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Ombre

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( Dal Web )

In questa epoca di insignificanza generalizzata, ciò che non viene nominato non esiste. Addirittura ciò che viene surrogato dai media diviene verità incondizionata. In esso sta la grande potenza del linguaggio mediatico da circo: il fatto diventa propaganda perché la propaganda è il fatto nell’era tecnologica.
Le notizie volano veloci. Si susseguono costantemente, anche sui canali cosiddetti di controinformazione. La sofferenza sta nel non sapere più cogliere il significato. La riflessione, la quale abbisogna di tempo e spazio, perde di senso perché non c’è più tempo e non si trova più spazio per riflettere. Ormai, come nel mito, la suggestione ha preso il posto della riflessione.
Se ci fermiamo a riflettere su qualche fatto accaduto quest’anno, l’insignificanza assume la forma di una sibillina conferma.
A Cremona, dall’inizio dell’anno si sono susseguiti una serie di black-out in varie parti della città. Ciò ha comportato le lamentele di Citelum, ditta di proprietà della EDF (famosa in tutto il mondo per il suo uso del nucleare e le sue centrali di morte disseminate in tutta la Francia), nel portare a termine il lavoro di illuminazione urbana in città. Qualcuno ha parlato di guasti tecnici. Citelum, che lavora anche in altre città italiane, ha sporto denuncia contro ignoti, imputando la causa a manomissioni sugli impianti elettrici.
A Roma, il 12 giugno il notiziario della Rai della sera va in tilt per un quarto d’ora. Niente notizie dal Grande Fratello. Alcune megabatterie elettriche che danno potenza per la trasmissione nazionale sono andate in corto circuito. La Rai, in un comunicato del giorno dopo, si scusa con i suoi telesudditi per il disguido. Non essendoci spiegazioni fornite dal colosso di distrazione di massa, il tutto viene codificato come guasto.
A Lodi, il 23 agosto sulla linea dell’Alta Velocità, un guasto elettrico riesce a fermare per alcune ore tutta la linea che porta dal centro al nord Italia. Lodi, che sta vicino a Milano, è un punto nodale estremamente importante per la circolazione. Se qualcosa non funziona in quel tratto, si mette a rischio gran parte della circolazione dell’Alta Velocità.
D’altra parte, non esistono rivendicazioni che possano far pensare che tutti questi problemi di energia siano stati causati da qualcuno che si diverte a mettere i bastoni fra le ruote al dominio. Non ci sono parole, quindi niente esiste. Vero, fatto, firmato e controfirmato.
È impossibile che qualcuno stia pensando al meraviglioso reinventarsi del sabotaggio. Senza parole, senza schemi, ma solo con un invito a bloccare la realtà. Senza vocaboli, chi può capirla?
Che diamine, l’azione non parla da sola!
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L’apoteosi di George Soros

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Dal Web )

DI TOM LUONGO

tomluongo.me

“O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da vederti diventare il cattivo”.

– Il Cavaliere Oscuro

George Soros ha effettuato questa trasformazione. Non che sia mai stato un eroe, sebbene pensi di esserlo.

È l’incarnazione dell’idea portata da John Barth, che “l’uomo non può sbagliare”.

Questa è una cosa che i bravi scrittori sanno bene: i cattivi non si considerano mai come tali. Nella propria mente, non possono sbagliare, quel che fanno è per il bene comune ed un mondo migliore.

Ultimamente ho recuperato The Americans (ho appena finito la terza stagione): la lenta consapevolezza in tutti i volti dei personaggi che quel che stanno facendo è distruggere la propria anima è diventata la spinta narrativa dominante.

Credo che la seconda parte della serie si concentrerà sul districarsi da questo incubo.

A tutt’oggi, Soros non si considera ancora il cattivo. Ma lo è. Lo è sempre stato. Non per la sua insana devozione all’idea di una società aperta, ma per ciò che ha fatto in nome di questa ideologia.

