Archivi Blog

La buona coscienza di un cittadino al di sopra di ogni sospetto

cannibale

( Dal Web )

In quest’ultimo periodo a Lecce stanno fioccando denunce per scritte e affissioni sui muri, più o meno in relazione con la lotta contro il Tap. L’ultimo imbrattamento in ordine di tempo è quello che ha fatto stracciare la tonaca al vescovo, il cui volto si è imporporato alla vista di una sua bella chiesa che esprimeva più rabbia che letizia. La sua indignazione, come quella dei suoi fedeli, come quella di tutte le persone dabbene che infestano questo mondo, tanto sensibili alle offese quanto indifferenti ai massacri, ci ha riportato alla mente il commissario di polizia immortalato nel celebre film Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
Qualcuno ricorda le parole di quel paladino del codice penale?
«L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite… Noi siamo a guardia della legge che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata; ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!».
La logica è impeccabile: se scrivere sui muri della polis è un atto di vandalismo, reprimere i responsabili è un atto di civiltà. La buona coscienza dei cittadini al di sopra di ogni sospetto non può che convenirne. Non tollera che il proprio sonno venga turbato da chi le ricorda con sgarbo quanto sta accadendo dentro e fuori l’uscio della sua casa. Perché mai dovrebbe indignarsi? Una guerra è un atto di civiltà. Respingere l’esodo dei dannati della terra, magari facendoli annegare in mare, è un atto di civiltà. Fare affari con dittatori asiatici o subtropicali, magari vendendo loro armi o comprando il loro gas, è un atto di civiltà. Inquinare, contaminare, devastare un territorio, sono atti di civiltà. Politica internazionale, economia planetaria, cose troppo lontane? Beh, se è per questo anche mettere i braccialetti elettronici agli spazzini di Livorno (splendida metafora sul salariato come forma di lavoro forzato in quella galera chiamata società) è un atto di civiltà. Anche costringere gli studenti di un liceo di Napoli a svuotare le proprie vesciche ad un orario prestabilito è un atto di civiltà. Anche denunciare un medico che ha soccorso una donna incinta (un’immigrata che stava attraversando la frontiera, la puttana!) è un atto di civiltà. Per non parlare dell’immunità da sempre garantita alle forze dell’ordine assassine o al clero stupratore: tutti atti di civiltà. Per queste come per innumerevoli altre piacevolezze quotidiane, il signor vescovo, il signor sindaco, i signori giornalisti, i signori cittadini, tacciono quando non applaudono.
Perché i vandali da mettere all’indice, si sa, sono altri. Come ben diceva il commissario del film:
«I giovani, i giovani! Che scrivono sui muri. Giovani studenti, giovani operai, che vanno in giro di notte, che parlano di rivoluzione al telefono, nelle facoltà, nei reparti! Tonnellate di vernice rossa per insultarci. Lo so io quello che ci vorrebbe! Altro che la squadra imbianchini per cancellare quest’ondata eversiva, anti autoritaria. […] Noi dobbiamo sapere tutto, dobbiamo controllare tutto…».
Ed è proprio a questo fine assai civile che quasi ogni metro quadro della città di Lecce è sotto l’occhio di una telecamera. Così, questi giovani e meno giovani che osano scrivere sui muri altrui, anziché starsene a casa propria davanti alla televisione, non possono farla franca. Così, in questa esistenza a senso unico, non può accadere niente.
Ma non è mica uno stato di polizia, sapete? Suvvia, che paroloni, che metafore estreme! Si tratta di misure democratiche e progressiste, proprio come il commissario del film il quale – fra la tortura di un arrestato e l’omicidio della sua amante – confidava: «Che cos’è questa democrazia? E diciamocelo: è l’anticamera del socialismo. Io, ad esempio, voto socialista».
È la buona coscienza della gente perbene, quella che ci permette di essere di destra, di sinistra, apolitici, estremisti, di poter leggere libretti rossi o bibbie nere, di poter fare quello che vogliamo.. Perché noi non siamo cavalli! Siamo cittadini democratici, e la legge ci deve rispettare! Ma le scritte sui muri, i blocchi stradali, i botti esplosivi, che minchia c’entrano con la democrazia?
In effetti…
Annunci

Tilt

ingranaggio

( Dal Web )

(m)andare in tilt significa smettere di funzionare, cessare di corrispondere
alle esigenze specifiche di una determinata struttura od organizzazione

Uno spazio e un foglio. Tilt è un nuovo progetto per provare a riprendere il filo di un discorso mai interrotto: quello di una opposizione a Tap — e non solo — senza mediazioni né compromessi, una opposizione radicale che abbia nella conflittualità costante il suo punto di forza e di rottura; non solo contro Tap e tutti i suoi collaboratori, ma anche contro il mondo della politica che lo ha approvato, contro l’economia che lo sostiene e contro i gestori dell’ordine che lo proteggono.
Uno spazio in cui discutere, incontrarsi, scambiarsi informazioni, auto-organizzarsi, dare e ricevere suggerimenti. Un foglio per iniziare a criticare quanto ci circonda, per iniziare ad esprimere ciò che abbiamo a cuore.
Un foglio e uno spazio con cui cercare complicità inaspettate per ripartire all’assalto delle nostre aspirazioni più ardite. Un foglio ed uno spazio che contribuiscano a far detonare la protesta. Perché per bloccare TAP occorrono azioni dirette, non ricorsi al Tar o petizioni.
Uno spazio ed un foglio che tuttavia non saranno a disposizione di chiunque. Saranno di parte, dell’altra parte — quella che ritiene che gli artefici del disastro sociale ed ecologico non possano al tempo stesso essere chiamati a trovare la soluzione.
Tra le mura di Tilt, tra le pagine di Tilt, non troveranno quindi ospitalità né partiti né sindacati né comitati (grandi, medi o piccoli che siano), né sindaci né giornalisti. Perché la nostra unica possibilità si trova nella loro disfatta — in un rapido tilt industriale, in un irreversibile tilt istituzionale.

Lecce • via Orsini Ducas 4

(a piedi: da via A. Diaz sottopasso pedonale FS
in auto: v. Lequile fino in fondo alla strada chiusa, poi a sin.)
Spazio informativo  e di lotta contro il TAP
apertura Venerdì 9/2/2018 dalle 18.00
Mostra permanente di idee e pratiche sulla lotta in corso
Sono invitati tutti i nemici di Tap e delle mostruosità tecnologiche che un po’ dovunque vengono realizzate.
Non è gradita la presenza di autorità, partiti (grandi o minuscoli che siano),
leader o aspiranti tali, uomini o donne in uniforme, 
sindaci, preti, giornalisti, politicanti…
per contatti: tiltap@riseup.net