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Sotto choc

145H

( Dal Web )

Floréal

Una signora viene assassinata nella propria casa, a Parigi, in condizioni particolarmente sordide. E siccome la signora è ebrea, giornali, televisioni e radio, tutti in coro ripetono la frase rituale: «La comunità ebrea è sotto choc».
È vero che, se non si è ebrei, non si può comprendere cosa ci sia di commovente nell’omicidio con ben undici coltellate di una persona sola di 85 anni, di cui poi gli assassini hanno cercato di bruciare il corpo. E tutto ciò, probabilmente, solo perché era ebrea.
Ormai è così che vanno le cose. L’emozione è a sua volta un territorio dai confini etnici o religiosi. Se si ammazza un prete, è il mondo cristiano ad essere «sotto choc». Se si tratta del frequentatore abituale d’una moschea, è il mondo musulmano ad essere «sotto choc», e così via.
In base alla logica giornalistica e comunitaria, io che non ho religione dovrei essere «sotto choc» solo quando si uccide un miscredente. Ma siccome non viene mai precisato se questo o quel trucidato fosse un non-credente, ogni emozione mi viene comunque risparmiata. Io non sono mai «sotto choc».
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