. Bisogna saper marcare certe differenze. Bisogna cercare teste calde fra i molti che subiscono, è vero, ma non è affatto un obbligo passare attraverso i pochi che impongono o che vorrebbero imporre. Quest’ultima è una scelta politica, nefasta come tutte le scelte politiche. Non sono fra quelli che credono che dopo un periodo di transizione gli squali diventino vegani.
Consideratela pure una questione di gusti, ma per me il ceto politico del basso non vale più di quello dell’alto. Se non è così palesemente nocivo, è solo perché non ne ha (ancora) l’opportunità e i mezzi per diventarlo. Ma gli intrighi e le ambizioni sono i medesimi. Esiste solo una cosa infame tanto quanto il potere, ed è la sete di potere. A chi comanda, bisogna scavare la fossa. A chi vorrebbe comandare, pure.
Annunci

Come risolvere la crisi in soli 100 giorni

comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-condividere-idee

( Dal Web )

DI FABIO CONDITI

comedonchisciotte.org

Molti mi chiedono : “Cosa faresti per uscire dalla crisi se tu fossi al Governo ?”.

Bella domanda, perché è facile parlare di soluzioni finchè sai che non sarai tu a doverle attuare, altra cosa è essere lì ed avere la responsabilità della vita di 60 milioni di persone. Noi italiani.

Tutti sanno che il problema dell’attuale crisi economica è la mancanza di soldi nell’economia reale, ma nessuno lo dice.

Tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo.

Ci dicono sempre che le cause sono la corruzione, l’evasione fiscale, il debito pubblico, gli sprechi, l’automatizzazione, la globalizzazione, ma noi sappiamo che non sono il problema principale. Ci distraggono in continuazione con discussioni su temi diversi come i vaccini, l’immigrazione, i cambiamenti climatici, gli attentati terroristici, gli stupri e qualsiasi altra cosa riesca a distogliere la nostra attenzione dall’unico e vero problema.

La crisi economica deriva dalla mancanza di soldi nell’economia reale.

Ma i problemi dovrebbero essere la scarsità di risorse umane e materiali, certamente non i soldi che si possono creare e vengono anche oggi creati in grandi quantità e senza alcun limite. Solo che finiscono nelle mani di pochi privilegiati, che si arricchiscono a scapito di tutti gli altri.

Siamo una delle nazioni al mondo più ricche di risorse materiali, con un patrimonio artistico, culturale ed ambientale che tutti ci invidiano, ma soprattutto abbiamo risorse umane di qualità, perché abbiamo cultura, capacità, genio ed inventiva come nessun altra popolazione al mondo.

Tuttavia, siamo incapaci di trovare l’unica risorsa che può essere creata dal nulla senza alcun problema : i soldi.

Supponiamo che ci sia un Governo illuminato che voglia seguire la nostra strada, questi dovrebbero essere gli interventi legislativi nei primi cento giorni :Simbolo dei SIRE

1) Istituire una moneta fiscale elettronica chiamata SIRE, che gira su un circuito fiscale indipendente dalle banche, che fa capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Stampare anche biglietti di Stato in SIRE e monete metalliche da 5 e 10 euro in SIRE. Essendo materia fiscale, né la BCE  né l’UE non possono dire niente; l’importante è che siano ad accettazione volontaria ed utilizzabili per pagare le tasse. Per approfondimenti >>> QUI

2) Lo Stato diventa istituto di moneta elettronica come prevede l’art.114bis del TUB, per cui con la stessa carta di credito fiscale posso anche effettuare pagamenti in euro, magari con tecnologia blockchain.

3) Riprendere il pieno controllo della Banca d’Italia da parte dello Stato, procedendo al rinnovo delle cariche direttive e riacquistando le quote di partecipazione attualmente detenute da privati, per rispettare quanto previsto dall’art.47 della nostra Costituzione.

4) Procedere al consolidamento dei titoli di debito pubblico dello Stato attualmente detenuto da Banca d’Italia, circa per 400 mld di euro, in modo che il famigerato rapporto Debito/PIL possa scendere vicino al 100%.

5) Creare un sistema di banche pubbliche sul modello tedesco, nazionalizzando ed acquisendo il controllo di quelle in difficoltà, trasferendo tutte le sofferenze che gravano sul settore bancario presso la Banca d’Italia.

6) Disporre il pagamento immediato di tutti i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle aziende private e finanziare, con denaro creato direttamente dallo Stato, il sostegno ai cittadini in difficoltà, la ricostruzione del terremoto, gli investimenti produttivi ed innescare lo sviluppo economico in tutti i settori strategici dell’economia reale.