Ha mandato in bancarotta diversi paesi, ha tratto profitto dalla loro scomparsa, messa peraltro in moto da lui stesso attraverso l’indebolimento delle istituzioni culturali del posto. Lo ha fatto con calcolata precisione e fredda determinazione.

Nel processo, ha distrutto decine, se non centinaia, di milioni di vite, tutto per asservire le masse e tenersi un potere illimitato per sé.

Lui però non la vede così. Lui la vede come un male necessario per favorire l’evoluzione della specie.

E questa megalomania ora è andata veramente oltre.

Il segreto peggio tenuto nei circoli politici, a parte le mail della Clinton, è il famigerato rapporto di 49 pagine, distribuito da Soros e David Brock di Media Matters, ad un gruppo di insider, con redatta la propria strategia per distruggere Trump, con l’aiuto di giganti dei social media come Facebook.

Gran parte di questa strategia è stata messa in atto sùbito dopo la messa al bando di Alex Jones e di altre voci non progressiste.

Da World Net Daily:

Media Matters ha incontrato Facebook, che vanta circa 2 miliardi di utenti in tutto il mondo, per discutere su come reprimere le notizie false, secondo il rapporto.

Il gigante dei social media è stato dotato di “una mappa dettagliata della costellazione delle pagine Facebook di destra che più avevano fornito fake news”.

Il memo di Brock dice anche che Media Matters ha fornito a Google “le informazioni necessarie per identificare 40 dei peggiori nuovi siti falsi”, di modo che potessero essere banditi dalla sua rete pubblicitaria.

Gateway Pundit ha sottolineato che nel 2016 Google ha realizzato tale piano sul blog del sito e su altri siti conservatori, tra i quali Breitbart, Drudge Report, Infowars, Zero Hedge e Conservative Treehouse.

Facebook, nel mentre, ha cambiato il proprio algoritmo newsfeed, apparentemente per combattere le “fake news”, causando un brusco calo del traffico per molti siti conservatori.

Lo stesso Trump è stato colpito, col suo coinvolgimento su Facebook in calo del 45%.

Uno studio condotto a giugno da Gateway Pundit ha rilevato che FB aveva eliminato il 93% del traffico delle principali fonti di notizie conservatrici.

Western Journal, nel proprio studio,  ha scoperto che, mentre gli editori di sinistra hanno visto un aumento del traffico web di Facebook del 2% circa dopo i cambiamenti dell’algoritmo, i siti conservatori hanno visto una perdita di traffico pari a circa il 14%.

La cosa non dovrebbe sorprendere, ma neanche spaventare. Perché, nonostante questa volontà di soffocare le voci di opposizione alle attività di Soros e Brock, francamente sovversive, le voci alternative hanno continuato a prosperare.

Il picco di Soros

La Russia è stata la prima a stancarsi delle operazioni di regime change di Soros, cacciando la sua Open Society Foundation rea di essere un’operazione di quinta colonna. Più recentemente, il presidente ungherese Viktor Orban si è unito a Putin nella sua crociata, approvando una simile legge anti-ONG.

Orban ha fatto di Soros il fulcro della propria strategia di rielezione, cosa che ha funzionato a meraviglia.

E con la super maggioranza guadagnata dalla sua coalizione di Fidesz, ha approvato il disegno di legge “anti-Soros”, limitando severamente le attività delle ONG straniere e portando alla luce le fonti dei loro finanziamenti.

Ora la Polonia è l’ultimo paese a muoversi contro di lui. kHa infatti deportato in Ucraina Lyudmyla Kozlovska, uno dei principali organizzatori politici di Soros , senza nemmeno un “congedo”.

Kozlovska e la Open Dialogue Foundation stavano, come al solito, organizzando delle proteste contro il governo polacco.

Girano voci che anche in Romania si faranno simili leggi anti-ONG. Tutta l’Europa dell’Est si sta allontanando dall’agenda delle frontiere aperte e dell’omogeneizzazione della cultura.

