Le discussioni sul bilancio di Bruxelles hanno spesso opposto i ricchi paesi contribuenti netti come Francia e Germania, contro i beneficiari più poveri come la Polonia e l’Ungheria. Ma l’ultimo ciclo di negoziati per il bilancio che parte dal 2021 è stato complicato dal buco nero della Brexit, dalle sfide politiche come la migrazione e dalla spinta a guida francese per creare strumenti di spesa propri della zona euro.

 

Mentre la commissione è incaricata di proporre un piano su come strutturare il bilancio comune, le decisioni definitive sulla sua dimensione e composizione spettano ai governi nazionali, che si stanno preparando a discuterne nei prossimi mesi.

 

In risposta all’idea di Emmanuel Macron, il Presidente francese, di rinforzare gli strumenti anti-crisi dell’eurozona, la Commissione a maggio annuncerà dei piani per un “meccanismo di stabilizzazione fiscale” per salvaguardare le spese di investimento quando uno stato membro dell’eurozona subisce una recessione economica.

 

Ma l’idea, che è comunque riduttiva rispetto alla visione francese di un fondo per i tempi difficili, rischia già di imbattersi in un’opposizione guidata dagli olandesi e dai finlandesi, che vogliono che i governi stabilizzino le loro finanze pubbliche piuttosto che ottenere l’accesso a maggiori finanziamenti a livello europeo.

 

Nel tentativo di placare le preoccupazioni dei governi più inflessibili, Bruxelles sta esplorando un sistema di sovvenzioni e prestiti agevolati a cui i paesi della zona euro possano accedere nei momenti di difficoltà.

 

Stiamo lavorando a una proposta concreta che potrebbe funzionare con prestiti e possibili sovvenzioni limitate“, ha detto ai deputati Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione. La Commissione si sta anche orientando verso un progetto per un nuovo sistema che coinvolgerebbe il Meccanismo europeo di stabilità, il fondo di salvataggio sovrano dell’eurozona.

 

La maggior parte del bilancio a lungo termine dell’UE è costituita dai contributi dei governi degli Stati membri, con circa il 20% proveniente da entrate a livello dell’UE note come “risorse proprie”, come IVA e dazi doganali.

 

La Commissione mira a colmare il buco di € 15 miliardi all’anno che rimane dopo la Brexit, attraverso un mix di tagli alla spesa e denaro fresco.

 

Ma i governi dell’UE hanno resistito a lungo ai tentativi di Bruxelles di generare strumenti per la raccolta di entrate proprie, come le tasse a livello europeo che, sostengono, portano via i soldi dalle casse nazionali.

 

I funzionari avvertono inoltre che qualsiasi incursione sui profitti della BCE rischia di provocare l’ira delle banche centrali nazionali, che oppongono fieramente la loro indipendenza dalle interferenze politiche e attualmente possono utilizzare i loro profitti come ritengono opportuno. In Germania, ad esempio, la Bundesbank consegna ogni anno una parte dei suoi profitti annuali alle casse del Tesoro.

 

I critici sottolineano anche che il signoraggio è una fonte di entrata altamente volatile. Bassi tassi di interesse significano che dal 2015 la BCE non ha generato profitti sulla stampa delle banconote, secondo la sua ultima relazione annuale.

 

La riunione della Commissione prevista per mercoledì consentirà ai commissari di confrontarsi politicamente su come programmare i piani di bilancio prima che a maggio vengano resi pubblici .