Mentre diventano operativi questi n.6 punti, viene contemporaneamente inoltrata al Parlamento Europeo ed alla Corte di Giustizia Europea, una denuncia per il mancato rispetto dei Trattati da parte della BCE e della Commissione Europea, citando nello specifico gli obiettivi dell’art.3 del TUE e dell’art.127 del TFUE, oltre a tutte le altre norme a favore degli Stati che non sono state rispettate : l’accusa è di aver adottato politiche monetarie solo a favore di banche e mercati finanziari, mentre i Trattati hanno ben altri obiettivi.

Nell’eventualità la BCE adottasse provvedimenti di blocco del sistema bancario, tenere pronto un decreto legge con il quale trasformare il sistema “fiscale” SIRE già utilizzato negli scambi, in un sistema monetario vero e proprio, dichiarandone la validità a corso legale e l’accettazione obbligatoria.Incontro a Roma il 9 ottobre 2017 su sovranità monetaria

In questo caso si usce dall’euro, ma senza traumi e con un sistema monetario pronto e già funzionante.

Parleremo di questo e di molto altro a Roma il 9 ottobre 2017, presso il VII Municipio in un incontro pubblico con Nino Galloni e Paolo Tintori. Siete tutti invitati.

Perchè se vogliamo davvero un cambiamento radicale e profondo delle politiche economiche e monetarie, dobbiamo aumentare la consapevolezza di tutti su questi temi fondamentali ed essere capaci di immaginare un sistema diverso, altrimenti saremo noi stessi un freno al cambiamento.

Ho anche realizzato n.6 video brevissimi e chiari, che potete trovare sul mio profilo pubblico su Facebook da condividere con i vostri amici >>> QUI.

Avete rotto il cazzo

Sorgente: Avete rotto il cazzo

Torino, arriva la prima scuola no-vax

6bf625a8802fdfbc85254f704e008272

( Dal Web )

In provincia di Torino, a Orbassano, c’è una scuola che da oggi può venir definita la prima scuola in Italia “no-vax”, la Scuoletta Montessori.

Fatta la legge, trovato l’inghippo. Inizia in queste ore il nuovo anno scolastico e a tenere banco sui banchi di scuola non è tanto l’istruzione, quando la questione vaccini. Presidi che cercano di spiegare ai genitori tempi e leggi, mentre c’è chi si vuole mettere di traverso. I cosiddetti “genitori no-vax”, contrari a far vaccinare i propri figli e che da quest’anno avranno vita dura a scuola. Da per tutto, ma non a Orbassano.

In provincia di Torino, infatti, c’è una scuola che da oggi può venir definita la prima scuola in Italia “no-vax”. Un nome che la Scuoletta Montessori non vuol sentire, sottolineando che il 30% dei bambini è vaccinato (ma il 70% no!), ma che di fatto è ciò. E tutto secondo la legge. E l’inghippo trovato. Il decreto Lorenzin che ha introdotto le vaccinazioni obbligatorie per poter frequentare la scuola si riferisce solo alle scuole tradizionali, pubbliche o private che siano. Non riguarda, invece, il cosiddetto home schooling, cioè chi educa i figli a casa. Da soli, o in gruppo.

Secondo l’ultimo censimento del ministero dell’Istruzione in Italia un migliaio di famiglie ha optato per l’educazione fai da te. Alcuni tengono i figli a casa, educandoli tra le loro mura, altri invece hanno organizzato gruppi di studio, che però non sono delle vere e proprie scuole, ma delle associazioni culturali. Che, quindi, esulano dal decreto Lorenzin.

Orbassano, dunque, da cinque anni esiste la Scuoletta Montessori che, come dice il nome, si rifà al metodo educativo montessoriano. Niente  lezioni frontali, libri di testo e compiti a casa, ma da quest’anno anche niente certificati vaccinali. Almeno per ora, perché la Regione Piemonte è pronta al pugno duro e ieri ha chiarito che l’obbligo di vaccinare i bambini è tassativo per quelli con più di sei anni, in età da scuola dell’obbligo. Tutti, non sfuggono alle regole: riceveranno la lettera dell’Asl che li invita a vaccinare i figli e, se non provvederanno, saranno soggetti a controllo e sanzioni.

