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Morte per morte

«Al mondo c’è una cosa che rende felici e una che rende infelici.
La prima è la pace con la propria coscienza,
l’altra la mancanza di pace con la propria coscienza.
Tutto il resto sono sciocchezze e assurdità».
Sergej Kravčinskij, 24 luglio 1878
«Io non posso più vivere senza vendicare i compagni giustiziati.
Mi conducano pure al patibolo quando avrò portato a termine il mio compito».
Sergej Kravčinskij, 3 agosto 1878
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La mattina del 4 agosto 1878 Sergej Kravčinskij — l’anarchico russo che un anno prima era stato arrestato per la sua partecipazione alla banda del Matese — accoltella all’addome il generale Nikolaj Mezencov, capo della Terza Sezione (la polizia politica), mentre questi sta passeggiando per le strade di Pietroburgo in compagnia del tenente colonnello Makarov. Mezencov morirà poche ore dopo, mentre il suo attentatore riesce a fuggire e a mettersi in salvo. Il 17 agosto al quotidiano di Pietroburgo Golos viene recapitato un opuscolo, redatto dai responsabili dell’azione. Si intitola Smert’ za smert’, ovvero Morte per morte: «Il capo dei gendarmi, cervello della banda che tiene sotto il giogo tutta la Russia, è stato ucciso… L’assassinio è una cosa tremenda. Solo nel momento più forte della disperazione che conduce alla perdita della coscienza, un uomo che non sia uno scellerato può sacrificare la vita di un suo simile… Il governo ha condotto noi socialisti russi, noi che ci siamo votati a tutte le sofferenze per sollevare gli altri, il governo russo ci ha condotto a questo punto, alla decisione di assassinare in maniera sistematica. Ci ha portato a ciò col suo gioco cinico con decine e centinaia di vite umane…».
Vi sembra una storia del lontano passato? Non lo è.
La mattina del 31 ottobre 2018 Mikhail Zhlobitsky, un anarchico di diciassette anni, si è fatto saltare in aria nell’atrio dell’edificio che ospita la sede del FSB, i servizi segreti russi. È accaduto ad Arkhangelsk, città all’interno del Circolo Polare Artico, a circa 1200 chilometri a nord di Mosca. Tre agenti sono rimasti feriti nell’esplosione che ha devastato il locale, mentre il giovane attentatore è morto in quello che è stato definito il primo attacco suicida non-jhadista della storia della Russia. Poco prima di entrare in azione, Mikhail Zhlobitsky aveva inviato un messaggio in cui spiegava le ragioni del suo gesto: «…in risposta al FSB che costruisce montature e tortura persone».
Solo tre giorni prima, il 28 ottobre, erano stati indetti alcuni presidi davanti alle sedi del FSB di Mosca e San Pietroburgo per protestare contro la brutale repressione scatenata dagli eredi del KGB (e della Terza Sezione) ai danni di decine e decine di anarchici e di antifascisti, che in tutto il paese vengono sequestrati e torturati. I presidi si erano conclusi con l’arresto di una cinquantina di manifestanti.
Poche ore dopo l’esplosione ad Arkhangelsk, gli inquirenti russi hanno iniziato ad indagare per scoprire chi avesse «manipolato» Mikhail Zhlobitsky, se qualche gruppo islamico o qualche potenza straniera, mentre una sua familiare dichiarava di non avere idea di cosa avesse spinto un ragazzo che «non beveva, non fumava, andava a scuola» a compiere un tale gesto. Decisamente, per l’autorità (statale o familiare che sia) solo un’obbediente normalità non desta sospetti e non è incomprensibile. Quanto all’adolescenza, essa deve trascorrere all’insegna della frivolezza.
Ma l’ultima immagine che ritrae Mikhail Zhlobitsky, quella che ha fatto il giro del mondo, non è un selfie da ostentare con vanità. Non è stato lui a scattarla, non ha chiesto lui di riprenderla, non aveva nessuno a cui mostrarla in seguito. Perché quella mattina egli sapeva perfettamente a cosa andava incontro. A diciassette anni, mosso da una esigenza assoluta si è lanciato all’attacco, nella piena consapevolezza che avrebbe perduto la vita. Si è costruito una bomba artigianale, è entrato da solo dritto nella tana del lupo e poi… Si è ucciso, perché nemmeno lui poteva più vivere senza vendicare i compagni massacrati. È uscito dal teatro della vita sbattendo la porta, perché non accettava di convivere con l’infamia del potere e non ha trovato altre possibilità per lui degne di essere realizzate. Ed ha cercato di uccidere, perché non gli bastava una protesta giusta ma passiva. Di più, ha cercato di fare strage di carnefici — perché, a differenza degli jhadisti, non ha mirato ad altre vittime.
Chi lo deriderà — chi bussa alla porta del potere solo per essere invitato al tavolo di trattative?
Chi lo criticherà — chi ha bisogno di un vasto consenso popolare prima di passare all’azione?
Chi lo esalterà — chi mai e poi mai vorrebbe essere stato al suo posto?
Esterrefatti dalla determinazione fatale del gesto di Mikhail Zhlobitsky, noi siamo purtroppo consapevoli di ben altro: di rimanere qui a contemplare impotenti e furiosi i tronfi sorrisi dei Salvini, dei Putin, dei Trump, di tutti i potenti che giocano cinicamente con la vita di innumerevoli esseri umani. Cercando di cancellarli con sdolcinate mitopoiesi, roboanti comunicati o amare discussioni. E nonostante la sola scommessa che vogliamo fare sia quella di una rivolta che sia piena di vita, non possiamo fare a meno di pensare alla privata confidenza di qualcuno che combatté a favore del «comunismo anarchico» nella Spagna rivoluzionaria del 1936-39: «perché sappiamo che i discorsi e le conversazioni spirituali o idiote non servono a niente quando si ha a che fare con un signore che vi minaccia con una rivoltella. ed è oltremodo utile che il mondo lo impari… bisogna pur sapere quando finiscono le parole».
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Terza Guerra Mondiale

