Frangenti

nave (1)

( Dal Web )

Progetto editoriale

Le parole e la vita. Il mondo in cui viviamo è come una polveriera: aspetta soltanto di essere messa a fuoco. Una critica radicale che incontra la sovversione, senza accontentarsi né della sublimazione dell’estetismo, né delle doverose prese di posizione, può suggerire la deriva. Per andare dove il piacere è materialmente tangibile, criticando le quotidiane cronache del dopobomba in modo irreversibile ed irrecuperabile: creando lo scarto con gli incubi lugubri dei bisogni donandoci ai sogni dell’azione. Dimenticare la mera sopravvivenza dedicandosi all’ebbrezza della sediziosa tentazione di vivere. Insomma, un giornale caratterizzato dall’esplorazione di zone ignote della sensibilità e del desiderio, perturbazioni dell’ordinato fluire e momenti attraversati anche da forme sovversive e irrazionali.
Consapevoli che non basta il lamentio di miserabili condizioni che costituiscono parte delle catene più forti mai forgiate dal potere: quelle della partecipazione e della schiavitù volontaria. Contro i corpi mostruosamente atrofizzati e separati, questi frangenti vogliono essere sacrilegio che imbratta fogli di sguardi e di echi non troppo lontani: sognare per agire, agendo così mentre il sogno lo si sta ancora vivendo. Il mondo della vita in quanto essenza viva è quello della qualità, dell’abbandonarsi al coinvolgimento tumultuoso nella ricerca spasmodica della libertà: non quello della quantità della produzione e delle statistiche di numeri incolonnati. Le fratture nel quotidiano stimolano il furore dell’azione.
La rivolta non dipende soltanto dal disgusto, ma sa anche parlare di gioia. La gioia di affermare che, malgrado tutto, siamo vivi. Che, malgrado l’oppressione totalitaria, la leggerezza del negativo -di non voler essere né fare- s’incontra con le possibilità di tessere delle relazioni reciproche di complicità. Preferendo raggiungere gli esseri umani parlando di critica al quotidiano, afferrando il rifiuto di esistere solo come servi disciplinati, coinvolgendoci in avvenimenti dai risvolti sconosciuti, facendosi sbalordire da incontri insospettabili, spezzando i limiti e rovesciando le esperienze, per raccontare e rendere l’impossibile una possibilità concreta.
Tutto scorre e questo tutto è l’incontro fra il tempo non più misurabile dal ticchettio degli orologi e lo spazio non più tracciato dai confini: l’insurrezione.
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L' informazione deve essere libera di viaggiare senza filtri, condizionamenti e manipolazioni. Come un raggio che si riflette su una superficie levigata, rimbalza, si espande.

Pubblicato il 31 ottobre 2017, in Il raggio riflesso, informazione e cultura con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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