Sarà guerra!

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( Dal Web )

Hythe, Alberta (Canada), a metà degli anni 80. Animato da una certa visione della vita, un piccolo gruppo di persone decide di allontanarsi dalla società dei consumi per fondare una comunità in cui mettere in pratica le proprie idee. Non chiedono niente a nessuno, non impongono niente a nessuno, vogliono solo vivere nella maniera che reputano più giusta. Comprano un centinaio d’ettari di terreno e con le loro stesse mani costruiscono case, coltivano campi, allevano bestiame. Diventano quasi del tutto autosufficienti, da ogni punto di vista. Vivono in pace e tranquillità per anni, senza disturbare nessuno.
Finché un giorno quel mondo moderno da cui erano scappati, li trova e li circonda. Sotto la loro terra infatti c’è del gas, un enorme giacimento di gas. Le industrie del gas e del petrolio iniziano a trivellare pozzi nei pressi della loro comunità, avvelenando l’aria che respirano e l’acqua che bevono. I loro animali iniziano ad ammalarsi, loro iniziano ad ammalarsi.
E loro, cosa fanno? Fanno ciò che qualsiasi altra persona comune, normale, farebbe: si rivolgono alle autorità competenti, scrivono lettere di protesta, cercano di far valere i propri diritti. Ma nel giro di pochi anni si accorgono che tutte queste sono solo «stronzate legalitarie». Le autorità non proteggono la salute dei cittadini dall’avidità delle industrie, semmai proteggono i profitti delle industrie dalla rabbia dei cittadini. Le trivellazioni continuano, provocando talvolta delle fughe di gas. I loro animali iniziano a morire, i loro figli iniziano a morire.
E loro, cosa fanno? Non sono una comune di rivoluzionari, nient’affatto. Sono una comunità di cristiani. Non hanno un progetto politico o un’utopia sociale da realizzare, hanno una fede religiosa in cui credono. Non hanno un mondo infernale da sovvertire, hanno un piccolo angolo di paradiso da difendere. Ma l’industria e la politica, l’infame matrimonio tra la tracotanza del denaro e l’ipocrisia della legge, non concedono loro molte alternative: o rassegnarsi al peggio, magari accontentandosi di qualche risarcimento simbolico, o andarsene altrove.
Il discorso si sarebbe chiuso qui se non fosse che quella comunità, chiamata Trickle Creek, è stata fondata ed è guidata da un pastore alquanto particolare. Il suo nome è Wiebo Ludwig e non assomiglia in nulla al mite prete che invita a porgere l’altra guancia, semmai all’infuocato profeta che caccia i mercanti fuori dal tempio (verrà descritto come «il fulmine di una tempesta avvolto dalla carne di un uomo»). Si è già scontrato con la sua famiglia ed i vertici della sua chiesa, si scontrerà con le multinazionali dell’energia, con la polizia e con gli altri abitanti della regione. Industria e politica mentono, poiché esiste una terza possibilità oltre alla rassegnazione e alla fuga. Dopo aver preso atto dell’assoluta inutilità di una trattativa con le istituzioni, della totale incompatibilità fra la ricerca del profitto e la cura dello spirito, Wiebo Ludwig capisce che il solo rapporto possibile fra il mondo sacro e quello profano è la guerra. Come John Brown un secolo e mezzo prima nella lotta contro la schiavitù, quest’uomo di Dio prenderà le armi e diventerà il più noto eco-sabotatore del Canada. Il più noto, ma non certo l’unico, considerato che negli anni 90 si sono verificate centinaia di azioni dirette contro pozzi e oleodotti nella regione settentrionale dello Stato di Alberta, molte delle quali presero di mira proprio la compagnia attiva nei pressi di Trickle Creek.
Allora, di fronte a tutto ciò, ha forse importanza che le idee di Wiebo Ludwig fossero quelle cristiane?
Ha forse importanza che a Trickle Creek si leggesse la Bibbia, e non qualche testo sacro rivoluzionario?
La storia della lotta ventennale di Wiebo Ludwig e della sua comunità contro l’industria del gas e del petrolio non è stata solo oggetto di numerosi articoli e di qualche libro. Conosce anche una testimonianza fuori dal comune, ovvero il documentario che il regista David York ha realizzato proprio a Trickle Creek (dove visse a lungo come ospite fra il 2008 e il 2010). Benché ateo, York riuscì a conquistarsi la fiducia di Ludwig e degli altri appartenenti alla comunità, i quali gli diedero alcuni video da essi stessi realizzati su quanto accaduto negli anni precedenti. York era presente anche nel corso della lunga perquisizione di Trickle Creek effettuata in seguito all’arresto di Ludwig, sospettato di essere l’autore di alcuni attentati dinamitardi avvenuti nel 2008 contro diversi oleodotti.
In questo documentario, intitolato non a caso Wiebo’s War (La guerra di Wiebo), non c’è spazio per la politica. È la lotta di una concezione del mondo, di una forma di vita contro ciò che la vuole distruggere, a venire ripresa dal registra canadese. Niente strategie di movimento, niente assemblee popolari, niente esasperata ricerca di consenso (anzi, l’unica assemblea che riprende il documentario è quella organizzata dalla polizia contro i sabotatori). Significativo anche il rapporto intercorso fra Ludwig e i media, i quali prima diedero risalto alle parole di quel bizzarro pastore, poi lo oscurarono completamente.
Wiebo Ludwig è morto il 9 aprile 2012, un anno dopo l’uscita di questo documentario che fu presentato in anteprima mondiale a Salonicco, in Grecia, al Festival dei Documentari. Il prossimo 13 aprile Wiebo’s War verrà proiettato (sottotitolato) per la prima volta in Italia.
L’appuntamento è per le 20.30 allo spazio di Tilt, in via Orsini Ducas 4 a Lecce, in quel Salento dove è in corso la lotta contro il gasdotto TAP.
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Pubblicato il 9 aprile 2018, in informazione e cultura con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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