Schermata del 2018-03-19 11:11:44

( Dal Web )

In un recente articolo Paul Craig Roberts torna a parlare di Terza Guerra Mondiale, accusando la Russia di essere troppo pusillanime verso l’aggressiva politica USA: nella velleità di essere riconosciuta come parte dell’Occidente, secondo Roberts la Russia non completa mai il lavoro, ma lascia sempre uno spiraglio aperto agli USA, sperando di ingraziarseli, mentre di fatto concede a Washington un altro giro per prevalere nel conflitto che Washington ha iniziato. Questo è quello che è successo in Siria, dove la guerra rischia di riaccendersi, e in Ucraina. E nel frattempo in Occidente continua l’escalation della propaganda: non passa giorno senza che la Russia venga accusata di cyber-attacchi, ingerenza nelle elezioni dei paesi occidentali, addirittura sovversione della democrazia. E col caso Skripal si è fatto un nuovo salto di qualità, andando vicini ad accusarla di terrorismo di stato. Insomma, quel che sembra una preparazione dell’opinione pubblica occidentale alla Terza Guerra Mondiale che Roberts paventa.

 

 

di Paul Craig Roberts, 13 marzo 2018

 

“In un conflitto nucleare, il ‘danno collaterale’ sarebbe la fine di tutta l’umanità” – Fidel Castro

 

I russi, nell’ansia di mostrare all’Occidente quanto sono amichevoli, hanno lasciato mettere a Washington un piede nella porta in Siria, e Washington lo sta utilizzando per ricominciare la guerra. L’insuccesso russo nel finire il lavoro ha lasciato i mercenari stranieri di Washington, che la stampa prezzolata americana fa passare per “combattenti per la libertà”, nell’enclave siriana. Perché la guerra ricominci, Washington deve trovare un modo di andare in aiuto dei suoi mercenari.

 

Il regime di Trump ha trovato, o così pensa, la sua giustificazione per tornare alla falsa accusa del regime di Obama alla Siria sull’uso di armi chimiche. Questa bugia, inventata di sana pianta dal regime di Obama, è stata messa a tacere dall’intervento della Russia, che ha assicurato che non c’erano armi chimiche siriane. Infatti, se la memoria ci assiste, la Russia consegnò le armi chimiche agli USA perché fossero distrutte. Ci sono pochi dubbi che Washington le abbia ancora e che ne userà alcune, con i loro contrassegni siriani, in quello che appare come un attacco false flag imminente di cui potrà essere accusato Assad. In altre parole, Washington creerà un “momento critico”, ne incolperà Assad e Putin, e – con o senza l’autorizzazione del Congresso – inizierà l’intervento americano per conto dei suoi mercenari.

