Archivio mensile:luglio 2019

La strategia della lumaca

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( Dal Web )

«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose»

Questa mattina, dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici, la linea ferroviaria che collega Roma e Firenze è ferma, sospesa, bloccata.
Cosa è successo?
All’ alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell’ Alta Velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme.
Sarà stato un caso?
Una coincidenza?
Una «vile provocazione»?
Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d’ amore e di rabbia?
È facile immaginare che sul posto sia tutto un brulichio di tecnici delle Ferrovie e della Questura.
Dopo i primi accertamenti, i responsabili della Rfi hanno dichiarato che « Il principio d’ incendio agli impianti che gestiscono la circolazione dei treni è stato causato da un atto doloso ad opera di ignoti ».
Ignoti che con un nonnulla hanno gettato nel caos la circolazione ferroviaria nazionale, settore importante di quel sistema pubblico di trasporti che ogni giorno fa funzionare la nostra amabile società, spostando merci umane e inumane a seconda delle esigenze del mercato.
Ma quando non funziona più nulla, si sa, si è costretti a pensare a tutt’ altro.
Eh, lo sappiamo, lo sappiamo, che sbirri e giornalisti, abituati come sono o al mutismo dell’ obbedienza o al coro del consenso, prenderanno queste nostre parole nientepopodimenoche per una «rivendicazione».
Ma che ci volete fare?
È più forte di noi.
Non riusciamo a trattenere la nostra emozione nel constatare come questo gigante chiamato Potere abbia sempre e comunque i piedi di argilla.
Come sia sufficiente accendersi una sigaretta all’ aria aperta in campagna e sotto la luna per mandarlo in tilt.
Come tutta la sua esaltata magnificenza, tutta la sua tracotante invincibilità, dipendano da fragili cavi disseminati un po’ dovunque.
Talmente vulnerabili da poter essere neutralizzati persino da una lumaca.
Lo spettro della morte e la minaccia della galera potranno fermare chi ha da curare i propri interessi, ma non hanno mai fermato chi desidera ardentemente la propria libertà.
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Potere totale male totale

Hitlerconebrea

( Dal Web )

Parrebbe che l’immensa catastrofe attuale, dovuta anzitutto ai regimi totalitari, senza voler con ciò assolvere quelli democratici, avrebbe dovuto aprire gli occhi ai più;
ma per intanto non si nota che la tendenza ad estendere il totalitarismo al mondo intero.
È insomma tristemente logico.
Ammessa l’esistenza di poteri, invano si pretenderà distinguerli in legittimi e illegittimi. La forza soltanto li mantiene e li estende, la forza che non ha nulla da vedere con la legittimità.
Anzi più un potere è mostruoso, più incute con la paura il rispetto.
Non si può parlare di grandi potenze senza grandi impotenze di popoli e di piccoli Stati.
Non si può immaginare pretesa più odiosa che quella di esigere « il potere, tutto il potere », ossia di dominare su masse di cui si requisiscono tutte le forze e tutti i beni, cosicché perdono ogni vita propria e non esistono che come strumenti ciechi d’occhiuta rapina.
Il dominio dell’uomo sull’uomo con tutte le usurpazioni che ne derivano, ecco la maggiore sorgente dei mali dell’umanità.
Si è creduto rimediarvi, scacciando dei poteri per sostituirvene degli altri,  se qualche miglioramento si è avuto, fu in una diminuzione non in un accrescimento della loro autorità.
Potere totale è così eguale a male totale.
Ecco perché noi dobbiamo combattere soprattutto coloro che cianciano d’ un potere forte, d’ un governo che governa, di un’ autorità rispettata, d’ una disciplina rigorosa, tutte cose che mirano all’ annientamento della persona umana, alla militarizzazione universale, alla soppressione d’ ogni indipendenza, volontà e iniziativa dei singoli.
Col pretesto di tutto, proteggere, regolare, dirigere, salvare, si mira a soffocare ogni possibilità d’ emancipazione, ogni tentativo di ribellione, ogni aspirazione di giustizia.

I funghi marci del linguaggio

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( Dal Web )

Hugo von Hofmannsthal
In un primo tempo mi divenne gradualmente impossibile intrattenermi su argomenti tanto elevati quanto comuni,  quindi proferire proprio quelle parole di cui gli uomini comunemente usano servirsi.
Soltanto a pronunciare le parole spirito, anima o corpo, avvertivo un inspiegabile turbamento.
Mi riusciva impossibile nell’ intimo esprimere giudizi sui fatti della corte, sulle questioni del Parlamento, o su qualsiasi altro argomento vogliate immaginare.
E questo non per una sorta di prudenza:
Vi è nota la mia franchezza che si perde nella leggerezza!
Piuttosto le astratte parole di cui la lingua naturalmente usa servirsi per portare una qualsiasi idea alla luce del giorno, mi si sfarinavano sulla bocca come funghi marci.
Ed una tale infezione andò dilatandosi nel tempo come ruggine che tutto macera all’ intorno.
Persino nel discorrere domestico e familiare, l’ esprimere un qualsiasi parere di quelli che si offrono leggermente e con noncurante sicurezza, divenne per me così problematico che dovetti cessare di partecipare a queste conversazioni.
Provavo una indescrivibile irritazione che solo a fatica riuscivo a dissimulare nell’ ascoltare frasi del genere: 
la tal cosa è per il tale o per il talaltro andata bene o male;
il predicatore T. è un brav’ uomo;
il fittavolo M. è da compatire perché ha dei figli scialacquatori;
 un altro è da invidiare perché le sue figlie sono parsimoniose;
una famiglia sale ed un’altra declina
Tutto ciò mi appariva indimostrabile, falso, vuoto, sino al parossismo.
Per di più il mio spirito mi induceva a vedere vicina in modo inquietante qualsiasi cosa fosse attinente a tali discorsi, così come una volta un lembo di pelle del mio dito mignolo, osservato attraverso una lente di ingrandimento, mi era apparso come un territorio cosparso di profondi solchi e voragini, così mi accadeva ora con gli uomini e con le loro azioni.
Non riuscivo più a coglierli nello sguardo semplificato dell’abitudine.
Ogni cosa mi si sfaldava incoerentemente in più parti e queste ancora in ulteriori parti,  nulla si lasciava più ricondurre ad un unico concetto.
Singole parole giravano rapide attorno a me, si mutavano in occhi che mi fissavano ed in cui io a mia volta dovevo concentrarmi, erano vortici in un perenne turbinare che a fissarli nel profondo si è presi da un senso di capogiro ed al di là dei quali si è nel vuoto.