Lui sa bene quali saranno le conseguenze: intensi sconvolgimenti sociali, assieme a paralisi politica ed economica. E la incita. La spinta ad includere tutti questi paesi sia nell’UE che nella NATO è atta a creare vettori di corruzione nel tessuto politico ed economico di questi paesi.

I popoli dell’Europa orientale, dopo due generazioni di soffocante controllo autoritario, stanno però recuperando le proprie radici culturali e religiose.

Alistair Crooke ha scritto un articolo meraviglioso (qui) su Strategic Culture Foundation, che descrive le radici della crisi esistenziale che Soros ed il suo gruppo stanno vivendo nel mondo di Trump.

Tutti questi progetti utopici (ed assassini) sono fluiti efficacemente da uno stile di pensiero meccanico, a binario unico, che si era evoluto in Europa, nel corso dei secoli, e che collocava nel pensatore occidentale l’irremovibile senso della certezza e convinzione di sé.

Queste certezze giunte empiricamente – ed ora sedute nell’ego umano – hanno innescato un risveglio proprio verso quelle prime concezioni apocalittiche giudeo-cristiane: che la storia, in qualche modo, stava convergendo verso una trasformazione umana, ed una “Fine”, con un castigo per i corrotti, ed un mondo nuovo e radicalmente redento per gli eletti. Non più (nel mondo di oggi) innescato da un atto di Dio, ma “ingegnerizzato” dall’atto dell’uomo illuminista.

Qui Crooke pensa a Soros, che ha peraltro ammesso di “sentirsi Dio”. Sta però anche parlando agli impulsi più profondi che costituiscono il fondamento del successo di Trump, specialmente nel suo slogan della campagna “Make America Great Again”.

C’è un pregiudizio intrinseco nella cultura americana, che dà per scontata la nostra superiorità ed equipara il nostro interesse nazionale al fermare la crescita di altre potenze straniere. Questa cosa sicuramente pervade anche il pensiero del presidente, ed è il terreno che ha in comune con i neocon, sia nel proprio governo che ad Israele (che poi sono la stessa cosa?).

E questo è il motivo per cui le cose sono così confuse al momento. Perché Soros ed il suo compare, David Brock, sono impegnati ad accusare Trump di collusione con la Russia, abbassando così di molto il livello del discorso politico.

Dall’altra parte sta però facendo abbracciare a Trump alcuni degli aspetti più deleteri dell’impero americano, come l’impegnarsi in tattiche di guerra ibride contro chiunque osi sfidarlo, specialmente l’Iran, contro cui ha una specie di fissa.

La fine del Sorosismo

Io credo che questa sia l’eredità della rivolta libertaria di Ron Paul del 2008 e del 2012, diventata poi un fenomeno politico “populista” mondiale. Paul ha dissolto quasi senza sforzo molti dei miti neocon/trotzkisti della continua ossessione americana per il Destino Manifesto ed i sogni utopici di creare il paradiso in terra.

Questo impulso proviene da tutti le parti dello spettro politico, ed è così che il Partito Unico – la leadership ideologicamente unita di Democratici e Repubblicani – ha mantenuto il potere per così tanto tempo.

Lo spostamento demografico che avviene ora, col testimone del potere che passa dai Baby Boomers (disperatamente aggrappati alle proprie posizioni di potere, come McCain, Feinstein, Pelosi, ecc.) alla Generazione X, che non si beve tutta questa spazzatura della Grandezza Nazionale, essendo cresciuta dopo la Guerra Fredda, sarà la morte del “Sorosismo”.

Questo è il motivo per cui Soros ha smesso di speculare sui mercati valutari ed ha iniziato ad investire sui social media. Ha capito che era il mezzo col quale mantenere ancora per un po’ il controllo della narrazione.

È per questo che lui e Brock si sono riuniti ed hanno prodotto un memo di 49 pagine per distruggere Trump.

Finirà però per essere un cattivo investimento, una scommessa perdente. Non è un dio; piuttosto, si è rivelato essere il Cattivo. Ad 89 anni ha vissuto abbastanza a lungo da vedersi disvelato come tale al mondo, e per vedere tutto ciò che ha costruito sgretolarsi in polvere.