Lo Stato nelle vene

altan-merda-non-sabbia_jpg

( Dal Web )

«Se l’individuo non fosse, come è, sopraffatto, se il diritto non nascesse, come in effetti avviene, dalla moltiplicazione dell’unità, come sarebbe possibile costringere le masse a piegare anche solo un poco il capo davanti a questa morale senza fondamento, davanti a questa cosa astratta che esiste per se stessa e grazie alla forza della stupidità? Ecco perché è necessario livellare, formare una società (che parola ridicola!) a furia di colpi assestati con l’aspersorio o col calcio del fucile. L’aspersorio può anche essere laico, questo mi è indifferente, dal momento che è obbligatorio. Obbligatorio! Oggi, tutto è obbligatorio, dall’istruzione al servizio militare: domani lo sarà anche il matrimonio. E non basta: c’è la vaccinazione. La mania dell’uniformità, dell’uguaglianza davanti all’assurdo, spinta fino all’avvelenamento fisico! Del pus inoculato a forza, di cui l’uomo non avrebbe nessun bisogno se la morale non gli imponesse di disprezzare il proprio corpo, della bava infetta iniettata nel sangue a rischio di uccidervi (chi può contare i cadaveri dei bambini assassinati a colpi di ago?) del veleno che vi introducono nelle vene per uccidere i vostri istinti, per intossicare il vostro essere, per fare di voi, per quanto è possibile, una delle tante particelle passive che costituiscono la banalità collettiva e morale…»
Georges Darien
Un piccolo passo indietro. Lo scorso maggio la ministra della Salute Lorenzin ha annunciato la sua proposta di legge sull’obbligatorietà dei vaccini. I mass media hanno dato ampio risalto alla notizia, riportando come in base alla nuova normativa tutti i genitori avrebbero dovuto sottoporre i loro figli (da 0 a 16 anni) a ben 12 vaccinazioni, pena il divieto di frequentare asili nido e scuole, nonché l’applicazione di sanzioni pecuniarie rinnovabili ogni anno fino a 7.500 euro, fino alla paventata perdita della patria potestà. Fra i vaccini ovviamente era incluso anche quello infame contro l’epatite B, virus trasmesso principalmente per via sessuale, voluto nel 1991 dall’allora ministro De Lorenzo dietro sollecitazione di una tangente di seicento milioni di lire versati dalla multinazionale GlaxoSmithKline.
Ebbene, questa proposta di legge — non indecente, semplicemente a-b-e-r-r-a-n-t-e — ha suscitato più perplessità che rabbia. Lo stesso è accaduto per la radiazione dall’albo professionale di quei pochi medici che hanno osato criticare pubblicamente l’obbligo dei vaccini. Davanti a questo plateale ed arrogante attacco alla libertà e alla coscienza individuale da parte dello Stato, la reazione è stata di… un po’ di indignazione e tante discussioni. Ci sono state alcune manifestazioni contro la proposta di legge, certo, ma nemmeno tanto partecipate. Ai cortei nazionali di Roma e Milano hanno sfilato poche migliaia di persone, infinitamente meno di quanti si rovesciano per le strade in occasione di qualche scudetto vinto dalla propria «squadra del cuore». In generale ha predominato il solito fatalismo: è la dittatura della merda, passerà anche questa.
Eppure fino a non molto tempo fa una legge di tal fatta non sarebbe stata solo improponibile, sarebbe stata impensabile. C’era da non credere ai propri occhi nel vedere il modo in cui veniva creato artificialmente il clima di panico ed astio nei confronti dei bambini non vaccinati, messi alla berlina in quanto untori dell’epidemia del morbillo. Morbillo? Ma stiamo scherzando? La quasi totalità della popolazione italiana ultraquarantenne ha avuto il morbillo, e non è morta. Il vaccino contro il morbillo è stato introdotto qui in Italia nel 1984. Fino ad allora ammalarsi di morbillo da bambini era considerata una cosa del tutto normale, un piccolo fastidio da sbrigare il più in fretta possibile. Di più, un fastidio necessario perché rendeva immuni per sempre alla malattia. Quando un bambino si ammalava di morbillo, le mamme dei suoi amici mandavano i propri figli a fargli visita allo scopo di farli ammalare a loro volta — meglio togliersi subito il pensiero. Le malattie esantematiche sono molto pericolose da adulti, ma per lo più innocue se capitano nel corso dell’infanzia. Il bambino sta a casa alcuni giorni da scuola, guarisce, dopo di che non ha più nulla da temere da quella malattia.
