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Il “movimento” è morto, viva la… riforma!

Copia di copmorte

( Dal Web )

https://finimondo.org/sites/default/files/definitivo-vivalariforma.pdfhttps://finimondo.org/sites/default/files/definitivo-vivalariforma.pdf

Questo testo è stato scritto nell’autunno 2017 nella ZAD di Notre-Dame-des-Landes. In seguito, la situazione è stata sconvolta dall’annuncio del 17 gennaio 2018 dell’abbandono del progetto dell’aeroporto da parte del governo.
Potrebbe sembrare fuori tempo massimo pubblicarlo dopo la “vittoria”.
Ma, malgrado l’importanza che riveste per me questa lotta, si dà il caso che io non abbia mai festeggiato questa vittoria.
Probabilmente sono troppo diffidente e puntiglioso sulle magagne che vi si nascondono dietro.
In questo periodo, difficile per le lotte sociali, la battaglia contro l’aeroporto ha preso i contorni di un simbolo contro l’offensiva capitalista, un po’ una lotta da non perdere in un oceano di disfatte.
Allora, nel tentare un approccio critico, è facile imbattersi nel riflesso difensivo di una visione idealizzata.
Eh beh, tanto peggio…
Questo testo è per chi vuole mettere in discussione la vittoria e scavare un po’ più in profondità su quella che è la posta in gioco.
Da un lato perché la fine della battaglia contro l’aeroporto lascia il movimento orfano, anzi morto, e quindi in una situazione nuova.
Ma quand’anche fosse nuova, resterà conseguenza di questi lunghi anni di mescolanze e di conflitti tra varie tendenze politiche, con diversi obiettivi e mezzi.
Dall’altro lato perché gli ultimi mesi che hanno preceduto questa “vittoria storica” hanno molto da raccontare per contribuire a una cultura di lotta in generale.
E perché già si può immaginare l’alone glorioso ed eterno che molti vogliono conferire a questa vittoria.
Novembre 2017
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All’infinito

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( Dal Web )

Contro lo Stato, contro le Zone Alternative Destituenti

«Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato»
Benito Mussolini, 28 ottobre 1925
Per capire fino a che punto questa logica totalitaria non sia peculiarità del solo fascismo, ma di qualsiasi forma di potere politico — incluso quello democratico, incluso quello aspirante rivoluzionario — non c’è niente di meglio che volgere lo sguardo a quanto sta accadendo in Francia a pochi chilometri da Nantes, in quella Notre-Dame-des-Landes dove si trova(va?) la ZAD: 1.600 ettari di territorio rurale fuori dal controllo dello Stato, ospitante quasi un centinaio di costruzioni illegali dai nomi fantasiosi come la loro architettura, nate con le motivazioni più diverse dalla pluridecennale lotta contro una delle tante grandi opere inutili e nocive. È qui che, nello spazio di pochi mesi, forme di vita e di rivolta al di fuori dell’orbita istituzionale sono state prese di mira non solo dalle granate e dalle ruspe di chi ha il compito di difendere il vecchio potere, ma anche dagli accordi e dai negoziati di chi aspira ad un nuovo potere. Questo laboratorio tuttora attivo di repressione e di recupero fornisce un notevole esempio pratico di come la politica non possa che contaminare e soffocare ogni anelito di libertà. Abbiamo così cercato di esaminare quanto avvenuto alla ZAD negli ultimi mesi seguendo non solo le mosse del nemico dichiarato (lo Stato), ma anche di quello non dichiarato, del falso amico (il cittadinismo) e del falso compagno (l’insurrezionalismo filo-istituzionale).