Le istituzioni da lui create stanno crollando. I difetti intrinseci del marxismo e gli errori metodologici del socialismo non possono essere sostenuti per sempre. Non può abrogare le leggi dell’economia più di quanto possa riscrivere le leggi della fisica.

La nostra storia condivisa, la nostra cultura e le cose che ci guidano sono radicate nei nostri ricordi, impresse nel nostro DNA. E non saranno spazzate via nel vano tentativo di continuare a creare il Nuovo Uomo Sovietico, senza passato e senza cultura.

Il pendolo oscilla sempre dall’altra parte. E noi come specie esploriamo tutte le opzioni che sono sul nostro percorso, per diventare una versione migliore di noi stessi. Passeremo quindi una vita o due ad esplorare le possibilità del marxismo, per, in ultima analisi, rifiutarlo per la fantasia utopica che è e che rende gli uomini pazzi.

Mi piace pensare dell’umanità quel che Churchill pensava degli americani. “Si può sempre contare che gli americani facciano la cosa giusta – dopo che hanno provato tutto il resto”.

Penso che l’umanità ne abbia avuto abbastanza di George Soros.

 

È mancata l’elettricità in centro città

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( Articolo Condiviso )

In effetti non abbiamo molto da dire sulla mancanza d’elettricità la sera del 4 settembre scorso nei distretti 1 e 4 [di Zurigo]. I media borghesi ne hanno parlato in modo assai dettagliato. Un isolatore bruciato su un palo della linea ad altissima tensione Samstagern-Zurigo ha provocato una reazione a catena che ha generato un piccolo black-out. «Tracce d’incendio erano visibili sull’isolatore difettoso. Ciò indicherebbe uno sbalzo di scintille e una causa esterna. È possibile che un fulmine abbia colpito l’isolatore». È possibile. L’interruttore automatico nella sottostazione Zeughaus ha registrato l’errore, e il trasformatore si è arrestato. Una o due ore più tardi è stato messo in funzione un trasformatore di riserva, senza che la causa dell’accidente fosse veramente identificata, quindi la storia si è ripetuta nell’identico modo l’indomani. Questo per quanto concerne l’aspetto tecnico.

Potremmo anche sottolineare che tali problemi potrebbero come è ovvio essere stati causati volontariamente. È divertente constatare che perfino il giornale Tagesanzeiger ce ne fornisce una buona ragione: «alcuni abitanti si ritrovano nella strada, l’atmosfera è gaia». Viene pure evocato l’aspetto romantico dell’illuminazione data dalle candele in una inconsueta oscurità. «È davvero bello così». Sì, questa sarebbe già una buona ragione per tagliare di tanto in tanto la corrente.
Ma si può considerare anche un altro aspetto: quando tutte le telecamere di sorveglianza, tutti i sistemi di sicurezza, le luci, le porte automatiche, ecc. non funzionano più, molte altre prospettive si aprono alla tentazione del lettore. Si può certamente cogliere il momento semplicemente per passare una serata piacevole, in una bella atmosfera, cenando a lume di candela. Ma ci si potrebbe anche divertire approfittando della perdita di controllo che la polizia ha normalmente nei confronti dei comportamenti più sovversivi.
«Le persone si sono comportate in maniera impeccabile», ha affermato la polizia municipale nei giorni seguenti. Dunque, le persone del luogo hanno apparentemente faticato ad uscire dai binari dell’abitudine. Ciò sarà dovuto al fatto che non ne provano il bisogno? Spero di no per loro… O forse il motivo è piuttosto che la capacità, anche solo di immaginare altro, è stata atrofizzata dalla stupidità della vita quotidiana e dai divertimenti abbrutenti. Motivo in più allora per togliere ogni energia a questo ordine che atrofizza la mente e il corpo, e impiegare la propria energia per superarlo.
Per questo, imparare a cogliere l’occasione non costituisce certo una cattiva base da cui partire.