Ora, non è affatto difficile capire che l’immunizzazione è mille volte meglio della vaccinazione. Che la prima è un fenomeno naturale che protegge per sempre dalla malattia e non ha controindicazioni, mentre la seconda è un espediente scientifico che in linea di massima protegge per un lasso di tempo e può causare danni collaterali. Che vaccinarsi significa diventare dipendenti dall’industria farmaceutica giacché i vaccini, per essere considerati efficaci, hanno bisogno di essere ripetuti nel tempo. Le persone vaccinate, superata una certa soglia di età, non potranno più ammalarsi senza incorrere in grossi rischi e quindi saranno costrette a vaccinarsi periodicamente per tutta la loro vita adulta. Cosa che farà la gioia dell’industria farmaceutica, la quale non ha interesse né ad uccidere né a guarire i propri clienti, ma a renderli pazienti cronici in fila davanti agli sportelli delle farmacie per acquistare le sue merci fino al loro ultimo respiro.
Questo la ministra Stronzolin, classe 1971, lo sa bene. Quasi sicuramente anche lei è immune al morbillo, si sarà anche lei ammalata da piccola. Lo stesso dicasi per la stragrande maggioranza dei politici, degli esperti, dei commentatori e dei giornalisti che hanno pompato la sua proposta di legge senza battere ciglio, in nome della salute pubblica che deve essere tutelata e garantita dallo Stato. Anche qui, c’è da rimanere sbalorditi. Secondo le statistiche ufficiali, la prima causa di mortalità è il fumo che provoca qui in Italia oltre 200 vittime al giorno. Ma poiché i tabacchi sono monopolio di Stato, questi morti non fanno scalpore. Non ce ne vogliano i fumatori, ma come non constatare che ottimo affare sia per lo Stato, incassare 15 miliardi di euro all’anno per la vendita di sigarette e spenderne la metà per la cura del cancro ai polmoni. Già, ma in questo caso c’è il libero arbitrio da rispettare!
Lo hanno dimenticato, lorisgnori? Forse neanche loro ricordano più bene contro chi siano in guerra, se contro l’Eurasia o l’Oceania… ah, già, contro il morbillo! Quel morbillo che, a detta della ministra Stronzolin, nel 2013 avrebbe fatto strage di bambini in Inghilterra, provocando ben 270 vittime. Oppure sono in guerra contro la meningite, di cui viene denunciata una epidemia in corso su tutto il territorio nazionale, ma solo a partire dal 2015. Nulla di vero, sono pure menzogne. Nel 2013 è morto solo un venticinquenne per morbillo in Inghilterra, quanto alla meningite si è registrato un incremento di casi nella sola Toscana (guarda caso, la regione in cui hanno sede le multinazionali che producono i vaccini anti-meningite), pochi mesi dopo l’incarico affidato all’Italia nel corso del Global Health Security Agenda, di guidare per i prossimi cinque anni le strategie e le campagne vaccinali nel mondo. Perfino alcuni esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dovuto pubblicamente riconoscere che quella della meningite è «solamente una “epidemia mediatica”, il cui patogeno, che si sta moltiplicando a dismisura, contagiando giornali e lettori, è semplicemente la notizia giornalistica».
Ma la propaganda bellica, è notorio, si nutre di menzogne. E la guerra in corso, una guerra spietata che si combatte su tutti i campi, quotidianamente, è quella contro la libertà, contro la possibilità di dire, fare, amare, vivere come si vuole, senza dover adattarsi alla norma. Gli esseri umani, così diversi tra loro per via di quella ormai obsoleta caratteristica che è la singolarità, devono essere trasformati in cittadini omologati nell’obbedienza. Devono essere vaccinati, schedati, marchiati — a vita. Nel totalitarismo democratico l’erosione della libertà avviene poco alla volta, non è il risultato immediato di un colpo di Stato militare notturno. Giorno dopo giorno vengono prese misure che limitano e vietano i movimenti e l’autonomia, misure che partono in sordina — per permettere di renderle sopportabili, in modo di abituarvisi — e poi aumentano, si moltiplicano, si incrociano. Avete notato come i politici che vogliono far passare proposte di leggi particolarmente liberticide assomiglino ai magistrati accusatori che vogliono ottenere sentenze di condanna? Entrambi chiedono tanto per ottenere qualcosa.
Così, i cambiamenti subiti dalla proposta di legge originale sui vaccini (prima la riduzione del numero di vaccini obbligatori e delle sanzioni economiche in caso di inadempimento, nonché la conferma dell’inviolabilità della patria potestà, poi la possibilità dell’autocertificazione della richiesta di effettuare le vaccinazioni) sono stati accolti dal pubblico quasi come se si fosse trattato di un passo indietro da parte del potere, laddove in realtà costituiscono un balzo in avanti vertiginoso. Pensate, all’inizio ci volevano sprangare in testa ma poi per fortuna hanno deciso di spezzarci solo una gamba… Meno male, che sollievo! C’è da essere riconoscente a chi si cura tanto di noi.
Dopo aver incatenato i nostri corpi, dopo aver colonizzato la nostra mente, adesso lo Stato vuole anche scorrere nelle nostre vene.