 

Se possiamo credere a James Mattis, il generale degli US Marine in pensione che è Segretario della Difesa, la Siria, un paese senza armi chimiche e che non ne ha bisogno nelle sue operazioni di rastrellamento contro i mercenari di Washington, sta usando gas cloro “contro il suo stesso popolo”, esattamente la stessa frase usata dal regime di Obama quando tentò di orchestrare una giustificazione per l’attacco in Siria. Mattis ha detto di ricevere resoconti sull’uso di gas cloro da parte di Assad, mentre contemporaneamente sostiene che non ci sono prove dell’uso di gas, ancora meno da parte dell’esercito siriano.

 

Il Segretario della Difesa in realtà ha accusato la Siria di “prendere di mira gli ospedali” col gas cloro, anche se ammette che non ci sono prove. Mattis ha continuato accusando la Russia di complicità nell’uccisione di civili, un’impresa nella quale gli USA eccellono.

 

Stephen Lendman riferisce che il direttore della CIA Pompeo “ha suggerito che potrebbe essere prossimo un attacco statunitense alle forze siriane, dicendo che Trump non tollererà attacchi con armi chimiche, aggiungendo che non ha ancora preso una decisione riguardo all’ultimo resoconto sull’uso di gas cloro”.

 

Il Segretario di Stato Tillerson si è unito alle accuse, anche se ammette che non ci sono prove.

 

Naturalmente non c’è stato nessun uso del gas cloro, se non da parte dei mercenari supportati da Washington. Ma i fatti non sono importanti per Washington. Quel che è importante è la richiesta di Israele che Washington distrugga la Siria e l’Iran per sbarazzarsi dei sostenitori di Hezbollah, in modo che Israele possa impadronirsi del Libano del sud.

 

Nessun dubbio che ci siano altri interessi nella trama. Le compagnie petrolifere che vogliono il controllo delle ubicazioni dei gasdotti e degli oleodotti, i pazzi neocon sposati alla loro ideologia dell’Egemonia Mondiale Americana, il complesso militare/della sicurezza a cui servono nemici e conflitti per giustificare il proprio enorme bilancio. Ma è la determinazione di Israele a espandere i suoi confini e le sue risorse idriche che mette in moto tutti i conflitti del Medio Oriente

La Russia questo lo capisce, o il governo russo è troppo assorbito dall’ottenere prima o poi l’accettazione occidentale per essere parte dell’Occidente? Nel secondo caso, il mondo sta andando verso una guerra nucleare. Il governo russo non sembra capire che le sue pavide risposte stanno incoraggiando l’aggressione di Washington e così conducendo il mondo alla guerra finale.

 

Ogni qual volta la Russia fallisce nel finire il lavoro, come in Siria e Ucraina, non si conquista l’amicizia di Washington, ma concede a Washington un altro giro per prevalere nel conflitto che Washington ha iniziato. Washington non rallenterà fino a quando i suoi piani non saranno fermati, quello che la Russia non sembra disposta a fare. Di conseguenza, Washington continua a guidare il mondo verso la guerra nucleare.

 

Quand’è che i russi si accorgeranno che letteralmente tutti nel regime di Trump li stanno minacciando? Mattis, Tillerson, Nikki Haley, la portavoce del governo, il Primo Ministro e il Segretario agli Esteri del Regno Unito. Tuttavia i russi ancora parlano dei loro “partner” e di quanto vogliano avere buoni rapporti con l’Occidente.

 

Non c’è alcuna possibilità che i britannici vadano in guerra contro la Russia. L’intero Regno Unito verrebbe immediatamente cancellato, eppure il Primo Ministro britannico dà ultimatum alla Russia.

 

Qui quello che Finian Cunningham ha da dire sul Primo Ministro britannico che minaccia la Russia:

 

Data la loro radicata agenda anti-russa, hanno molto più interesse le autorità britanniche a vedere Skripal avvelenato di quanto ne abbia mai avuto il Cremlino.

 

E mentre siamo nella modalità “chi è stato?”, un’altra possibile importante traccia è questa: se il Venomous Agent X (VX) fosse stato usato per danneggiare l’ex spia russa, gli esecutori ne avrebbero avuto un comodo serbatoio col quale portare a termine le loro azioni.

 

Il laboratorio top secret di armi chimiche della Gran Bretagna a Porton Down è a sole sei miglia di distanza da Salisbury, dove Skripal e sua figlia sono stati apparentemente assaliti la scorsa domenica pomeriggio. Porton Down è il laboratorio in cui il VX è stato originariamente sintetizzato negli anni ’50. Rimane una delle armi chimiche più letali mai inventate. Ed è inglese come il tè delle cinque.