Come cambia l’articolo 78 della Costituzione

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( Articolo Condiviso )

Con il nuovo articolo 78 sarebbe solo la Camera a deliberare lo stato di guerra. Una Camera in mano al Presidente del Consiglio. In atto Matteo Renzi

Con Matteo Renzi capo del Governo, a comunicare gli interventi militari italiani sono stati i vertici USA e NATO. L’Ambasciatore americano e Barak Obama temono la vittoria del NO. Come cambia l’articolo 78 della Costituzione?

Il quadro di riferimento

L’«esercitazione in Lettonia»

Di pochi giorni fa l’intervista in cui Jens Stoltenberg – Segretario Generale della NATO – annunciava che l’Italia avrebbe inviato militari in Lettonia al confine con la Russia.

In Lettonia, al confine con la Russia in funzione “dissuasiva” contro il Cremlino. Inevitabilmente un forte inasprimento dei rapporti già tesi con la Russia che potranno sfociare chissà dove e come.

E lo ha annunciato il Segretario Generale della NATO, non il Capo dello Stato o il Presidente del Consiglio i Ministri.

E non è certo la prima volta.

L’intervento militare a Misurata

Intervento in Libia, via libera di Obama: «L’Italia guidi la missione militare» (“Il Messaggero” 1 Marzo 2016)

Ad annunciarlo il Segretario di Stato alla difesa americano John Carter.

Peccato che nessuno ne sapesse niente. Il Governo ha addirittura smentito fino ad agosto.

Nella scorsa primavera, però, l’esecutivo ai rumor oppose un fermo diniego persino in Aula. Con la stessa veemenza di qualche mese fa ieri l’opposizione ha protestato per l’accentramento di potere decisionale voluto dal premier (primo responsabile dei Servizi) e per essere stata tenuta all’oscuro delle operazioni. (“Il Giornale” 11 agosto 2016)

Il Governo riferirà in Parlamento solo in settembre, sostenendo di non avere avuto il tempo di farlo prima:

Per le anticipazioni apparse sui media riguardo alla missione, ha sottolineato Pinotti, “i primi ad esser dispiaciuti siamo noi, noi siamo venuti a riferire in Parlamento alla prima data utile”. (“rainews.it” 13 settembre 2016)

e che si tratta solo di una operazione per costruire un ospedale da campo per la popolazione di Misurata.

Ospedale?

Quindi i paracadutisti e gli incursori sono li per aiutare le suore a rifare i letti e a cambiare i cateteri?

Il governo italiano ha deciso di trasferire a Misurata un ospedale da campo, con 100 fra medici e infermieri e 200 paracadutisti della Folgore posti a protezione del nucleo. (“La Repubblica” 12/09/2016)

Si tratterebbe di qualche decina di unità dei commando del IX Reggimento «Col Moschin», del Gruppo operativo Incursori del Comsubin della Marina, del 17° Stormo dell’Aeronautica Militare e dei Gis dei Carabinieri. (“Il Giornale” 11 Agosto 2016)

Come non condividere la tesi dei Senatori del Movimento 5 Stelle?

“Appare evidente che dietro la dicitura ‘operazione umanitaria’ si nasconde, in realtà, un intervento militare dell’Italia in Libia mai autorizzato dal Parlamento e più volte negato dallo stesso Renzi. Come fa questo governo a parlare di missione umanitaria quando ha venduto armi a Paesi canaglia e concesso basi aeree per i caccia americani che sganciano bombe?”

Sono solo gli ultimi esempi di come funziona. USA e NATO ordinano e il nostro capo del Governo e la sua pletora di Ministri fantoccio eseguono.

I “SÌ” alla riforma costituzionale

Da articoli di stampa del 13 settembre (casualmente stessa data degli articoli relativi alla comunicazione in Parlamento della missione in Libia) l’Ambasciatore americano John R. Phillips dichiara:

la vittoria del Sì sarebbe una speranza per l’Italia, mentre se vincesse il No sarebbe un passo indietro

Di ieri la notizia che Barak Obama si interessa al referendum costituzionale

Il Sì al referendum aiuterà l’Italia. Matteo resti in politica (“ANSA” 20/10/2016).

Oltre ai vantaggi del TTIP, chi vorrebbe perdere un “fedele alleato”?

Uno tronfio, spaccone e arrogante, ma plastilina nelle mani del Presidente americano?

Certo, sul “fedele” siamo tutti d’accordo, quanto ad “alleato” ci sarebbe da ridire.

Dobbiamo comprendere di essere alleati e non sudditi. E dobbiamo farlo comprendere agli altri. Sigonella docet. E dobbiamo comprendere che Mosca è un’opportunità per la nostra economia e non un nemico mortale. Anche se lo zio Sam vorrebbe farci credere il contrario. (“Sputniknews.com” 17 ottobre 2016)

Come cambia la Costituzione: l’articolo 78

L’articolo 78 attuale è

Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.

verrebbe sostituito con

La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce conferiscono al Governo i poteri necessari.

La dichiarazione di guerra, quindi, rimane nelle mani del Presidente del Consiglio (in atto Matteo Renzi) che, avendo la maggioranza assoluta della Camera, stabilisce a capriccio.

E questo a prescindere dall’Italicum. Qualsiasi legge elettorale maggioritaria metterebbe la Camera dei Deputati nelle mani del Presidente del Consiglio e quindi la dichiarazione dello stato di guerra.

Come scritto poco fa “uno tronfio, spaccone e arrogante, ma plastilina nelle mani del Presidente americano“.

Ovviamente chi vota SÌ al referendum sulla riforma costituzionale è ben conscio, immagino?

In atto la gara per la Casa Bianca è fra Trump e la Clinton.

Trump è peggio della Clinton, ma peggio di Trump c’è solo la Clinton e uno dei due sarà Presidente degli Stati Uniti.

Siete certi che #BASTAUNSÌ per dormire sonni tranquilli?

P.S.: I post sull’argomento sono raccolti nel tag riforma costituzionale

Fuori da questo mondo

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( Articolo Condiviso )

Charles Baudelaire
Questa vita è un ospedale in cui ogni malato è posseduto dal desiderio di cambiare letto. Questo vorrebbe soffrire di fronte alla stufa, quello crede che guarirebbe accanto alla finestra.
A me sembra che starei sempre bene là dove non sono, e di questa questione di trasloco discuto di continuo con l’anima mia.
«Dimmi, anima mia, povera anima infreddolita, cosa ne diresti di andare ad abitare a Lisbona? Là deve fare caldo e tu ringagliardiresti come una lucertola. Quella città è sulla riva dell’acqua; si dice che sia costruita in marmo, e che la popolazione abbia un tale odio per i vegetali da sradicare tutti gli alberi. Ecco un paesaggio di tuo gusto; un paesaggio fatto di luce e minerali, e di acqua per rispecchiarli!».
L’anima non risponde.
«Visto che ami tanto la quiete, con lo spettacolo del moto, vuoi venire ad abitare in Olanda, terra beatificante? Forse ti divertiresti in quelle contrade di cui hai spesso ammirato l’immagine nei musei. Che ne diresti di Rotterdam, tu che ami le foreste di alberi maestri, e le navi ormeggiate ai piedi delle case?».
L’anima resta muta.
«Forse ti piacerebbe di più Batavia? Vi troveremmo, fra l’altro, lo spirito d’Europa sposato alla bellezza tropicale».
Nemmeno una parola. Che la mia anima sia morta?
«Sei dunque giunta a tal punto di intorpidimento da compiacerti solo del tuo male? Se è così, fuggiamo verso quei paesi che sono analogie di Morte.
— Ho quel che ci serve, povera anima mia! Faremo le valigie per Tornio. Andiamo ancora più lontano, all’estremo capo del Baltico; o ancora più lontano dalla vita, se possibile; installiamoci al Polo. Là il sole sfiora solo obliquamente la terra, e le lenti alternative della luce e della notte sopprimono la varietà e accrescono la monotonia, questa metà del nulla. Là potremo fare lunghi bagni di tenebre, mentre, per divertirci, le aurore boreali ci invieranno ogni tanto i loro rosei fasci, come riflessi di un fuoco d’artificio infernale!».
Finalmente l’anima mia esplode, e saggiamente mi grida: «Non importa dove! Non importa dove! Purché sia fuori da questo mondo!»