 

Questi sono il movente e i mezzi. Ma, ehi, chi ha bisogno della logica quando il nome del gioco è Russofobia?

 

[Nota di VdE: stando a quanto dichiarato da Theresa May nel suo discorso al Parlamento di lunedì 13 marzo, l’agente nervino individuato nel caso Skripal non è il VX ma il Novichok, sviluppato per la prima volta dai sovietici tra gli anni ’70 e gli anni ’90; l’apparente anomalia può essere spiegata col fatto che l’articolo citato da PCR è di giovedì 8 marzo, quando ancora le autorità, da quanto riporta la stampa inglese, non avevano ufficializzato la natura dell’agente nervino. Anche l’articolo di PCR è del 13 marzo: è quindi plausibile che PCR non fosse ancora venuto a conoscenza della dichiarazione della May. Chiarito questo, vale la pena aggiungere che la formula del Novichok, secondo quanto riportato al Wall Street Journal da Ralf Trapp, uno dei massimi esperti internazionali di armi chimiche, fu oggetto di una fuga di notizie negli anni ’90 e da allora altri paesi potrebbero aver iniziato programmi per la sua produzione.]

 

L’intero mondo occidentale è impazzito. Come dice Michel Chossudovsky, i politici occidentali e la stampa prezzolata che li serve stanno portando il mondo all’estinzione.

 

Nota: sembra che il complesso militare/della sicurezza stia stringendo la presa sul regime di Trump. Il Segretario di Stato Tillerson è stato licenziato e sta venendo rimpiazzato dal direttore della CIA Pompeo. Gina Haspel, il nuovo direttore della CIA, è la persona che supervisionava le prigioni segrete di tortura in Thailandia.

La Clinton: “Io presidente, attaccherò l’Iran”

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Foto: Mad Magazine

( Articolo Condiviso )

La candidata Hillary Clinton l’ha detto in una riunione selezionata al Dartmouth  College per raccogliere fondi. Chiaramente, i selezionati ascoltatori erano della nota lobby,  senza il favore e i soldi della quale  nessun candidato ha la minima speranza di vincere le elezioni  in Usa.  La  nota lobby è ovviamente contrarissima (come Netanyahu)  all’accordo sul nucleare iraniano che Obama cerca di firmare prima della sua scadenza.

Hillary dunque ha assicurato i selezionatissimi pagatori: “Anche se un tal accordo si produce, noi avremo sempre dei problemi maggiori con l’Iran. Sono gli sponsor in capo del terrorismo mondiale…una minaccia esistenziale all’esistenza di Israele”.

Poi,  alzando la voce e scandendo le parole:

Voglio che gli Iraniani sappiamo che, io presidente, attaccheremo l’Iran. Nei prossimi 10 anni durante i quali potrebbero stupidamente considerare di lanciare un attacco contro Israele, noi saremo capaci di obliterarli totalmente”.

Gilad Atzmon ha diagnosticato come “Sindrome di Stress pre-Traumatico” (PreTS) la classica affezione mentale giudaica che consiste nel farsi  stressare  da un evento  traumatico “prima”  che accada,  che probabilmente non si verificherà,  e spesso del tutto immaginario, onde giustificare  l’aggressione preventiva del nemico immaginario fino alla sua totale obliterazione – allo scopo d placare la Pre-TS), ossia lo stress immaginato provocato da un nemico esistente nella fantasia ebraica.  Hillary Clinton ha vellicato al massimo tale sindrome della nota lobby, promettendo che se  essa le dà i quattrini per farla presidenta, farà  la guerra a Teheran.

Perché, ha giurato, “gli Stati Uniti sono al fianco di Israele oggi e per sempre. Abbiamo interessi comuni. Idee comuni. Valori comuni”.  Poi, quasi temendo che potessero non crederle: “Io ho una volontà di ferro per mantenere la sicurezza di Israele.  Le nostre due nazioni lottano contro una minaccia comune, la minaccia dell’estremismo islamico. Io sostengo fermamente Israele e il suo diritto all’auto- difesa  e penso che l’America dovrebbe aiutare questa difesa.  Io sono coinvolta ad assicurare che Israele mantenga un vantaggio militare per far fronte a queste minacce (immaginarie, ndr.).  Io sono profondamente  preoccupata della minaccia crescente che rappresenta Gaza e la campagna di terrore condotta da Hamas”.

E’ il triste destino d i chi è colpito da  Stress pre-Traumatico: più Israele distrugge Gaza, dove la gente vive ancora fra le macerie dell’ultimo bombardamento di anni fa, e  più sente che “la minaccia di Gaza cresce”. Per questo bisognerà eliminare ogni singolo abitante di Gaza, altrimenti non ci si s ente tranquilli..