Preferiamo il bordello

…è vero non si può migliorare col tuo schifo di educazione!

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( Articolo Condiviso )

Una occupazione a modo. Ordinata, pulita, fatta da cittadini diligenti e educati. Tanti bei servizi per i vicini. Educatrici dell’infanzia che seguono (?) bambini, orto sociale, burraco per gli anziani, biblioteca, università popolare con docenti dell’università che ci tengono tanto al loro titolo, mica ignoranti qualunque!
Mentre prima? Un posto abbandonato al degrado, al sesso mercenario e ai tossicodipendenti.
Ma sapete cosa c’è? Tutto ciò è insopportabile!
Al perbenismo che si indigna anche per una scritta su un muro PREFERIAMO IL BORDELLO!
Si continua a parlare di degrado o si lascia che i media parlino per gli altri e si disprezza chi si trova ai margini. Eh già! Ci sono persone che fanno uso di droghe fino alla dipendenza, che scoperta! E ci sono persone che vendono il proprio corpo per mangiare. A volte volontariamente, troppe volte dietro sfruttamento. Benvenuti nel mondo!
Ciò che non riusciamo a digerire è il giudizio, divenuto pregiudizio, l’atteggiamento da preti bacchettoni. Il presentarsi come persone per bene, utili alla società che si riappropriano di uno spazio per renderlo produttivo.
E noi invece? Preferiamo quello che viene definito degrado ad un mondo pulito e ordinato, ma pieno di contraddizioni.
Vogliamo parlare dei media usati per fare da cassa di risonanza, quei media che fomentano odio e razzismo verso i diversi, che mistificano la realtà e sono asserviti al padrone di turno? Quel quarto potere completamente prono ai potenti, che crea opinione. Come non definire questa una forma di prostituzione? E che dire delle istituzioni a cui ci si rivolge e che sono un gruppo di parassiti che sopravvivono grazie al consenso dei loro sudditi? Un’altra forma di prostituzione ben peggiore anch’essa. Vogliamo parlare della cultura, dell’Università, del ruolo che ha nel forgiare i prossimi tecnici di questo mondo, ai quali non sorgerà mai un dubbio ma che invece contribuiranno ad aumentare le gabbie del pensiero?
Ai nomi altisonanti con tanto di marchio PREFERIAMO IL BORDELLO!
All’egemonia politica preferiamo la sovversione di regole finalizzate a creare solo privilegi.
Vogliamo l’abbattimento di una morale opprimente tesa a classificare le persone e rinchiuderle in un pregiudizio (quando non in delle gabbie vere e proprie).
All’assistenza vogliamo sostituire la complicità.
Non vogliamo riempire il vuoto delle nostre vite con un modello edulcorato di felicità.
Non cerchiamo consenso, cerchiamo complici! Non cerchiamo ordine, cerchiamo rivolta!
Fa paura? Non è un problema, si può rimanere comodamente aggregati in un tiepido mondo pulito e colorato, ma per favore si lasci perdere ciò che non appartiene. Il conflitto e la rabbia contro questo Stato di cose lo si troverà in un bordello, in strada, nel disagio, oppure non si troverà.
Certo la consapevolezza è un’arma, la coscienza è uno strumento contro l’ingiustizia. Ma la libertà è ciò che vogliamo per noi e per gli altri, non un’alternativa più o meno istituzionalizzata che gestisca le vite delle persone. Meno brutale forse ma sempre carica di autorità!