Immagino  che Hillary sia poi passata col cappello fra gli astanti. Che gliel’avranno riempito generosamente di fondi. Anche se la competizione in ebraismo degli altri candidati è scatenata, con questo Do di petto la signora sembra aver superato in diapason gli strilli della concorrenza: fatemi presidente, e io vi annichilisco l’Iran.  Così, tanto per piacervi.

http://www.globalresearch.ca/hillary-clinton-if-im-president-we-will-attack-iran/5460484

Un solo dubbio: non sarà un po’ troppa carne al fuoco? Proprio adesso la celebre Brooking’s Institution ha messo a punto un piano per l’invasione americana della Siria; invasione proprio diretta –  non più per interposto ISIS  –  come Washington ardeva di fare dal 2011, e  in cui fu frustrata dalla mossa di Putin; e  il Pentagono con la NATO sta intensificando i preparativi per la tanto sospirata guerra alla  Russia.  Guerra preventiva,  e guerranucleare, per difendere l’Ucraina e i baltici minacciati (lo sanno tutti) d’invasione da Mosca.

Se non ci credete, ecco qui sopra la copertina dell’accurato studio della Brooking’s.

 

DeconstructingSyria

Il piano è geniale: siccome il governo Assad, dopo tutti  questi anni, ancora non cade e la popolazione lo sostiene, bisogna  per forza mettere  gli scarponi Usa sul terreno. Lo si faccia, prescrive il think-tank,  creando “zone di sicurezza”  che  le truppe speciali  americane terranno con le armi; zone ripulite  per i ribelli moderati dove i terroristi democratici potranno esercitare la democrazia. “Se Assad fosse così’ scemo da minacciare queste zone –  recita letteralmente il Progetto – perderebbe senza dubbio la sua forza aerea nel corso dei bombardamenti di rappresaglia che seguirebbero, condotti dalle stesse forze (speciali), ciò che priverebbe i suoi militari del solo vantaggio  di cui godono in rapporto all’ISIS”.  Così confermando che il motivo del Progetto d’invasione  Usa  è proprio aiutare l’ISIS, che da solo non ce la fa’.

http://journal-neo.org/2015/06/26/us-to-begin-invasion-of-syria/

Quanto alla nobile volontà di incenerire la Russia con bombardamenti nucleari preventivi,   il progetto ha una copertina ancora più bella:

project-atom

Sottotitolo: a competitive strategies approach to defining US nuclear strategy and posture, 2025-2050.  Lo ha elaborato il CSIS, Center for Strategic and International Studies, un altro pensatoio pieno di idee vulcaniche che è alquanto infarcito di gente del Pentagono e della Cia. Ma non fatevi ingannare dalle date, alquanto lontane, da 2025 in poi: già adesso, nelle potenti ed incessanti  esercitazioni militari in corso  da settimane  fra Ucraina, Polonia e Germania  per intimorire Putin, le bombe atomiche sono integrate  nelle grandi manovre. Lo ha rivelato il Guardian.

Aggiungiamo che Ashton Carter, il nuovo ministro del Pentagono, è un entusiasta dell’idea di colpire la Russia con armi nucleari tattiche, per punirla di aver – secondo loro – violato i i trattati  sulle armi atomiche a medio raggio. In realtà, c’è una gran voglia di   sperimentare   dal vivo i gioiellini nuovi  che ha trovato al Pentagono:   come dice il CSIS, “ bombe atomiche  più utilizzabili,   meno potenti ma precise e con effetti spoeciali  (ah, gli effetti specjiali!, ndr.) con meno effetti collaterali, con una più grande radiattività, e capacità di penetrare nel sottosuolo, con pulsazioni elettromagnetiche ed altre capacità a misura della tecnologia che progredisce”.   Nella certezza  che Mosca non possa rispondere con armi di pari efficacia, c’è  la gran tentazione di rischiare l’attacco preventivo; tanto, se si sbaglia, la guerra atomica avverrà in Europa, mica in America.

Si aggiunga che hanno un paio di rivoluzioni colorate in corso (in Armenia e in Macedonia) nell’intento di replicare una Maidan anche là; che l’Ucraina  va armata fino ai denti  per lanciarla alla riconquista della Crimea; che è in corso la militarizzazione di tutti i paesi dell’Est confinanti con la Russia   carri d’assalto, veicoli vari e munizionamenti posizionati in modo permanente  (ha detto Carter), una forza d’intervento rapido di 40 mila uomini  – e tutto qui, in Europa – uno  ha voglia di sollevare lo sguardo da questo gelido vento di  demenza che spira da Washington…e guardare alla terra della civiltà, della cultura  e del buon senso.

L’Europa.  Che farà l’Europa?

Mogherini contro la Russia

L’Europa farà una tv e delle radio in lingua russa per “la propagazione dei valori europei” nei paesi dell’Est  e nella R ussia stessa.  “Il progetto di una catena tv in lingua russa è sostenuto da Polonia, Svezia, Danimarca Germania, Paesi Bassi e Inghilterra”, ha scritto il Time, e ha spiegato perchè: “I diplomatici si rendono conto che stanno perdendo la guerra d’informazione contro la Russia”.

“Contro” la Russia, si prega notare.  L’Unione Europea   partecipa alla guerra contro  la R ussia. Il progetto è stato affidato alla Alta Rappresentante eccetera eccetera, ebbene sì, proprio lei: Federica Mogherini. Entusiasta del compito, aveva dichiarato già a gennaio: “Lavoriamo (ormai usa il plurale majestatis, ndr.) a  mettere in atto una strategia di comunicazione per fare fronte alla propaganda in lingua russa!”.  Aspettiamo a piè fermo, qualcuno ci avverta quando la Mogherini Network comincia a bombardare le menti e i cuori dell’Est coi nostri valori.

Quel che conta è la volontà: siamo contro la Russia anche noi, nel nostro piccolo.

E Berlino raddoppia in NorthStream con Putin

Perché altri, nel loro grande, fanno di meglio. Quando il segretario alla difesa Ashton Carter è atterrato a Berlino  per  mettere a punto i preparativi  per la guerra, era già stato preceduto dalla seguente notizia: Gazprom e i tedeschi hanno firmato l’accordo che raddoppierà la portata del North Stream, il gasdotto che passa sotto il Baltico.  “Con l’aiuto della Russia, la Germania diverrà lo hub energetico dell’Europa”, si allarma la rivista americana del settore energetico, Trumpet: “quantità crescenti di gas fluiscono dalla Germania  e sono distribuite ad Olanda, Belgio, Francia e Gran  Bretagna. In tal modo la Germania aumenta il potere della Russia, e l’Europa Occidentale diventa dipendente dalla Ger,ania anche per le forniture energetiche”.

Ma ma ma…Ma non sono   in corso le dure sanzioni contro la Russia, come ci era stato ordinato dall’America?  Le dure sanzioni comprendono per noi la rununcia a vendere il grana padano,  la mozzarella e tutto il resto…e la Germania non partecipa al sacrificio?

No, spiega Trumpet: “Non lasciate  che la nube dell’attuale conflitto in Ucraina oscuri quel che sta accadendo. Germania e Russia hanno una storia di cooperazione segreta  – anche se i titoli di prima pagina fanno credere il contrario…..Una volta che la (raddoppiata) pipeline sarà finita, quasi tutto l’Est  Europa sarà tagliato fuori dall’affare del gas. Non ci sarà bisogno di far transitare il gas attraverso Ucraina, Polonia, Romania, Bielorussia, Ungheria e Slovacchia”.

(Gazprom’s Dangerous New Nord Stream Gas Pipeline to Germany, The Trumpet)

Che ne dite? A me, quasi quasi, la notizia rallegra. Mostra che  tutti sono sedotti e contagiati dal vento gelido della demenza che tira da Washington.  Come nella orwelliana Fattoria degli Animali, “dove tutti sono uguali ma i maiali sono più uguali degli altri”, i maiali stanno  infischiandosene delle sanzioni e fanno affaroni strategici con il Nemico.  La guerra la fanno fare a noi, bravi soldatini agli ordini.  Ma almeno è consolante vedere che  noi italiani, i soci fondatori dell’Europa, obbedienti soldatini alla guerra del Parmigiano, non siamo colti da demenza tragica americanoide;  sulla scena mondiale siamo il solito Cretino Collettivo che si fa’ infinocchiare dalle potenze, grato per il privilegio di essere  degnato  da loro di pagare i  cattivi investimenti fatti dalle banche tedesche in Grecia.   Noi, il socio fondatore.

Se non usciamo subito  dalla NATO,   finirà che saremo noi i soli ad entrare in guerra con la Russia.  Magari insieme a Tallin e Varsavia, sai che godimento.